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01/02/2016
marco zatterin
bruxelles
Stasera Mario Draghi interviene al Parlamento europeo che si riunisce a Strasburgo; domani e mercoledì c’è il vertice transatlantico per rimettere in vita il
Safe Harbour - bloccato dalla Corte Ue sospettosa degli States – strumento con cui si cercava di proteggere i dati di chi viaggia, vive e lavora su Internet; giovedì previsioni economiche della Commissione Ue; venerdì e sabato vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Ue ad Amsterdam; domenica bilaterale a tre (con Schulz) fra Merkel e Hollande, nuovamente nella capitale alsaziana.
Posto che mancano 18 giorni al vertice che dovrà cercare di spazzar via il disordine dal tavolo della politica migratoria per ora troppo simile a “un suicidio rituale” – ma anche salvare Schengen e ed evitare la Brexit – ecco che s’inizia una settimana, e una mesata, in cui saranno pochi i complimenti e rari gli attimi di quiete serena.
Brutte per ora le notizie da Londra. “Non c’è ancora accordo. Lavoro intenso nelle prossime 24”, ha twittato alle 9.54 di ieri sera il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, dopo la cena con David Cameron a Downing Street. Il polacco avrebbe voluto avere per oggi una bozza di lettera da mandare ai partner in vista del consiglio del 18. Si cerca una mediazione per evitare la controversa sospensione dei diritti sociali dei lavoratori comunitari che attraversano la Manica. Ieri sera a Londra la fumata è stata nera. A Bruxelles si pensa che sarà Londra a mollare per prima. In riva al Tamigi hanno in mente l’esatto contrario.
Non sarà una passeggiata, quella strasburghese del presidente della Bce. Non ce ne sono di questi tempi. Ci si aspetta che i deputati chiedano spiegazioni su quello che reputano essere stato il modesto impatto del programma di acquisto di attività (APP), conosciuto anche come quantitative easing (QE), che – notano i parlamentari - non ha ancora portato al tasso d’inflazione desiderato, vicino ma inferiore al 2%, o a un minore divario tra i tassi di prestito concessi alle piccole e medie imprese e quelli erogati a quelle più grandi. Draghi è oggetto di pressione soprattutto dalla Zona falchi, Germania e nordici. Difficile che si faccia impressionare.