Certificati di investimento - Capitolo 10

Poi si lamentano se gli altri stati fanno la guerra con gli altri...
Comunque hanno una tradizione di operazioni illegali in centro e sud America.
Dunque lunedi oil long ma anche quelle produttrici di armamenti saranno ancora long per un pò.
Ma chi apre male lunedi per questo attacco? Qualcuno di sicuro anche se non mi viene in mente niente...
Imho



Vedi l'allegato 777269

Secondo me dipenderà dalla posizione di Russia (che se sarà morbida probabilmente significherà qualcosa anche in ottica Ucraina) e, soprattutto, Cina.
Per il resto la storia è piena di azioni americane contro il diritto internazionale, ma appunto si tratta dell'America e per noi occidentali (che siamo etici, giusti e buoni) va bene così...
 
Secondo me dipenderà dalla posizione di Russia (che se sarà morbida probabilmente significherà qualcosa anche in ottica Ucraina) e, soprattutto, Cina.
Per il resto la storia è piena di azioni americane contro il diritto internazionale, ma appunto si tratta dell'America e per noi occidentali (che siamo etici, giusti e buoni) va bene così...
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più morbida di cosi...

Bisogna prendere atto che sta legittimando di andare praticamente a dx e a sx a fare quello che vuole (con le industrie degli armamenti che ringraziano) tradendo il mantra MAGA e difatti non è ben visto dall'elettorato.

Quindi con le elezioni di midterm a novembre, e la popolarità in calo, non è che ha molto tempo, forse è per questo che ha portato subito l'attacco.

Se perde la camera con il cavolo che continua a fare ste minchiate anche se i poteri che ha resta ancora pericoloso.

Ho chiesto a Antropic le principali multinazionali dell'industria petrolifera attive in Venezuela

  • Chevron (USA) - una delle poche statunitensi rimaste, con licenze speciali
  • Repsol (Spagna)
  • ENI (Italia)
  • Equinor (Norvegia, ex Statoil)
  • CNPC e Sinopec (Cina) - hanno aumentato la loro presenza
 
che ripercussioni possono esserci sulle borse?
da about markets

Caracas, l’“operazione antidroga”

Gli Stati Uniti hanno colpito militarmente il Venezuela con uno strike su larga scala su Caracas e obiettivi strategici, dichiarando di aver catturato Nicolás Maduro. Questo evento segna una svolta drammatica nei rapporti tra Washington e la regione latinoamericana e apre una fase di grande incertezza geopolitica ed economica.

Ufficialmente, l’operazione viene presentata dalla Casa Bianca come parte della “guerra alla droga”, della lotta contro un presunto regime criminale e della volontà di “ristabilire la democrazia” in Venezuela, accusando Maduro e l’élite militare di essere al centro di reti di narcotraffico e corruzione.

Molti leggono questa scelta come un tentativo di cambio di regime ormai esplicito, dopo anni di sanzioni e pressioni fallite, e come messaggio di forza verso potenze come Russia, Cina e Iran, che negli ultimi anni avevano rafforzato la loro presenza economica e militare in Venezuela.

Gli scenari che si aprono sono diversi e tutti ad alto rischio.

1️⃣ transizione relativamente rapida
un governo ad interim sostenuto dagli USA e da parte dell’opposizione interna, con la promessa di elezioni e una graduale riapertura del paese verso i mercati internazionali, soprattutto sul fronte petrolifero. In questa ipotesi, nel medio periodo potrebbe aumentare la produzione di greggio venezuelano, contribuendo ad allentare le tensioni sui prezzi energetici dopo una fase iniziale di volatilità.

2️⃣ conflitto interno prolungato
parte delle forze armate, milizie chaviste e gruppi criminali potrebbero non riconoscere il nuovo assetto, dando vita a forme di guerriglia urbana e controllo frammentato del territorio.

3️⃣ escalation regionale limitata
non è realistico attendersi un intervento militare diretto di Russia o Iran, ma è plausibile un aumento di supporto indiretto tramite intelligence, cyber, armi leggere e droni alle forze filo‑Maduro.

4️⃣“stallo armato”
dopo la cattura di Maduro e i primi bombardamenti, gli USA potrebbe fermarsi su una linea di contenimento, mentre il nuovo equilibrio di potere a Caracas resterebbe contestato, senza però sfociare in una guerra totale.
 
sempre da about markets

Trump–Venezuela: conferenza

• Per chi non lo sapesse, il Venezuela possiede le riserve di petrolio più grandi al mondo, circa 300 miliardi di barili. Trump afferma che dopo la cattura di Maduro gli Stati Uniti stanno di fatto “gestendo” il Paese.

• Secondo Trump, grandi compagnie petrolifere statunitensi entreranno in Venezuela e la produzione potrebbe superare i massimi del 2010, quando il Paese produceva oltre 3,1 milioni di barili al giorno.

• Gli Stati Uniti inizieranno a “vendere grandi quantità di petrolio” estratto in Venezuela. Le oil company USA verranno rimborsate per i miliardi investiti in nuove infrastrutture energetiche.

• Trump sostiene che l’operazione non costerà nulla agli Stati Uniti perché “il denaro che esce dal terreno è enorme”, lasciando intendere un controllo potenzialmente di lungo periodo.

• Trump avverte che quanto accaduto a Maduro può accadere a qualsiasi leader politico o militare venezuelano che non si allinei.

Se queste affermazioni verranno confermate nei fatti, sarebbe uno shock geopolitico ed energetico globale, con impatti su OPEC, prezzi del petrolio, equilibri in America Latina e potenziale pressione al ribasso sui prezzi della benzina negli Stati Uniti.
 
In soldoni, stando a 🐔 , gli USA hanno preso il controllo del Venezuela. Tutti zitti, mi raccomando...
 

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