Analisi Intermarket ....quelli che.... Investire&tradare - Cap. 2

Uè carissimi
se permettete, non scrivo nulla perché sono d accordo con voi
(ad es nel thread bbbandito ho postato tutte le notizie che avete citato voi )
E al tempo stesso , posto le notizie senza commento
che se le commentassi mi si coagulerebbe il cervello

il post è per recuperare una osservazione sulla vola di wualche gg fa
E dato che sono stato invitato ( quasi costretto invero... Ma per il mio bene ) a lavorarci un põ sopra e spero di lavovare e condividere con voi ,
inizio con chiedere : chi mi darebbe una mano con excel ??
Lupo, ricordo male o tu sapevi un pö di xls ??

Grazie :-)


Ps
non ê fuori tema
la societã ita va a fondo e sappimo perchë e a causa di chi
perø , da itaGliano, cercp una via di skampo individuale, o meglio insieme al microgruppo di cui mi sento parte
E, mi spiace, ma non sento alcuna simpatia per chi ha sostenuto questo dissennato sfacelo



purtroppo ricordi male, non ne so un tubo :(:(

sorry :(

:):)
 
Come contributo alla discussione odierna (la stampa italiana non la leggo da anni ormai) un Alfonso Tuor del 11/9
Un'Italia nel mondo dei sogni</SPAN>
Si discute di Berlusconi invece di un'uscita dall'euro per risolvere il problema di un debito pubblico in continuo aumento

Una cancellazione di parte del debito pubblico oppure l’uscita dall’euro sono le uniche soluzioni della crisi italiana. Eppure di tutto ciò non si parla. Il Paese è sull’orlo del burrone, ma il Governo sostiene che le prospettive economiche stanno migliorando e che già alla fine di quest’anno si comincerà a manifestare una ripresa dell’economia.

Intanto, l’attenzione dell’opinione pubblica è tutta concentrata sulla possibile decadenza di Silvio Berlusconi e quindi su una possibile crisi di Governo. Insomma, si sta cercando di infondere ottimismo, dimenticando i problemi di un Paese oberato da oltre 2mila miliardi di euro di debito pubblico e di un’economia che – stando all’OCSE – anche quest’anno si contrarrà dell’1,8%. I dati del secondo trimestre di quest’anno indicano che la recessione continua a mordere e che il PIL si è contratto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Ma nessuno vuol guardare al di là del proprio naso. Quindi dimentica allegramente che si devono scovare ben 4 miliardi di euro entro la fine dell’anno per compensare la seconda rata dell’IMU, per finanziare la Cassa integrazione e per evitare l’aumento dell’aliquota dell’IVA. Completamente ignorato è inoltre il problema del debito pubblico che costa solo per il pagamento degli interessi circa 100 miliardi di euro ogni anno. Questi dati di fatto e le incertezze politiche hanno nel frattempo fatto inerpicare i rendimenti dei titoli decennali italiani ad un livello superiore a quello dei titoli analoghi spagnoli.

Mentre a Roma si attende che “lo stellone” salvi l’Italia, sarebbe invece opportuno cominciare a discutere delle prospettive a medio e a lungo termine del Paese, anche perché tutto lascia presagire che si stia esaurendo il periodo di tregua offerto dai mercati finanziari. Inoltre il Paese non è chiamato solo a contenere il disavanzo pubblico al di sotto del 3%, ma a riportare i conti in pareggio e – stando al Fiscal Compact – a riportare il debito pubblico al 60% del PIL nell’arco dei prossimi venti anni. Si tratta – come abbiamo spesso scritto – di un’impresa impossibile. Dunque, per l’Italia già sofferente per le politiche di austerità occorre prendere il diavolo per le corna. E in questo caso le alternative appaiono sostanzialmente due.

La prima è quella di ristrutturare (cancellare) parte del debito pubblico, come ha suggerito il collega Marcello Foa. Infatti si tratterebbe di una specie di Giubileo, in cui si rimettono i debiti. In questo modo si ridurrebbe sostanzialmente il costo del debito (onere per interessi) e si darebbe allo Stato quello spazio di manovra (se accompagnato dalle indispensabili riforme strutturali) per rilanciare l’economia.

Il grande problema di questa soluzione è che oggi gran parte dei titoli del debito sono detenuti dalle banche e dai risparmiatori italiani. Quindi, una ristrutturazione del debito provocherebbe immediatamente una crisi bancaria e un notevole impoverimento soprattutto dei piccoli risparmiatori. Dunque lo Stato sarebbe chiamato a salvare e a ricapitalizzare le banche, annullando in gran parte gli effetti positivi della ristrutturazione del debito pubblico. Si tratterebbe di nuovo di un gioco delle tre carte.

La seconda soluzione è la spaccatura dell’Unione monetaria e l’uscita dell’Italia dall’euro. In questo caso Roma riconquisterebbe la propria indipendenza monetaria e potrebbe monetizzare il proprio debito, come stanno facendo le banche centrali di Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna. Inoltre, la probabile svalutazione della nuova moneta italiana ridarebbe fiato alle imprese e soprattutto all’industria di esportazione. Vi sarebbe il pericolo dell’inflazione, ma nelle attuali condizioni economiche del Paese e dell’economia mondiale la spinta al rialzo dei prezzi sarebbe molto probabilmente meno forte di quanto molti temono.

Di tutto ciò non si discute in Italia, anche perché rimettere in discussione il progetto europeo è una specie di tabù. Ma questo atteggiamento è destinato a mutare poiché la crisi dell’euro non è affatto finita. Infatti la Grecia ha bisogno di nuovi aiuti miliardari, in Portogallo diventa sempre più precaria la situazione politica, il Governo irlandese si rifiuta di fare nuovi sacrifici e persino l’Olanda si sta ribellando ai diktat di Bruxelles che chiede una sforbiciata dei conti pubblici.

Tutto lascia prevedere che quest’autunno si riaprirà la crisi italiana e quella dell’euro e che quindi potrebbe maturare un cambiamento di attitudine nei confronti dell’Unione monetaria a tutto beneficio dell’economia del Vecchio Continente.



Non è così, lo fanno sembrare ma non è così ;)


L'Europa alla resa dei conti | RadioRadicale.it
 
Buongiorno, vi seguo sempre e credo che da questo blog per chiarezza, profondità delle analisi e capacità previsionali ci sia solo da imparare (Voi, Eugenio Sartorelli, Migliorino, Gaetano Evangelista) . Sono liquido al 50% da luglio e solo ora sto ricominciando ad apprezzare la carta Italiana, se lo spread arriva a 300 bp un ingresso lo provo sicuramente.



Ciao MARMAF, per quello che vale, un pensiero personale: un elemento da considerare potrebbe essere un downgrade italiano, di cui si mormora da giorni, e che potrebbe incidere, almeno "a botta calda", sui prezzi.

A mio parere, un declassamento di un notch da parte di moody's e/o s&p, o anche di due notches da parte di fitch dovrebbe essere più o meno incorporato nei prezzi, visto il recupero di spread spagnolo, che ora è un gradino sotto come rating rispetto a noi.
Se però il downgrade dovesse essere di 2 notches da parte di moody's o s&p e ci piazzassero a livello junk, allora lo scenario potrebbe cambiare e l' area di acquisto scendere.
Da valutare l' entità del gap down il lunedì successivo all' eventuale declassamento e la dimensione del medesimo, se entro o oltre l' immondizia...

:)
 
Un GRAZIE a Gipa, Duke, Kuelo, Dog, f4f, e scusate se dimentico qualcuno, per gli ottimi spunti tecnici e di pensiero postati nel we :bow::bow::bow:

Gli spunti tecnici li abbiamo solo Noi...pare...perchè a leggere in giro mi sembra di stare a ballarò, tutti a parlare dei senatori che entrano escono, su questo rumors son entrato/uscito ecc... ma di puramente numerico leggo nulla e questo mi sciocca un pò anche perchè a volte provengono da fonti che nei numeri dovrebbero avere la loro religione.

Sempre peggio insomma, leggo di ottimismo a gogò, passa tutto, insoma c'è voglia di comprare sempre e comunque. Sono abbastanza basito.

Sempre 65/30 e forse quel 30 lo lascerò anche se le cose andranno come credo.
 

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