04/04/2012 - IL FISCO SULLA CASA
Come si calcola la nuova Imu?
L'informativa per il calcolo dell'IMU spedita ai comuni
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Imu, si parte dall'aliquota-base
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L'Imu di giugno con le aliquote base
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Imu, i Comuni preparano la stangata
A CURA DI LUIGI GRASSIA
L’Imu ha fatto un nuovo passo avanti con l’approvazione di un emendamento al decreto legge sulle semplificazioni. A che punto siamo?
Il percorso non è ancora completo e molto potrebbe cambiare prima dell’approvazione definitiva (attesa entro Pasqua). Ma quanto deciso ieri dovrebbe mettere alcuni punti fermi. In particolare sembra risolta la spinosa questione sollevata dai Caf (i centri di assistenza fiscale) secondo i quali non sarebbe possibile pagare l’Imu entro giugno, nemmeno se le scadenza di Pasqua fosse rispettata, visto che c’è ancora altro da decidere (per esempio le aliquote dei Comuni) e i tempi stringono. Di conseguenza il 16 giugno verrà pagata solo la prima rata «senza applicazioni e interessi», nella misura del 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e tutte le detrazioni previste.
Ma che cos’è l’Imu e perché se ne parla così tanto in questi giorni?
È l’Imposta Municipale Unica sugli immobili di proprietà che sostituisce sia l’Ici sia l’Irpef sui redditi fondiari. Il motivo per cui se ne parla molto è che si tratta di un’imposta pesante, una vera patrimoniale sulle case e su tutti gli altri edifici. Pesa molto più dell’Ici perché la vecchia tassa (almeno nell’ultima versione) esentava dal pagamento le prime case. Un secondo fattore di aggravio è dovuto al fatto che per l’Imu sono previsti dei moltiplicatori molto onerosi.
Come mai è stata introdotta?
Data la situazione di allarme rosso delle finanze pubbliche (sia statali sia locali) c’era necessità assoluta di fare cassa e da questo punto di vista gli immobili sono una fonte di tasse facile, come per altro verso capita per la benzina e il gasolio auto. D’altra parte è giusto rilevare che un’imposta equivalente all’Imu esiste negli altri Paesi europei, quindi si può ritenere fisiologico. Diverso problema è discuterne il peso.
In che maniera si calcola?
Il punto di partenza è la rendita catastale dell’edificio di cui si è proprietari.
La rendita va aumentata del 5% e poi parametrata a un coefficiente di rivalutazione variabile a seconda della categoria catastale dell’immobile. A questo valore si applica l’aliquota (quella di base può essere aumentata o dimimuita dai Comuni) e dal risultato si sottraggono le detrazioni forfettarie.
Quali sono i coefficienti di rivalutazione delle categorie catastali?
Il coefficiente più alto è del
160 e si applica ad abitazioni, box, magazzini
e tettoie; all’atto pratico questo vuol dire che per le case la rendita catastale, già aumentata del 5%, va aumentata di un altro 60%. I coefficienti delle altre categorie catastali sono:
130 per i terreni agricoli;
110 per i terreni di coltivatori diretti e imprenditori iscritti alla previdenza agricola;
140 per scuole, uffici pubblici, caserme, laboratori artigiani, palestre e stabilimenti balneari;
80 per banche e assicurazioni;
60 nel solo 2012 (e 65 dal 2013) per gli immobili destinati a usi produttivi; e
55 per negozi e botteghe. Al valore ottenuto si calcola il moltiplicare dell’aliquota.
A quanto ammonta l’aliquota?
Al 4 per mille (detto altrimenti allo 0,4%) per la prima casa e al 7,6 per mille (o 0,76%) per gli altri immobili. I Comuni possono aumentare o diminuire l’aliquota dello 0,2% sulla prima casa (sulla quale si paga quindi fra lo 0,4 e lo 0,6%) e dello 0,3% sugli altri edifici (con un conto finala oscillante fra lo 0,46% e l’1,06%). Da notare che gli immobili concessi in comodato ai parenti che vi risiedono non sono più equiparati alla prima casa e quindi pagano l’Imu (mentre non pagavano l’Ici).
I Comuni hanno già fissato le aliquote nella parte che a loro compete?
La risposta è molto più no che sì, nel senso che per adesso ha deciso che cosa fare (più o meno) un Comune su dieci, mentre gli altri aspettano di vedere il testo definitivo per regolarsi di conseguenza. Comunque si sa già che la tendenza sarà a spremere il massimo, cercando di avere la mano più leggera sulle prime case.
Quali sono le scadenze dell’Imu?
Come detto entro il
16 giugno si paga «il 50% dell’importo ottenuto applicando le aliquote di base e la detrazione previste». In vista del conguaglio,
entro il 10 dicembre (e non, come previsto finora, entro il 31 luglio) il governo «provvederà, sulla base del gettito della prima rata, alla modifica delle aliquote». Entro il 30 settembre i Comuni, sulla base dei dati aggiornati, «possono approvare o modificare il regolamento e la deliberazione relativa alle aliquote». Quanto alle detrazioni sulla prima casa è confermato che ammonteranno a 200 euro fissi, a cui si potranno aggiungere altri 50 euro per ogni figlio convivente, anche se maggiorenne (fino a 26 anni di età) per un massimo di 8 figli e quindi un totale di altri 400 euro di sconto. Ci sono poi scadenze specifiche per i terreni agricoli e i fabbricati destinati all’uso agricolo.