a me sembra che l'incipit sia corretto, abbinato all'aumento della vita media.
Ti ascolto se lo smentisci
Se prendiamo il mero scopo iniziale di una pensione "lavorativa" si tratta di riconoscere ad un soggetto una rendita che (negli intenti degli anni '80) fosse pari ad una quota in percentuale dell'ultimo stipendio (assumiamo un 70%)
Lavoro con le quote e percentuali di quando avevo dipendenti arrotondando per praticità.
Servivano 35 anni di versamenti che erano pari ad un 38% del reddito.... età al pensionamento anni
Ritengo doveroso stabilire che il calcolo del montante sia pari al numero delle rate (annualità) prese con l'ultimo valore dacché le rate iniziali avessero pari potere d'acquisto dell'ultima (azzeramento dell'inflazione remunerando il capitale ai minimi sindacali).
Nell'ipotesi di uno stipendio mensile di 1000 Euro significa che il montante sarà pari a 1000*13*35*38/100=172.900.
Questo ipotetico montante redistribuito in quote mensili pari al 70% dell'ultimo stipendio permette 16 anni di pagamenti.
In realtà con dati verificati all'epoca e tenuto conto che il "fondo" percepiva tutti i versamenti ma elargiva solo in "caso vita" (chi muore prima dell'età/versamento minimo non percepisce nulla e le sue quote vanno distribuite fra i sopravvissuti) rimaneva un saldo positivo.
Matematicamente il sistema era in ordine.
Ma il "gatto e la volpe" (politica+sindacato) hanno preso d'assalto tale "tesoro" con tutta una serie di elargizioni a pioggia:
Limiti inferiori per statali/militari ed equiparabili (la mia prima cliente in pensione dopo nemmeno 20anni di contribuzione)
Pensione di reversibilità (persino le divorziate ne hanno diritto)
Prepensionamento (prova a contare quante nell'epoca delle privatizzazioni) ed esenzioni contributive o "bonus" in zone particolari (specie sotto la linea gotica)
Svendita (agli amici degli amici) degli asset in cui si erano investiti i fondi
Imputazione ai fondi di tutta una pletora di prestazioni assistenziali (invalidità, maternità, sociale etc.).