Titoli di Stato Italia Trading Titoli di Stato "volume V" (Gennaio 2013 - Dicembre 2013)

Buonasera
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Meglio che offro io la cena!..facciamo una mangiata di pesce , sono il cuoco!:lol:I sogni non si avverano mai pappa..piuttosto il problema è credere in se stessi e non mollare..............mai ,ragionare a mente fredda:clap:ciao


mo' t'aspetto il primo giorno in cui vedo scritto 199,99 a fine serata, stefanuzzo... :mago: "and all my dreams came true..."


PAPPA
 
(ASCA) - Bruxelles, 16 dic - ''La pressione sui prezzi restera' blanda nel medio termine''. Lo afferma il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, nel corso dell'audizione in commissione Problemi economici del Parlamento europeo. Nell'area Euro ''ci aspettiamo bassa inflazione, con i tassi che arriveranno verso il 2% ma un po' piu' avanti''.
Per ulteriori informazioni visita il sito di ASCA
 
Ciao :)
Personalmente concordo con l'autore dell'articolo nel "MERITO" dell'articolo Sergio. A mio avviso il debito italiano E' MOLTO PIU' SOSTENIBILE di altri considerando i parametri esposti e alle considerazioni espresse.
Quanto tempo ci vorrà perché l'economia reale ritorni alle condizioni prima della crisi? non te lo so dire come credo nessuno lo sappia ..ammesso che si ritorni a quelle condizioni O CHE SIA GIUSTO TORNARCI senza mettere in campo una crescita economica con SUPPORTI BEN DIVERSI da quelli "drogati" che hanno generato questa crisi.
Ma per tornare al soggetto dell'articolo e non divagare su altro, ho trovato SOLO utile e corretto riportare l'analisi perché è riconosciuta competente e ben documentata ..e mi sembra possa BEN starci assieme alle mille cassandre pessimistiche che si leggono ogni giorno..

I dati si interpretano e si leggono, poi ognuno si fa la sua opinione e opera di conseguenza.

Per dare una visione diversa ecco un buon articolo di Fubini che avevo postato tempo fa.....chiaramente il titolo come sempre è urlato.... ma il contenuto mi sembra interessante.
Addio al "tesoro dei privati" con banche, famiglie e imprese il debito totale è al 400% del Pil - Economia e Finanza con Bloomberg - Repubblica.it

Ciao a tutti :)

Ho scritto che l'articolo è ben impostato, pertanto nel merito, è utilissimo.
Ben vengano inoltre squarci di sereno là dove le nubi delle cassandre sono sempre più minacciose. Se il debito implicito tiene conto delle riforme sulle pensioni e sanità, può essere un bene da un lato ma, male nell'altro se non si spingono le riforme verso la cancellazione dei privilegi e tutto ciò che alimenta la spesa pubblica per favorire la crescita, altrimenti che senso ha il rapporto debito/Pil? Voglio dire : fino a quando e per quanto il ns. debito è sostenibile
se il denominatore non cresce o resta fermo?

Quando leggo certe cose:

"Negli Stati Uniti, il 94% della crescita totale dei ricavi è pari all'1% della popolazione," ringhia Kemal Dervis, la Brookings Institution. Questo è un squilibri macro-economici dovrebbero essere corretti, altrimenti le frustrazioni che accentuare destabilizzante per gli Stati."

e tutto l'articolo:Economie mondiale : optimisme prudent malgré un accroissement des inégalités de revenus, Actualités

sento che il punto nevralgico sul quale intervenire sono proprio le disuguaglianze che, se non si accorciano, permettendo una maggiore ed equa distribuzione della ricchezza, cominciando dal lavoro, ci vorranno decenni per assicurare un futuro ai ns. figli e nipoti.

Ciao Andrea.
Ricordo di averlo letto e, grazie per averlo riproposto.
Il forte incremento dell'indebitamento privato, è anche la naturale conseguenza dell'elevato costo del debito delle ns, aziende, rispetto a quelle tedesche, che godono di tassi notoriamente inferiori anche più del 50%.:)



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Pronti a ri-crescere
La forza del debito
Abbattimento fiscale e riaccesso al credito. Ecco quel che serve alle nostre aziende sane per riprendere la corsa
Davide Giacalone
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Il nostro debito pubblico è fra i più affidabili d’Europa. Qui lo avete letto più volte, e magari qualcuno è stato tentato di chiamare la neurodeliri per venire a bloccarci e soccorrerci. Bhe, adesso l’ambulanza mandatela all’università di Friburgo (Germania), il cui centro studi ci mette in cima alla lista dei virtuosi, appena sotto la Lettonia e comunque sopra alla Germania. Hanno seguito un percorso diverso da quello che abbiamo usato noi, ma giungendo a conclusioni sovrapponibili. Anche dal punto di vista di ciò che è necessario fare per tradurre l’affidabilità in forza capace di spingere lo sviluppo e la crescita della ricchezza.

A Friburgo, coordinati dal prof. Bernd Raffelhuschen, hanno fatto due colonne: nella prima hanno messo il rapporto fra il debito pubblico (esplicito) e il prodotto interno lordo, classifica che ci mette fra gli appestati; nella seconda hanno messo il “debito implicito”, vale a dire gli impegni di spesa che dovranno essere comunque onorati. Poi li hanno sommati. Il risultato è che l’Italia si classifica seconda, con un debito totale che ammonta al 73% del pil (troppa grazia!). La Germania è quarta, al 154%. La Francia sedicesima, con un debito totale che raggiunge il 449%. Il Regno Unito al ventiduesimo posto: 640. Non sono conti inediti, sono stati fatti sulla scia della contabilità generazionale, che si deve a Laurence Kotlikoff, della Boston University. Ma sono tali la lasciare allibiti, pur essendoci più volte sentiti dare dei beoti per non avere proclamato la nostra già avvenuta bancarotta.

Nello stesso giorno è arrivato il rapporto di Standard & Poor’s sull’Italia, ove, bontà loro, non ci declassano ulteriormente (il nostro debito è considerato alla soglia della spazzatura, ma ancora un passo indietro), però confermano di vedere nero, per il futuro. Su cosa basano tale previsione? Sulla troppo scarsa crescita, a sua volta causa dell’insostenibilità del debito nel medio periodo. Il che è vero da anni, anche se i governi succedutisi, compreso l’attuale, sprecano fiato nel vano tentativo di negare l’evidenza. La domanda è: c’è un nesso, fra queste due analisi? Quale delle due è marziana? Il nesso c’è, nessuna delle due è totalmente in errore. Capire aiuta moltissimo a compiere scelte non inutili e a non perdere tempo. Come si sta facendo.

Che la nostra crescita sia asfittica da lustri è evidente, così come la micidiale botta recessiva che abbiamo preso. Ci aiuta Alexander Kockerbeck, oggi consulente in Germania, fino a poco tempo fa responsabile della valutazione dei debiti sovrani, per Moody’s (uno del ramo, insomma): nel valutare l’affidabilità di un debito il peso assegnato agli indicatori di crescita è esagerato. Inoltre, aggiunge, la crescita di molti europei è in realtà drogata dalla spesa pubblica, mentre gli italiani sono in avanzo primario da tanto di quel tempo che di droga ne circola poco e niente. Detto in altre parole: in tutti questi anni la nostra crescita è bassa, ma vera. Ed è qui il punto fondamentale, questo è il fulcro per azionare la leva che faccia ripartire (alla grande) l’Italia: le aziende capaci di crescere hanno già imparato le regole della globalizzazione, hanno imparato a gestire un cambio forte, si sono ristrutturate (anche lasciando non pochi morti per strada), sicché quel che serve all’Italia non è tornare alla logica della spesa improduttiva per alimentare la domanda interna (cosa che porterebbe anche a un aumento delle importazioni di prodotti altrui, esportando ricchezza collettiva), ma l’abbattimento fiscale a favore di quelle aziende produttive e il riaccesso al credito. Sono queste le due armi vincenti.

Non servono i brodini dati con il cucchiaino, capaci solo di riaprire mini emorragie di spesa e far propaganda. Serve l’abbattimento del debito esplicito (per dirla alla friburghese, che mi piace assai), meno spesa per interessi, meno fisco. E serve che cessi la follia per cui una piccola impresa tedesca si finanzia pagando tassi al 3.61%, mentre quella italiana al 5.12, con le grandi che accedono al credito pagando il 2.86 in Germania e il 4.36 in Italia. Che sarebbe ancora meno peggio della realtà, perché il credito, da noi, non si trova. Ci fosse una classe dirigente degna (mica solo governativa, perché questa roba dovrebbe essere in cima a cattedre e giornali) dovremmo trarre forza dal ragionamento di Friburgo per rompere l’assedio di chi ha tutto l’interesse a indebolire i nostri competitori. Non dimentichiamoci che dati come questi, assieme ai ragionamenti che qui andiamo facendo sulla forza dell’Italia, non sono attenuanti, ma aggravanti dell’ignavia politica. Non servono a dire “tiriamo avanti”, ma, semmai, “basta con il farci straziare”. I dolori che abbiamo subito ci mettono in una condizione di vantaggio. Non sfruttarlo, e non farlo subito, è una colpa enorme. Inaccettabile."

» 16-12-2013


TERZA REPUBBLICA . Il quotidiano online di Societ Aperta
 

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