L’inverno che verrà. L’America teme un nuovo grande freddo
Inviato da Andrea Canfora il Mer, 02/11/2011 - 16:21 in ambiente America Bufera climate change emergenza maine maltempo maryland neve Esteri
Gianna Pontecorboli
AMBIENTE. Preoccupazione e timori di nuove emergenze dopo una tempesta di neve che ha investito la fascia costiera dal Maryland al Maine. E se fosse colpa del Climate change?
Dalla costa atlantica, Durban è lontana. Quando 3 milioni di case sono rimaste senza elettricità nel week-end lungo tutto la fascia costiera che va dal Maryland al Maine e sulle strade si sono accumulati anche 60 centimetri di neve, nessuno ha potuto fare a meno di chiedersi se la storica tempesta non abbia qualcosa a che fare con quei cambiamenti climatici che faranno tanto discutere a dicembre nella citta’ sudafricana. Nella zona, ottobre è normalmente il mese più bello, il clima è secco e mite, le foglie degli alberi cambiano colore e diventano rosso vivo. I turisti vanno a ammirare il ‘’foliage’’ e a raccogliere le prime gustose mele della stagione. Quest’anno, invece, la paura scherzosa dei padroni di casa si è trasformata per milioni in un vero e proprio incubo, un’inattesa tempesta di neve che ha causato almeno 9 vittime, ha costretto i passeggeri di un aereo a passare 7 ore seduti in cabina, al freddo, senza cibo e toilette funzionanti.
Con il traffico stradale completamente intasato, i treni bloccati o in ritardo, le case senza luce e riscaldamento, i governatori degli stati coinvolti sono strati costretti a correre velocemente ai ripari allestendo rifugi d’emergenza e distribuzione pasti caldi a centinaia. A Wall Street, i manifestanti di Occupy Wall Street si sono rassegnati al gelo nelle fragili tendine che fino al giorno prima avevano offerto loro un accettabile rifugio. Adesso, mentre si cominciano a fare i conti del costo di un imprevedibile disastro, molti negli Usa si chiedono se anche la nevicata fuori stagione non abbia, paradossalmente, la sua origine nel riscaldamento della terra. In questi giorni, come era ovvio, nessuno degli esperti ha voluto dare una risposta precisa. Due diverse notizie, tuttavia, hanno contribuito a rendere i dubbi più drammatici e credibili. Giovedi, Jeff Reutter, uno scienziato della Ohio State University, ha annunciato durante una conferenza sull’ecosistema dei laghi che i livelli di contaminazione da fosforo nel lago Erie sonio saliti ai peggiori livelli degli ultimi quarant’anni.
Una delle cause sarebbero le piogge intense seguite da periodi di siccità, che hanno fatto crescere anormalmente le alghe. Un’inattesa conferma ai timori di tanti esperti l’ha data invece lunedi anche Richard Muller, fino a ieri uno dei più decisi scettici sul riscaldamento della terra. Muller, che lavora all’Università della California e ai Lawrence National Laboratories, ha diretto uno studio finanziato dai fratelli Koch, due petrolieri ultraconservatori. Lo studioso rivela, tra lo stupore generale, che anche i suoi studi hanno confermato che, rispetto agli anni Cinquanta, la terro è oggi un grado Celsius più calda. Proprio come da anni denunciavano la Nasa e molti altri.