visto che stanno tutti a cazzeggiare in laterale proviamo a mandare un divertente racconto porno by alex braun , sperando di non essere bannati per la troppa audacia

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prima parte
Sbora et labora- Alex braun
L’Italia a volte mi manca. Mi manca la cultura, mi manca il cibo, ma soprattutto mi mancano quelle cose uniche e tipicamente Italiane che tanto hanno allietato la mia infanzia, tipo la “Banca del Seme”. Quanti ricordi, in via Col di Lana a Milano, dove il dott. Formenti dirigeva (illegalmente) in una splendida palazzina (abusiva) una clinica specializzata nella compravendita di sperma. All’epoca avevo sedici anni e mi masturbavo dalle tre alle cinque volte al giorno (senza contare le tre o quattro canoniche scopate alla settimana), quindi la vendita di sborra fu per me una splendida opportunità per unire l’utile al dilettevole. Il buon Formenti pagava sessantamila a sborrata, ma non permetteva più di tre donazioni a settimana. Ma, come dissero Morandi Tozzi e Ruggeri, “si può dare di più”, perciò mi presentai all’infermiera obesa che faceva il turno pomeridiano armato di sorriso smagliante e carta d’identità di mio cugino, ed il gioco era fatto: sei sessioni alla settimana, per un totale netto di trecentosessanta carte da mille, ovvero un milione quattrocentoquarantamila lire al mese (e nel 1982 erano bei soldini…). La somma in questione veniva puntualmente reinvestita in un Pokerino, gioco al quale peraltro non ricordo di avere mai vinto, nonché in drogucce di vario tipo (cosa volete, l’età…). La procedura eiaculatoria era abbastanza semplice: una stanza molto pulita con una poltrona, una provetta e un pacco di riviste porno. All’inizio me la sbrigavo in un quarto d’ora, ma dopo qualche settimana le riviste cominciarono a venirmi a noia, così optai per la soluzione più ovvia: portare un “aiuto”. L’aiuto in questione si chiamava Silvia De Magistris. La pulzella era in realtà la donna di Gabriele, un mio compagno di liceo il quale acconsentì al suo “uso” a patto di essere da me introdotto nel magico mondo dell’inseminazione a pagamento. Detto, fatto. Ogni giorno esclusa la domenica io, il Gabri e la Silvia ci presentavamo per dare il nostro modesto contributo alla ripopolazione del pianeta. Le sessioni si fecero anche più interessanti, in quanto la Silvietta ci spompinava in stereofonia (“si fa più presto”, diceva…), e noi cercavamo di venirle in bocca all’unisono, di modo che lei potesse semplicemente sputare il miscuglio seminale metà in una provetta e metà nell’altra. Non molto etico, ma decisamente funzionale.
Purtroppo anche i sogni più belli muoiono all’alba, e così dopo un anno scolastico pieno di soddisfazioni, al rientro dalle vacanze trovammo la clinica chiusa con i sigilli dei Carabinieri. Ormai viziato dal denaro guadagnato per mezzo di godimento fisico, e bisognoso di liquidi per rimpolpare il mio guardaroba invernale con le doverose sei paia di Timberland nuove, capii che era giunto il momento di seguire le gloriose orme paterne.