Solo politica

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Centrodestra, una lezione che risulta ormai stancante ripetere puntualmente all’inverarsi di una verifica elettorale in chiave territoriale.

La ribadiamo a beneficio delle nostre cattive coscienze.

Se si vuole realmente scardinare il potere delle sinistre nei territori
bisogna far nascere e crescere una classe dirigente locale degna di questo nome,
fatta di gente onesta, preparata e seria che lavori quotidianamente a fare opposizione alla sinistra
non solo nelle sedi istituzionali ma per strada tra la gente.

E anche la scelta dello sfidante non può essere presa nell’imminenza della scadenza elettorale e calata dall’alto, da Roma,
perché questa cosa la gente non la capisce e la vive con disagio.

Fin quando ciò non avverrà, fin quando non vi sarà una rivoluzione culturale all’interno della destra
per comprendere che l’ordine gerarchico non può essere la risposta efficace
a tutte le problematiche che il governo della complessità pone alla politica,
la conquista delle regioni “rosse” resterà un tabù inviolabile.
 
"Questa mattina sono stato in struttura dalla madre e dai figli,
i bambini li ho trovati bene, mi sono corsi incontro, mi hanno abbracciato, li ho presi in braccio,
ci siamo salutati molto affettuosamente, erano sorridenti ma con un filo di malinconia negli occhi,
il maschietto mi ha abbracciato, era felice di rivedermi
ma la prima cosa che mi ha detto è 'quando ci riporti a casa?'
"
 
La madre dei bambini:
"È molto scossa, ha pianto, abbiamo avuto un lungo colloquio insieme:
il primo obiettivo è quello di far riunire la famiglia,
il secondo è quello di riportarli a casa,
certamente questi due passaggi molto probabilmente non potranno coincidere a livello di tempistica
però mi auguro che a stretto giro si possa sicuramente ottenere il ricongiungimento della famiglia,
e poi con i tempi tecnici di cui necessita un'operazione simile realizzare il bagno adiacente alla casa e farli rientrare".

La donna, che è collocata al piano superiore,
non può vivere costantemente con i propri figli
ma può con loro trascorrere solo i momenti dei pasti, quindi colazione, pranzo e cena, circa una mezz'ora ogni volta.
 
Ed ecco "il giornalaio" di turno, che scrive, ma non ha la capacità di immedesimarsi nel problema.
E' un teorico. Lo si capisce da ciò che scrive. Abituato al clichè quotidiano. All'agiatezza......al fumo...ahahahah

"Un concentrato di banalizzazione, benaltrismo e tanta, tanta ignoranza sulle leggi del nostro Stato e sulle ragioni che le sorreggono.

Partiamo dalla banalizzazione.
“La famiglia del bosco”, come è stata ribattezzata, sembra il titolo di una favola, che fa appello a un’insofferenza condivisa.
La società ci spaventa: le tecnologie che stravolgono le nostre vite, le guerre di cui siamo spettatori impotenti,
le difficoltà della convivenza che ci spingono verso la polarizzazione e, talvolta, la misantropia.
Schiavi degli algoritmi, siamo disposti a tutto pur di difendere chi sembra avere avuto il coraggio di sottrarsi a questo giogo.
Così romanticizziamo chi “molla tutto”

Poi c’è il benaltrismo,
Immancabile in ogni discussione pubblica.
“Pensassero ai bambini dei campi rom!”,
“Pensassero a quelle madri che uccidono i figli!”,
“Pensassero a chi lascia i figli tutto il giorno attaccati allo smartphone!”.

Problematiche totalmente diverse, che richiedono interventi differenti,
ma utilizzate come scorciatoie argomentative per “vincere” un dibattito che non ha alcun senso.
Ogni questione che metta a rischio l’incolumità fisica o psicologica di un cittadino, adulto o minore che sia,
meriterebbe di essere presa seriamente, al di là delle nostre priorità personali.
Il fatto che esistano problemi più grandi non esclude che ci si possa occupare anche di quelli apparentemente più piccoli,
ammesso che più piccoli lo siano davvero.

L’ignoranza di un Paese che non conosce la legge e che è convinto che, con un bambino,
si possa fare ciò che si vuole a patto di abusarne fisicamente.
Perché dire “lasciate quei genitori in pace” significa esattamente questo:
“Permettete a un genitore di crescere un figlio come preferisce”. Ed è qui l’inghippo.
Lo Stato pone limiti alla responsabilità genitoriale proprio perché è un attore del processo educativo dei minori
che vivono sul suo territorio e non può ignorare una condizione così estrema come quella della “famiglia del bosco”.
Bambini isolati dai coetanei, senza amici, senza la possibilità di conoscere modi di vivere differenti rispetto a quello dei genitori.

E LA BANALITA' FINALE. L'utopia demenziale.

Lo Stato ha il dovere di offrire alternative, nuove prospettive,
modelli educativi che si discostino sensibilmente da quelli presenti nella famiglia d’origine.
Questo serve a diversificare il rischio educativo
e a evitare che un minore dipenda interamente dai genitori,
diventando fragile, manipolabile e controllabile.
Serve a dargli la possibilità di scegliere, una volta diventato adulto."
 

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