Tempo a Milano - Cap. 1

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Chiusa ad ulteriori risposte.
No, si sta generalizzando.
Oggi c' è un rimbalzino, ino..ino, che non dice nulla.

no ma infatti oggi ho incrementato lo short... ci sono segnali ribassisti confermati su tutti gli indici con target sotto il minimo di agosto

e poi devo pagare una cartella dell'agenzia delle entrate di 870 euri :wall:. Grazie a questa cartella però ho scoperto di essere in credito con la asl di 3500 euri... che dici devo guardare il bicchiere mezzo pieno? :D
 
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no ma infatti oggi ho incrementato lo short... ci sono segnali ribassisti confermati su tutti gli indici con target sotto il minimo di agosto

e poi devo pagare una cartella dell'agenzia delle entrate di 870 euri :wall:. Grazie a questa cartella però ho scoperto di essere in credito con la asl di 3500 euri... che dici devo guardare il bicchiere mezzo pieno? :D

Direi di si, sperando che per rimborsarti Fonzie non la tiri
per le lunghe. ;)
 
Renzi ha i giorni contati.

Durissimo editoriale di Ferruccio De Bortoli.
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Fonzie non mi piace e meno che meno De Bortoli,
espressione dei poteri forti.
Sopra di lui sta Paolo Mieli, il mieloso ex Lotta Continua.
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Siamo una squadra fortissimi. :up:
 
Seconda notizia del giorno.

Il Comune di Bologna vuole far pagare una tassa di un euro al giorno
(ma è compresa la notte) ai barboni.
Strano che i radical-chic non abbiano trovato un' espressione migliorativa,
per esempio "cittadini all' aperto".

E se i suddetti non dovessero pagare la tassa?
No problem, provvederà Equitalia a far pignorare il marciapiedi sotto
il loro culo.

Ooppss! dimenticavo: siamo una squadra fortissimi. :up:
 
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Draghi: Politica monetaria espansiva finchè l'inflazione non si riavvicina al 2%

La BCE manterrà una politica monetaria accomondante per un periodo di tempo relativamente lungo. Lo ha dichiarato oggi Mario Draghi nel corso di una intervista all'emittente radio francese Europe 1.
"La BCE continuerà ad avere una politica monetaria espansiva per un periodo di tempo prolungato finchè non vedremo che il tasso di inflazione si riavvicina al 2%", ha spiegato.
Draghi ha indicato che all'interno del consiglio direttivo della BCE c'è unanimità ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione nell'ambito del mandato dell'istituto per riportare l'inflazione appena sotto il 2%.
Draghi ha sottolineato che i tassi d'interesse resteranno al loro basso livello "perché molto più in basso di così non si può andare".
Draghi ha aggiunto che la BCE non vede rischi di deflazione o di recessione per la zona euro. "La ripresa è modesta, debole, disuguale e fragile ma non è una recessione".


Redazione Borsainside
 
USA: L'aumento dei salari segnala che la svolta monetaria è vicina

http://www.borsainside.com/feed/feed.phpjavascript:OpenNewWindow('http://ww...udes/invia_articolo.php?id=52977', 500, 550);http://www.borsainside.com/mercati_...ri-segnala-che-la-svolta-monetaria-e-vicina/#
A cinque anni dall’inizio della ripresa negli Stati Uniti, il mercato del lavoro sta tornando rapidamente a uno stato di salute florido. Le assunzioni accelerano, le imprese hanno creato ben 1,3 milioni di posti di lavoro negli ultimi sei mesi e il tasso di disoccupazione si sta avvicinando a grandi passi a un livello che potrebbe indurre la Fed a cominciare a ipotizzare qualche rialzo dei tassi d’interesse. Tutti gli indicatori del mercato del lavoro mostrano segnali di miglioramento, salvo quello che conta di più per i lavoratori: i salari.
L’inflazione dei salari è stata, in effetti, il tassello mancante del puzzle della ripresa, un’assenza che appare in qualche modo contraddittoria nel contesto di un’economia in rapida accelerazione. Un motivo valido potrebbe essere che i salari sono notoriamente un indicatore pro-ciclico ritardato. Una spiegazione alternativa, come ha sottolineato di recente la presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, è che i salari non hanno registrato una correzione sufficiente durante la fase di recessione profonda e quindi aumenteranno solo quando le imprese avranno recuperato le “sovraremunerazioni” elargite.
Man mano che negli Stati Uniti la ripresa avanza e le aziende recuperano vigore, il mercato del lavoro potrebbe vedere presto un’accelerazione dei salari. La storia economica è sempre stata una fonte preziosa di indicazioni sulla performance futura dell’economia, con in più il vantaggio del senno di poi. Esaminando 30 anni di dati sul mercato del lavoro USA, si nota una correlazione interessante fra la disoccupazione complessiva e i salari, misurata dalle retribuzioni orarie di tutti i dipendenti delle imprese private dei settori non agricoli. I salari hanno mostrato un’accelerazione su base storica ogni volta che il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti ha toccato il livello del 6% o ci si è avvicinato. La storia magari non si ripete in modo esatto, ma può essere indicativa.
Con la disoccupazione scesa ormai al 6,1% e i salari nominali che puntano verso l’alto, è possibile che l’economia USA si stia avvicinando alla piena occupazione più rapidamente di quanto la Fed avesse immaginato. Quale sia il tasso di disoccupazione coerente con la piena occupazione è un argomento ancora molto dibattuto. Il Comitato di politica monetaria della Fed (FOMC) stima l’attuale tasso di disoccupazione di equilibrio (NAIRU, ossia la situazione in cui il livello di disoccupazione può scendere senza creare problemi di capacità o inflazione trainata dalla domanda) intorno al 5,4%, con possibile sottoutilizzo della forza lavoro, ma i salari in aumento sembrano suggerire un livello più alto.
Un ulteriore segnale della pressione salariale che sta emergendo è rilevabile nell’indice dei piani di retribuzione della Federazione nazionale delle imprese indipendenti (National Federation of Independent Business, NFIB), meglio noto come dato che anticipa gli aumenti salariali nelle piccole imprese in un orizzonte di dodici mesi. Questo indice sembra particolarmente rilevante dato che le PMI (ossia le imprese con meno di 500 dipendenti) sono la vera struttura portante dell’economia americana, cui è riconducibile la creazione netta di due nuovi posti di lavoro su tre. L’indice NFIB ha acquisito maggiore trazione nell’ultimo anno ed è ora a livelli visti l’ultima volta prima della recessione.
L’ultimo sondaggio JOLTS condotto dal Ministero del lavoro (che rileva le offerte di lavoro e il turnover occupazionale) mostra che i posti vacanti sono tornati ai livelli pre-crisi, dato che un’alta percentuale di datori di lavoro sta incontrando difficoltà a reperire personale qualificato. Per attrarre i candidati di cui hanno bisogno, le imprese sono costrette ad aumentare le retribuzioni. È interessante notare che, confrontando l’indice NFIB con i dati delle retribuzioni a posteriori, emerge una forte correlazione nel tempo. Con il numero di imprese che prevedono di dover aumentare le retribuzioni in deciso aumento tendenziale, sembra probabile che i salari seguano a ruota.
Con la progressiva contrazione del mercato del lavoro, non sorprenderà vedere un rafforzamento della corsa dei salari. Quasi tutti i parametri delle retribuzioni (tra cui i seguitissimi indice del costo del lavoro e costi del lavoro per unità di prodotto) mostrano già oggi una chiara tendenza al rialzo, destinata probabilmente a continuare, salvo rallentamenti della crescita economica o improvvisi guadagni di produttività. Nel 1994, quando la Fed aveva appena avviato una serie di rialzi aggressivi dei tassi, la crescita dei salari negli Stati Uniti era di appena il 2,4% anno su anno. Oggi è pari al 2,5%. Eppure i portavoce della Fed hanno sostenuto che restano sacche di debolezza nel mercato del lavoro, quindi è necessario mantenere pazientemente la posizione attuale; ma la prospettiva di salari in aumento, in un’economia che si avvicina rapidamente alla piena occupazione, può essere il fattore scatenante di un cambio di atteggiamento della Fed.



Ana Gil, investment specialist in M&G
 
Draghi: Politica monetaria espansiva finchè l'inflazione non si riavvicina al 2%

La BCE manterrà una politica monetaria accomondante per un periodo di tempo relativamente lungo. Lo ha dichiarato oggi Mario Draghi nel corso di una intervista all'emittente radio francese Europe 1.
"La BCE continuerà ad avere una politica monetaria espansiva per un periodo di tempo prolungato finchè non vedremo che il tasso di inflazione si riavvicina al 2%", ha spiegato.
Draghi ha indicato che all'interno del consiglio direttivo della BCE c'è unanimità ad utilizzare tutti gli strumenti a disposizione nell'ambito del mandato dell'istituto per riportare l'inflazione appena sotto il 2%.
Draghi ha sottolineato che i tassi d'interesse resteranno al loro basso livello "perché molto più in basso di così non si può andare".
Draghi ha aggiunto che la BCE non vede rischi di deflazione o di recessione per la zona euro. "La ripresa è modesta, debole, disuguale e fragile ma non è una recessione".
Redazione Borsainside

Visto? Noi siamo 4 cog..lioni che scrivono su un blog. La maggior parte degli economisti indipendenti e dei mezzi di informazione indipendenti sono una massa di cog...lioni............... Siamo in disinflazione come ha detto quel kogl.ione di Visco ed ora sta testa di minchia di Draghi....
Ma quale recessione...ma quale deflazione....

A fuoco l'Europa!!!
 
Basta che Draghi dica una stupidata che subito la Borsa
si riscalda.
Ma è un calore che dura poco, viste le tante stupidate dette.

Dovrò istituire "Lo Stupidario".

Invece quello che deve far riflettere (ma è un verbo sconosciuto
in Europa) è che l' America è uscita dalla recessione e marcia in avanti.

Ma noi siamo fedeli, seguiamo il Reich, sieg HEIL :bow:
 
Stato
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