Partito guerrocratico
Di Marco Travaglio
Dopo tanti pareggi, ieri il Pd ha vinto la gara di bellicismo con le destre. Tutti gli eurodeputati dem presenti (i 17 iscritti, esclusi gli indipendenti Strada e Tarquinio) hanno votato Sì alla relazione che precipita l’Europa in stato di guerra. Come loro, fra gli italiani, si sono espressi solo i forzisti: FdI si è astenuto, mentre Lega, M5S, Verdi e SI han detto No. Se si fosse votato al Parlamento italiano, il riarmo sarebbe finito in forte minoranza: alla Camera, su 400 deputati, i Sì sarebbero stati circa 140 (calcolando anche Iv, Azione, Moderati e qualcuno del Misto, assenti in Ue); e al Senato, su 200, circa 70. Splendido segnale: la dissidenza militante delle poche voci fuori dal coro serve a qualcosa. La stragrande maggioranza degli italiani è contraria a dirottare sulle armi i fondi sociali e a scomputare dal Patto di stabilità le spese militari (anziché quelle di welfare, sanità, scuola, ricerca). E la classe politica non può non tenerne conto. Per il Pd, invece, il segnale è pessimo: solo ai tempi di Renzi dopo la sbornia iniziale (quando ancora non lo conoscevano) si era registrato un tale abisso fra elettori ed eletti. Cosa deve ancora accadere perché i vertici prendano atto che la convivenza fra i progressisti e i guerrafondai autonominatisi “riformisti” (per mancanza di riforme) è impossibile e avviino le pratiche di divorzio? Per quanto tempo pensano di continuare la pantomima di un partito la cui segretaria dice no e il gruppo parlamentare dice sì su questioni cruciali come il futuro dell’Europa, della pace e della guerra? Cos’hanno fatto di male gli elettori, che due anni fa scelsero la Schlein per cambiare il Pd e lo vedono ogni volta dire una cosa e far l’opposto? Quanto può durare l’equivoco di un partito che mantiene i consensi giocando a nascondino con le mozioni e le supercazzole senza mai scegliere da che parte stare e dicendo contemporaneamente sì, no, ni, forse?È bene che si sappia su cosa si è votato ieri: un documento delirante che “accoglie con favore il piano ReArm Europe” (su cui il Pd si era appena spaccato in Europa e si era opposto in Italia); addita la Russia come “la minaccia più grave e senza precedenti nella storia del mondo” (peggio delle orde barbariche, di Napoleone e di Hitler) perché avrebbe “dichiarato guerra ai Paesi europei” (quando?); impegna l’Ue ad armare l’Ucraina fino alla “vittoria militare decisiva” contro la prima potenza nucleare, in pieno negoziato; a “programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani” con “dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate”; e, dulcis in fundo, a “investimenti nella Difesa pari al 3% del Pil”. Così l’Italia passerebbe di botto da 32 a 64 miliardi di spesa militare l’anno.
Pd e FI hanno detto Sì.
Una prece.