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Noi stiamo qui a subire le angherie di questi sboroni che non sanno fare altro
che iniziare guerre e mai finirle....o finirle male.



Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Usa non hanno mai chiuso le porte del tempio di Giano.

E, singolarmente, non hanno più vinto una guerra.

Diciamo, lasciate a metà dopo anni e anni, al mutar di presidente.


Le bombe di Hiroshima e Nagasaki
Per non venir tacciati di imprecisione, a dire il vero una guerra gli Usa l’hanno vinta,
quella per invadere Grenada nel 1983, un’isola equivalente suppergiù all’italiana Elba.

Prima di allora, ecco la clamorosa vittoria su Germania e Giappone.

Più clamorosa la seconda (la prima fu condivisa).

E siglata da un’americanata tanto spettacolare da restare nell’immaginario più della prima: le bombe atomiche.

Due.

Sulla popolazione civile.

C’erano imprescindibili obiettivi militari a Hiroshima e Nagasaki?



Se sì, non è noto al grande pubblico.

E se lo è solo a qualche storico specialistico, vuol dire che tanto importanti non erano,
ma si trattò solo dei classici bombardamenti a scopo di demoralizzazione,
nella migliore tradizione di chi risparmia le sue, di vite, a scapito di quelle altrui.



La fine del cristianesimo giapponese
Per che cosa erano, tuttavia, speciali in qualche modo quelle due città?

Specialmente Nagasaki, il porto del Sud, quello da cui da secoli usavano arrivare gli europei.

Ed i missionari, così che a Nagasaki c’erano quasi tutti i giapponesi di religione cristiana.

Cancellando Nagasaki fu cancellata anche la totalità del cristianesimo giapponese.


Possibile che gli americani non lo sapessero?


Impossibile.

Nel XVI secolo san Francisco de Xavier fu il primo missionario a sbarcare da quelle parti.

In poco tempo i battezzati furono sui 300mila.

Poi i bonzi misero una pulce nell’orecchio allo shōgun:
i missionari non erano altro che l’avanguardia psicologica di un’invasione da parte dell’impero spagnolo,
già stanziato nelle vicine Filippine.

E partì la persecuzione che culminò nella grande rivolta dei samurai cristiani del 1638.


Tutti decapitati, e con l’aiuto degli olandesi calvinisti.


La storia del padre francese Petitjean
Sì, perché da sempre il cristianesimo giapponese è nella quasi totalità un cristianesimo papista.

Per i successivi due secoli il Giapponese fu sakoku, «chiuso», e chi vi sbarcava lo faceva a rischio della vita.

Furono proprio gli americani, a metà XIX secolo, a mandare davanti a Tokio le «navi nere»,
cioè le cannoniere del commodoro Perry con una proposta che non si poteva rifiutare.

Con l’apertura ai commerci (e che se no?) occidentali via via riapparvero i missionari.

E una chiesa a Nagasaki, una sola, ma solo per bianchi.

Fu lì che un giorno il padre francese Petitjean si sentì tirare furtivamente per la tonaca:
erano donne, mogli di pescatori, che, a rischio della pelle,
gli facevano l’esame per vedere se era un prete cattolico: hai moglie? onori la Madonna e il papa?

Erano i kakure kirishitan, i «cristiani nascosti» che per due secoli, pur senza preti, si erano tramandati clandestinamente la fede.

Da lì, facendo pressioni sui rispettivi governi occidentali,
le opinioni pubbliche riuscirono lentamente a ottenere la libertà religiosa per i giapponesi.

Il cristianesimo riattecchì con epicentro, ancora Nagasaki
.


Che il 6 agosto dell’anno che sappiamo venne per la seconda volta riazzerato.


Ma sì, in fondo erano papisti.

Come quelli di Montecassino, la culla culturale dell’Occidente salvata dai kattivi tedeschi e spianata dai Nostri.

Pare che un generale neozelandese sapesse che i muri dell’abbazia erano spessi tre metri.

Lo aveva letto su una guida turistica comprata al mercatino a Napoli.


E con queste informazioni di «intelligence» (sic!) insistette per, al solito, bombardare. Mah.
 
Comunisti siete e comunisti rimanete



Stanno girando in queste ore dei brutti rumors su una possibile candidatura

della moglie del leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni.


Elisabetta Piccolotti, responsabile per l’Umbria di SI,

laureata in lettere, lunga militanza in Rifondazione comunista

potrebbe essere candidata ad un seggio.


Ma già c’è stata una levata di scudi.


Tutto è nato con una intervista pubblicata sul Corriere della Sera in cui si apriva alla possibilità di un seggio.

Infatti la Piccolotti dichiarava:

“É solo un accordo tecnico, per togliere parlamentari alle destre».


Capito? Si tratterebbe di un semplice e banale “accordo tecnico” per togliere i seggi alle destre, cuccandoselo però lei.
 
Di là possono dire peste e corna, con microfono fallico pure,
a lei - che si è paraculata - non lo si può dire.


La reazione della signora Fratoianni non è stata delle migliori

perché ha cominciato subito a strillare ad un inesistente “sessismo”

con cui i giornali di destra l’avrebbero attaccata.
 
Ma signora Fratoianni che c’entra il sessismo?

Quello è l’ultimo rifugio dei deboli e di chi cerca facile scorciatoie
e purtroppo abbiamo visto che nessuno ne è immune, le donne come gli uomini.

Dimostri, se ne è capace, che lei non è merce di scambio nell’accordo elettorale
che suo marito ha siglato qualche giorno fa e poi, se lo ritiene opportuno, si candidi.


Ma non sembra comunque una buona mossa,
appartenendo ad un partito politico che fa dell’uguaglianza di tutti i cittadini
–quindi anche di lei -il suo principio portante.

E si ricordi che non solo Cesare ma anche (e soprattutto) sua moglie deve essere immacolata.


Visto poi anche l’ironia che sta sorgendo sui social
le consigliamo di accontentarsi di stare vicino al suo uomo
che almeno un bel posto remuneratissimo ce l’ha,
senza tentare di fare il bis,
siamo sicuri che i poveri e gli ultimi del mondo di cui voi vi prendete così amorevolmente cura
non capirebbero e magari perdereste pure il seggio maritale
e poi vi toccherebbe lavorare veramente, non come adesso che avete intrapreso la facile strada della politica.


I
 
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Continuate a scrivere vi prego, così resteranno pagine epocali da rileggere nel tempo…con i vostri interventi che sono straordinariamente… :rotfl:
 
Una cima non è mai stato.
Basta ricordare cosa accadde quando era presidente del consiglio.

......drin drin drin campanello. Ahahahahahahahah


Il giorno dopo il clamoroso ribaltone perpetrato da Carlo Calenda durante la trasmissione di Lucia Annunziata
si cominciano ad addensare su Enrico Letta neri nuvoloni gravidi di pioggia che non promettono nulla di buono.

"La responsabilità è sempre del federatore".

Renata Polverini ha pochi dubbi e mette sul banco degli imputati Enrico Letta
per il disastro del Centrosinistra nella strategia delle alleanze in vista delle elezioni del 25 settembre.

Perso Giuseppe Conte con il tramonto del campo largo,
il segretario del Partito Democratico ha subito anche lo strappo di Carlo Calenda
restando con Più Europa, la bicicletta Sinistra Italiana-Verdi e l'ape Di Maio-Tabacci.


Se le cose andranno veramente come dicono i sondaggi
dal 26 settembre scatterà nei Dem il redde rationem.

Escludendo l'ipotesi vittoria,
Letta potrebbe salvare la poltrona (ma non è affatto certo)
solo se riuscisse a impedire un governo di Centrodestra.

Se Giorgia Meloni (o Matteo Salvini) andasse davvero a Palazzo Chigi,
le dimissioni dell'ex premier che "sta sereno" (mica tanto) sarebbero sicure e inevitabili.
 
Si affilano i coltelli. Si attendono le tenebre.
PdF prrrrrrrrrrrrrr

Al momento nessuno vuole parlare del dopo elezioni, chiaramente,
ma dietro le quinte si scaldano i motori per la lotta interna tra le varie correnti.

Per la sinistra Dem in campo potrebbe scendere il ministro del Welfare e del Lavoro Andrea Orlando
(o, in alternativa, Peppe Provenzano), sostenuto da Goffredo Bettini e dagli ex Articolo 1-Mdp
rientrati nel Pd come il ministro della Salute Roberto Speranza.

La piattaforma di Orlando sarebbe quella di una socialdemocrazia classica
che cerca di ricostruire una coalizione di Centrosinistra non solo con Fratoianni e Bonelli ma anche con i 5 Stelle.

L'obiettivo, col tempo, sarebbe quello di riannodare i fili del rapporto con Conte
(sempre che resti lui il leader dei pentastellati dopo il voto del 25 settembre).

Sul fronte opposto l'area liberal del Pd insieme a Governatori e sindaci dovrebbe puntare su Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna.
Con lui Base Riformista, quindi il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, per un'agenda che guarda di più al centro,
verso Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi.


Ago della bilancia, come spesso accade nel Pd, il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.

Due le ipotesi: presentare un proprio candidato, molto probabilmente Roberta Pinotti,

oppure schierarsi con uno dei due contendenti e in questo caso è più facile Bonaccini che Orlando.
 
Sinceramente mi auguro che voi piddi siate tutti plurimilionari
Diversamente tra soli 3/6 mesi piangerete forte
Ma forte forte...

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