Nel primo punto riconosciamo il soggetto. Ad esempio il partner.
Nel secondo sviluppiamo l'intenzione di ucciderla. Qui intervengono in modo determinante le emozioni che abbiamo visto prima: rabbia, odio, attaccamento, senso del possesso.
L'attaccamento si è generato dall'idea distorta che l'altro sia di nostra esclusiva proprietà. Qui ci confondiamo completamente e trattiamo le cose del mondo come se fossero un nostro prolungamento. L'altro è alla stregua delle cose che possediamo, sullo stesso piano della macchina, della casa, o di una cravatta: l'altro, il partener, è l'oggetto di soddisfazione dei nostri desideri; la base della possibilità di essere felici.
Lo abbiamo ridotto a cosa fra le cose.
Da questo attaccamento nasce la rabbia che si trasforma in odio allor quando diventa evidente l'errore commesso: l'altro non è cosa fra le cose, ma dal suo lato anch'egli è portatore delle nostre stesse esigenze. E ci vede come luogo di soddisfazione dei suoi desideri. Quando questi due intenti non si incontrano più, il legame si spezza. E nasce la separazione. Entrambi abbiamo vissuto in un sogno, commettendo un errore micidiale: porre nelle cose del mondo la nostra possibilità di felicità