Draghi: «Tornare alla crescita è la priorità assoluta»
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«Tornare alla crescita è la priorità assoluta»
Prime "Considerazioni finali" per Draghi: «Preservando la stabilità a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo»
ROMA - Tornare alla crescita è «la priorità assoluta» della politica economica italiana come fu l'entrata nell'euro. Lo afferma il governatore di Bankitalia Mario Draghi nelle sue prime «Considerazioni finali» che sta leggendo davanti all'assemblea generale. Draghi sottolinea che con le parole «tornare alla crescita» ha aperto e chiuso le sue considerazioni. «Preservando la stabilità a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo» e anche «le azioni da intraprendere, incluse le misure per il risanamento della finanza pubblica, divenuto imperativo, devono essere vagliate in primo luogo sotto questo profilo». Per raggiungere questo obiettivo serve consenso «sul disegno del futuro, concordia sull'azione del presente», scrive Draghi che chiude le considerazioni con una nota positiva: «ci sia di incoraggiamento la consapevolezza che il Paese nella sua storia ha saputo rispondere a sfide ben più drammatiche».
CONTI PUBBLICI - «Alla luce delle attuali tendenze» dei conti pubblici è necessaria «una correzione dell'ordine di due punti percentuali di prodotto» se si vuole raggiungere l'obiettivo di ridurre il deficit nel 2007 al 2,8% come indicato nei programmi governativi. Questo è necessario per far ripartire il processo di riduzione dell'incidenza del debito sul pil. È questa l'indicazione che il governatore di Bankitalia fornisce nelle Considerazioni finali e aggiunge: «eventuali interventi di abbassamento della pressione fiscale o di rilancio degli investimenti pubblici richiederebbero il reperimento di risorse aggiuntive». «Per ricondurre i saldi della finanza pubblica su livelli che consentano una flessione prevedibile, continuativa e permanente del peso del debito vanno realizzati interventi strutturali che interessino le principali voci di spesa e tutti i livelli di governo», scrive Draghi e aggiunge che è «necessario frenare la spesa primaria corrente» che negli ultimi dieci anni è cresciuta del 2,5% all'anno. Per questo «vi sono, accanto alla compressione delle spese di funzionamento dell'Amministrazione, due priorità ineludibili: affrontare il nodo dell'età media effettiva di pensionamento; responsabilizzare pienamente Regioni ed Enti locali nel controllo della spesa».
CUNEO FISCALE - «Un livello eccessivo del cuneo fiscale e previdenziale distorce l'allocazione delle risorse, frena lo sviluppo» ha poi aggiunto Draghi. «Uno spostamento dell'imposizione dal lavoro ai consumi offre benefici», ma «le compatibilità di bilancio lasciano margini stretti per il finanziamento di una riduzione» del cuneo. Draghi rammenta che «nel 2005 il fisco ha prelevato,tra imposte e contributi e senza contare l'Irap,il 45,4% del costo del lavoro»,mentre «il valore medio dei Paesi Ocse è del 37,3%».
PIL - «Quest'anno il tasso di incremento del prodotto potrebbe avvicinarsi all'1,5 per cento, grazie a un recupero delle esportazioni e degli investimenti» ha aggiunto Draghi nelle Considerazioni finali precisando che «la ripresa congiunturale può facilitare le azioni volte a favorire l'adeguamento della struttura produttiva».
LIBERALIZZAZIONE - Poi il Governatore ha toccato il tema delle privatizzazioni. «Le imprese di produzione e distribuzione dei servizi di pubblica utilità - è la sua premessa - erano in Italia interamente di proprietà pubblica ancora alla metà degli anni novanta». Poi «l'ampia privatizzazione che le ha coinvolte ha contribuito a ridurre il debito pubblico in rapporto al prodotto». Ma, sia chiaro, «la liberalizzazione di questi mercati non ha progredito in ugual misura». Puntualizza il governatore: «La gestione delle reti, l'ampliamento del novero dei fornitori sono problemi ancora irrisolti. Nei servizi pubblici locali la stessa privatizzazione ha fatto pochi passi avanti; la liberalizzazione manca quasi del tutto, tanto che la gestione può essere affidata senza gara a società pubbliche o miste». E poi, «le amministrazioni locali detengono ancora il controllo di molte imprese operanti nella fornitura di servizi pubblici». Anche sul fronte del diritto fallimentare, inoltre, Draghi richiama l'attenzione sul fatto che, pur avendo «snellito e ammodernato le procedure», per il momento «si applica solo a una metà circa delle imprese». A giudizio del governatore di Bankitalia, cioè, «è ampia la fascia esclusa dalla possibilità di beneficiare della liberazione dei debiti residui al termine della procedura».
BANCHE - «Il sistema bancario è solido» e migliora sia in competitività che in efficienza ha poi sottolineato Draghi, nel paragrafo della sua relazione dedicato alle banche. Detto questo, tali miglioramenti «non si sono ancora riflessi a sufficienza sui prezzi e sulla qualità di alcuni servizi bancari». Oltre a ciò, è positiva, rileva il governatore, la crescita dimensionale degli istituti avviata nell'ultimo decennio, grazie alla quale le banche «dispongono delle risorse per estendere in misura significativa la propria attività oltre i confini nazionali. La crescita delle principali banche italiane - rileva Draghi - ha ridotto la distanza che le separa dalle altre grandi banche europee. Ma il divario - avverte il governatore - non è scomparso, il processo deve continuare».
31 maggio 2006