FTSE Mib Futures solointraday - Cap. 3

  • Creatore Discussione Creatore Discussione DRIVE
  • Data di Inizio Data di Inizio
Il TASE oggi ha perso lo 0,33%

venerdì ha perso lo 0,81%

non riesco a trovare altri appigli per evitare il gap up del fituso domattina:mumble:

essendo flat, non vorrei che partisse in un senso ... o nell'altro, lasciandomi a piedi:mmmm::D
come fai a parlare di gap up da un meno del tase?
pensi che facciano gap up e poi correzione?
avvolte non afferro scusami
 
come fai a parlare di gap up da un meno del tase?
pensi che facciano gap up e poi correzione?
avvolte non afferro scusami

volevo semplicemente dire che la chiusura nostra e dei bretelloni lascerebbero presagire un'apertura al rialzo

l'andamento del TASE, che conta molto di meno (se non nulla), al ribasso


essendo flat, osserverò con pazienza i primi movimenti ... e poi colpirò inesorabilmente ... in un senso o nell'altro

domani ritengo importante iniziare in bellezza la settimana:mumble::)
 
Nicola Porro per "Il Giornale.it"

http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/405641.htm
Se domani la sede legale di Unicredit o di Intesa-Sanpaolo o persino di Mps dovessero per magia essere spostate a Francoforte, il valore delle rispettive azioni salirebbe in un istante.
Per il solo fatto di abbracciare i regolamenti creditizi della grande Germania. Se, al contrario, Deutsche Bank dovesse traslocare baracca e burattini a Milano, sarebbero guai seri, per la prima banca europea. In pochi oggi mettono in discussione la solidità del sistema creditizio tedesco. Eppure se c'è un rischio per l'Europa sono proprio le banche della Signora Merkel. Che godono di immeritata reputazione. Intanto qualche numero.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/400402.htm
Delle circa duemila banche tedesche solo due di una certa dimensione sono private: Db e Commerz. Più di 1.100 sono banche cooperative, 450 sono casse di risparmio comunali e 10 casse di risparmio statali. Il sistema bancario teutonico è sostanzialmente pubblico. E le due reginette private sono davvero mal conciate.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/451789.htm
Deutsche Bank è stata investita da uno scandalo da far tremare i polsi. Negli anni della crisi, hanno confessato due suoi ex dipendenti, la filiale Usa avrebbe nascosto 12 miliardi di perdite in derivati. Per farla semplice, ogni banca deve dare un prezzo di mercato ai suoi investimenti, la Deutsche non l'avrebbe fatto. Grazie a questo escamotage, non ha fatto quegli aumenti di capitale che tutte le altre banche europee hanno invece dovuto faticosamente chiedere al mercato.
La storia di Commerz è ancora peggiore. Un quarto del suo capitale è oggi ancora in mano allo Stato. Negli anni della crisi finanziaria si è beccata (tra azioni in mano al Tesoro e Tremonti Bond alla tedesca) circa 35 miliardi di iniezione di quattrini pubblici: il doppio di quanto richiesto dal default cipriota e 5 volte la sua capitalizzazione di Borsa. I tedeschi a metà del 2008 costruirono un Fondo (Soffin) per aiutare le banche in stato fallimentare che aveva una potenza di fuoco di 480 miliardi (un quarto del Pil italiano).
Fondo che ha prestato quattrini e comprato azioni a più non posso (la citata Commerzbank, ma anche WestLb, Hypo Real Estate e Aarel bank solo per citare le più grosse). Stiamo parlando di un Paese che gode di una grande reputazione di solidità, ma che ha un sistema bancario sostanzialmente pubblico e praticamente incasinatissimo.
Uno dei grandi manager di Unicredit ci ha confessato: «Ma secondo lei perché nel 2005 riuscimmo a comprare Hvb? Semplice: era in stato comatoso. Erano allora di moda le operazioni cross border e i tedeschi si volevano liberare di una zavorra.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/366447.htm
Ci sono quattro motivi per i quali le banche tedesche sembrano, a dispetto della realtà, così solide. E si devono tutti alla loro grande influenza sulle Autorità di regolamentazione bancaria europea.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/309144.htm
1. La banca ha bisogno di capitale per vivere. Ma le metodologie di calcolo cambiano da Paese a Paese. Un euro di mutuo in Italia assorbe ad esempio (cioè si brucia contabilmente) più capitale di quanto faccia in Germania. Insomma da noi il mestiere della banca è più difficile che in Germania solo per un regolamento più duro.
2. Si continua a spacciare un numeretto (il core capital di gruppo) come magico: più alto è, più si è in forma. Ma come dimostra il caso di Deutsche bank in America le medie sono fallaci. Se Db Germania ha 10 e America ha 4, si può fingere di avere un rapporto di 7. Ma è falso. Gli americani pretendono che la controllata tedesca a New York si ricapitalizzi, nonostante la casa madre stia in forma. È quanto successo a Unicredit che ha dovuto fare aumenti di capitale per l'Italia, nonostante la sua buona condizione in Germania. Per Mediobanca Securities questo problema in Europa ammonta a più di 100 miliardi di capitale mancante nelle capogruppo (deficit che non riguarda le banche italiane).
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/400401.htm
3. Le banche pubbliche tedesche (cioè la larga maggioranza) si finanziano a tassi statali di tripla AAA. Un tempo perché direttamente controllate proprio dai loro enti locali. Oggi perché finanziate dalla loro Cassa depositi e prestiti, che gode di un'ottima pagella. Insomma, la loro natura pubblicistica le mette in concorrenza sleale, ad esempio, con le nostre banche private che debbono andare a cercare i soldi sul mercato e non dalla nostra Cdp.
http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_fotogallery-79683/330074.htm
4. È inspiegabile come mai Deutsche Bank sia la banca europea più grande e, al tempo stesso, la più lontana dal soddisfare i criteri patrimoniali di Basilea 3. Non solo la lobby bancaria tedesca ha modificato nel proprio interesse tali criteri (rimuovendo ad esempio la leva finanziaria dai requisiti patrimoniali e mantenendo così la propensione anglosassone a fare i bilanci con i derivati), ma resta anche il Paese più in ritardo nell'adeguarsi a una tabella di marcia che gli istituti italiani già rispettano grazie a costosi aumenti di capitale.
 
L'Italia finirà come Cipro o come la Grecia? Beppe Scienza. Dipartimento di Matematica dell'Università di Torino, www.beppescienza.it

La sorte delle banche cipriote ha spaventato molti risparmiatori italiani. Al riguardo due "notizie", una buona e una cattiva:
1. L'Italia non finirà come Cipro
2. L'Italia può finire come la Grecia.
Vediamo perché.
L'Italia come Cipro?
Le banche di Cipro sono rimaste chiuse per dodici giorni, poi aperte con fortissime limitazioni (un massimale giornaliero di 300 euro prelevabili in contanti, uno mensile di 5.000 per le carte di credito ecc.). Ma il peggio è la mannaia abbattutasi sui conti correnti della Banca di Cipro (Τραπεζα Κυπρου) e della Banca Popolare (Λαικη Τραπεζα). Per ogni conto corrente solo 100.000 euro sono rimasti disponibili. Per quanto eccede tale cifra non è neppure chiaro se resterà qualcosa fra imposte straordinarie, conversione forzosa in azioni della banca ecc. L'alternativa a tali misure era comunque il fallimento di tali banche.
La vicenda cipriota è un'ulteriore smentita delle frottole care alle banche italiane e ai giornalisti ai loro ordini, che blaterano di "lotta al contante come battaglia di civiltà" (Giovanni Sabatini, direttore dell'ABI, l'associazione delle banche italiane). È tutto falso: nessun altro mezzo di pagamento offre pari protezione e uguale garanzia di disponibilità. BCE ha inviato a Cipro contenitori con 5 miliardi di euro in banconote, non in carte di credito. Vedi il mio intervento "Viva il contante! Lo dice la Bundesbank": vedi: L'indecenza delle banche
Ma tornando alle preoccupazioni dei risparmiatori, c'è il rischio che capiti lo stesso con le banche italiane? La risposta è no. Cipro ha (o aveva) affinità semmai con Malta o il Lussemburgo, non con l'Italia o la Spagna. La maggior parte dei depositi nelle sue banche era di stranieri (russi, britannici…), in gran parte evasori fiscali o peggio, attratti da vantaggi fiscali. Non è così per le banche italiane.
Si può sostenere addirittura che le banche cipriote fossero tali di nome, agendo nella sostanza come fondi o società d'investimento in prodotti speculativi. Non è così per le banche italiane. Se però uno vuole stare più tranquillo e prelevare soldi in contanti dal suo conto, per metterli in cassetta di sicurezza, è libero di farlo senza limiti. E se gli dicono il contrario, magari me lo segnali (beppe.scienza@unito.it).
L'Italia come la Grecia?
Molto maggiori invece le affinità con la situazione greca prima dell'insolvenza. Senza indulgere nel catastrofismo, è innegabile che l'attuale cocktail sia venefico. Esso è composto da un altissimo debito pubblico (appare vicino il 130% rispetto al PIL ed è una brutta percentuale), una crisi economica e una classe politica non all'altezza della situazione, per non dire peggio. Una fine come la Grecia non è certo prossima, ma a medio termine non si può escludere. Di fatto non la escludono i mercati finanziari. Cosa significa infatti uno spread di 300-350 punti ovvero un rendimento dei titoli di stato italiani superiore del 3-3,5% a quelli tedeschi? In qualche modo significa attribuire anche più del 3% di probabilità all'insolvenza dello stato italiano.
È pura edulcorazione servile sostenere che lo spread dipenda invece dalla diversa liquidità o volatilità dei titoli italiani. Balle! Dipende dal maggior rischio percepito di default. Ma il giornalismo economico italiano è la fiera degli strafalcioni. Vedi l'editoriale di Enrico Romagna-Manoja, direttore del settimanale il Mondo, dove leggiamo che il salvataggio (?) della Grecia è avvenuto "senza toccare i singoli risparmiatori" (29-3-2013, pag. 7). È invece stato un massacro per i risparmiatori greci, italiani, tedeschi ecc. che possedevano tali titoli con perdite nell'ordine del 70%: vedi «La Grecia è in default» del 30-4-2012: http://www.youtube.com/watch?v=WVrIy5-xkss. Volendo dirigere un giornale, noto per altro per le sue figuracce, potrebbe dedicare un po' di tempo ad aggiornarsi. Da tempo il limite di protezione dei conti correnti non è più di 103 mila euro cioè 200 milioni di lire, come scrive Romagna-Manoja nello stesso editoriale, ma di 100 mila euro.
Col che possiamo concludere con considerazioni solo parzialmente rassicuranti. L'esito della crisi cipriota ha infatti confermato la volontà di salvaguardia dei depositi bancari fino a 100.000 euro, ritenuta in qualche modo la soglia sotto cui si colloca il piccolo risparmio. Fra l'altro anche per le obbligazioni Alitalia operò in qualche modo tale limite.
Appare però quantitativamente arduo, per non dire impossibile, garantire una tale protezione in caso di default dell'Italia: i risparmiatori italiani sono troppi."
 
buongiorno a tutti

apertura spread in deciso calo..differenziale bonos/nostrano 37 bps...

bund dervato - 0,06%...un tonfo!

:)

Giappi (ovviamente) volano..meno le altre asiatiche...

premarket però vede le ns banchette rossicce...

evviva!

buon gain a tutti
 
Ultima modifica di un moderatore:
Buongiorno :)

ipotesi...
 

Allegati

  • a.gif
    a.gif
    30,5 KB · Visite: 263
  • aa.gif
    aa.gif
    34,2 KB · Visite: 277
ciao,

come dissi ven5, vediamo se il min del dax ha rialineato sulla ch del t+2 tutti gli indici...

rotta la TLriba dai max di apr13 che nel BT è già qualcosa, la prox resistenza importante è il superamento dei max della scorsa settimana intorno ai 15550pts di ftse...
 
in teoria il wolfe fib è quasi attivato... con 1° tg 15270.... poi ci sarebbero ulteriori ipotesi a salire fino a recuperare i 16000 e oltre...

mi devo ripetere sul dax e america non vedo le stesse possibilità :mmmm:
 

Users who are viewing this thread

Back
Alto