Solo politica

  • Creatore Discussione Creatore Discussione Stic@zzi
  • Data di Inizio Data di Inizio
La confusione sul Mercosur è massima in Europa,
i primi a non conoscerne le peculiarità sono tanti europarlamentari,
soprattutto quelli che non si spiegano come mai gli Stati Uniti mangino poco sudamericano:


una questione di nazionalismo perché amano mangiare solo “made in Usa”?


Il Mercosur ha sede a Montevideo, in Uruguay,
è una struttura nata nel 1960 e che avrebbe dovuto garantire il libero scambio nell’America Latina:
ma le cose non sono mai andate tanto bene,
soprattutto il Mercosur è in mano ad affaristi e grandi proprietari terrieri;
gli stessi che mantengono il Sud America sotto l’eterno tallone delle multinazionali.


Certo, nella forma, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay
hanno ufficialmente istituito il Mercosur con l’obiettivo di creare un mercato comune,
fondato sulla libera circolazione di beni, servizi e fattori produttivi,
sull’adozione di una tariffa esterna comune e sul coordinamento delle politiche macroeconomiche e settoriali.

Ma può l’Unione europea mettere da parte le produzioni del Vecchio Continente
e promuovere un surrogato schiavista e poco omologabile alle nostre norme?



Il 6 dicembre 2024 è stato siglato il primo trattato commerciale tra l’Unione europea e i Paesi del Mercosur:
secondo la Commissione europea rappresenta una cosa bellissima,
la più ampia intesa di libero scambio mai conclusa dall’Ue.

Sarà vero?

Di fatto non è ben chiaro come verranno tutelate le 568 “indicazioni geografiche europee” (prodotti tipici, e per la metà italiani),
soprattutto non è chiaro come si possa soprassedere sul mantenimento degli standard
sanitari, fitosanitari e di benessere animale per tutte le importazioni agroalimentari.
 
La Commissione europea ha promesso che potrà avviare indagini, introdurre misure provvisorie,
effettuare un monitoraggio semestrale dei flussi commerciali, soprattutto rafforzare i controlli fitosanitari.

Ma c’è uno strano silenzio sulle compensazioni per le filiere agricole eventualmente danneggiate.

Intanto il trattato è stato firmato,
ed il Mercosur bussa subito alle tasche dei consumatori europei.


Negli Usa già ridono dell’accordo Mercosur-Ue,
perché molte delle produzioni spacciate per brasiliane o uruguaiane
in verità sono africane, frutto di coltivazioni intensive e schiaviste:

ma tutto viene confuso e occultato
nella poca attenzione alle rotte tra Africa e Sudamerica.


E non dimentichiamo che proprio il Federal Bureau Usa
considera i prodotti agroalimentari provenienti da Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay, Uruguay, Cile, Colombia, Ecuador e Perù
il primo vettore mondiale per il trasporto di stupefacenti.

Il Venezuela, bene è ricordarlo, è ancora tra i paesi sospesi dal Mercosur:
la sua sospensione obbediva ad una richiesta Usa del 2016.

Ecco che qualcuno già ci scherza asserendo:

“L’Europa vieta i veleni nei campi ma li serve nel piatto… e non parliamo di come salta il contenimento al traffico di droga”.
 
Atrazina, Paraquat e Clorpirifos
sono solo alcuni tra diserbanti e veleni banditi in Europa per effetti cancerogeni, neurotossici o di interferenza endocrina.

Ma l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (Echa)
ci racconta che queste molecole continuano ad essere prodotte nell’Unione Europea
e poi vengono esportate verso l’America Latina:


l’Ue a trazione von der Leyen vieta l’uso di certi veleni nelle campagne europee,
e poi garantisce che l’industria chimica possa esportare e scaricare in Sudamerica
i pesanti costi per uomo e natura.


Capita che soci delle multinazionali chimiche siano anche alcuni europei che hanno investito nei terreni sudamericani:
un particolare che sarebbe anche stato attenzionato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa),
ma poi non s’è saputo più nulla.


Che i lobbisti chimici e agroalimentari, stabilmente a Bruxelles, siano le stesse persone?

L’inchiesta “I signori della terra” redatta da Philip Seufert, Sofía Monsalve, Luciana Rolón, Shalmali Guttal
ci ha raccontato le modalità di azione di dieci multinazionali che controllano 40 milioni di ettari nel Pianeta:

oltre alle “class action” negli Usa questi gruppi hanno accumulato migliaia di denunce per violazione dei diritti umani.
 
Ma concentriamoci sulle tre aziende operanti in Argentina che trarrebbero benefici dall’apertura dell’Ue al Mercosur:

sono Benetton, Cresud e Arauco.

Ruolo chiave nel far entrare questi colossi nel sistema Ue
lo hanno svolto certamente i grandi lobbisti dei fondi di investimento che operano a Bruxelles,
e con la complicità supina dei governi che vorrebbero sfornare riforme agrarie capaci
non solo di togliere la terra ai contadini
ma anche di evitare che gli europei possano in futuro dedicarsi all’agricoltura:


qui starebbe per venire incontro ai colossi una normativa Ue che, di fatto,
impedirebbe in futuro a chi non ha titolo agricolo di intestarsi un terreno,
quindi di ereditarlo o di comprarlo per darsi al lavoro di campagna.

Ma chi vorrebbe scoraggiare il piccolo e medio lavoro contadino?

Dopo la crisi finanziaria del 2008, i terreni agricoli sono diventati merce preziosa,
verso la terra si sono spostati gli investimenti dei ricchi del Pianeta.

I potenti pongono ai governi il ricatto che,
l’acquisto di terreni come “asset finanziari
venga subordinato all’allontanamento (con norme e leggi)
dei piccoli e medi contadini dalla produzione di alimenti:

l’Ue oggi è complice di questo esproprio,
e subdolamente lo giustifica tra le soluzioni al cambiamento climatico.
 
I proprietari terrieri transnazionali controllano il mercato, quindi i governi.

Dei dieci maggiori proprietari terrieri transnazionali, tre operano in Argentina,

come l’azienda forestale Arauco che sfrutta 1,7 milioni di ettari lungo le coste di Argentina, Cile, Brasile e Uruguay.

Poi c’è il gruppo Benetton, quasi un milione di ettari nella sola Argentina.

Invece il gruppo Cresud è l’unica azienda argentina presente in Argentina,
azionista di maggioranza (per non dire unico) è Euduardo Elsztain (il maggiore immobiliarista argentino):
ma in Cresud s’è aperta una falla da quando l’imprenditore s’è associato al fondo d’investimento BlackRock
(il principale detentore del debito argentino).


Oggi BlackRock, attraverso Brasil Agro,
sta fortemente crescendo nel controllo delle terre anche del Brasile,
e nel giro di pochi anni subentrerà al patrimonio di Elsztain.

Di fatto i grandi proprietari dei terreni,
attraverso la concentrazione patrimoniale,
minano l’autodeterminazione alimentare e lavorativa delle genti.

Di fatto le multinazionali agroindustriali, forestali ed energetiche
sono la versione attuale delle Sette Sorelle:

sotto il loro controllo c’è l’intera filiera della vita umana,
dall’edilizia al cibo passando per petrolio e acqua.
 
Esempi?

La Blue Carbon, società finanziaria specializzata in crediti di carbonio:

Superficie: 24,5 milioni di ettari.

Sede negli Emirati Arabi Uniti,

e controlla terreni in Zimbabwe, Liberia, Kenya, Tanzania, Zambia, Papua Nuova Guinea, Dominica, Bahamas, Unione delle Comore, Santa Lucia.


La Macquarie Group, società di gestione patrimoniale:

Superficie: 4,7 milioni di ettari,

Sede in Australia

e controlla terreni in Australia e Brasile.


La Olam Group, azienda agroalimentare

Superficie di 2,36 milioni di ettari,

Sede a Singapore

e controlla terreni in Gabon, Repubblica del Congo, Stati Uniti, Australia, Indonesia, Repubblica Democratica Popolare del Laos.


La Manulife, società di gestione patrimoniale

Superficie di 2,35 milioni di ettari

Sede in Canada;

e controlla terreni negli Stati Uniti, Canada, Cile, Brasile, Australia, Oceania (Aotearoa) e Nuova Zelanda.


La Arauco, impresa forestale

Superficie di 1,71 milioni di ettari

Sede in Cile:

e controlla terreni in Cile, Argentina, Brasile e Uruguay.


La Shell (azienda produttrice di carburanti ed energia)

Superficie 1,3 milioni di ettari

Sede nel Regno Unito,

e controlla terreni in Brasile.


La TIAA Nuveen, società di fondi pensione e gestione patrimoniale

Superficie di 1,2 milioni di ettari,

Sede negli Stati Uniti

e controlla terreni negli Stati Uniti, Brasile, Colombia, Panama, Cile, Uruguay, Polonia, Romania, Australia, Aotearoa Nuova Zelanda.


La Edizione Srl del Gruppo Benetton, azienda agricola e forestale

Superficie coltivata di 924.000 ettari.

e controlla terreni in: Argentina.


La Cresud Brasil Agro, società agroindustriale e immobiliare

Superficie 883.000 ettari

e controlla terreni in Argentina, Brasile, Paraguay e Bolivia.


La Wilmar International, azienda agroalimentare,

Superficie di 497.101 ettari

e possiede territori in Malesia, Indonesia, Ghana, Costa d’Avorio, Nigeria, Liberia, Uganda e Sri Lanka.
 
Non è certo un caso
che, i dieci maggiori proprietari terrieri transnazionali
abbiano accumulato denunce di violazione dei diritti umani
nelle comunità indigene delle terre da loro controllate.

Riconoscere, promuovere, rispettare e salvaguardare
i legittimi diritti di proprietà europei dovrebbe rappresentare una priorità
dei governi del Vecchio Continente.

I trattori sfilano per le strade francesi e belghe
solo per ricordare alla politica che l’Ue non deve diventare il Sudamerica.


E NON DIMENTICATELO MAI. COMPRATE ITALIANO.
 
Anche se - devo dire - auspico di non fare la fine del giro cinese dei prodotti di abbigliamento.

Il giro è semplice.

La ditta Pinco Palla S.r.l. ("italiana") importa prodotti dalla Cina.

Si cambia l'etichetta.

Il cinese (quello sopra, "italiano") vende al grossista cinese.

I prodotti escono sul mercato con etichetta : Made in Italy.
 
Ha mille volte ragione.

È diventato virale un cartello affisso fuori dal Bar Danilo a Fontanafredda, in provincia di Pordenone, che recita:

"Menù fisso a 15 euro cameriera compresa".

L'episodio ha avuto risalto creando diverse di polemiche.

Ma a spegnerle ci ha pensato il proprietario, spiegando che si trattava chiaramente di un gesto goliardico:

"Mi meraviglia che ci sia gente così stupida
da non capire il significato di questi cartelli.
Chi mi accusa di sessismo è gente stupida
"
.

Il titolare ha pensato anche ad altri cartelli, sempre scherzosi come
"locale riscaldato da giugno ad agosto" e "rapina solo su appuntamento".

"Rimane là, se vengono a tirarlo via lo rimetto.

A chi dà fastidio? Ai sessisti? Non lo guardino.

Quando l'ho messo inizialmente qualche donna si fermava chiedendo 'c'è posto a lavoro per me?'

Dovevo considerarle prostitute ?
"
 
a parte il discorso degli aiuti di stato, dove troveranno il gas per alimentare queste centrali ? anni indietro si incentivò l'uso del gas per il riscaldamento dichiarandolo energia pulita non inquinante. poi anche il gas è diventato sporco a favore del sole e vento. adesso si torna al gas. Sarà di nuovo quello russo?
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto