Certificati di investimento - Capitolo 8

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Chiusa ad ulteriori risposte.
Altra cedola sbagliata di bnp…
Ricevuto 39 euro e non 390
XS2348128401
Ma chi fa i conti? Pippo Pluto o Paperino?
sul loro sito c'è scritto che doveva pagare 139!!!!
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CJ...

BASF ha annunciato un drastico taglio del dividendo (che passa da €3,4 euro ad azione a massimi €2,25 nei prossimi quattro anni) e la cessione di asset come parte di una strategia più ampia per fronteggiare i crescenti costi energetici e il calo della domanda, soprattutto in Cina. La compagnia prevede la chiusura di ulteriori impianti in Germania, tra cui il sito di Ludwigshafen, il più grande impianto chimico d'Europa. Nel frattempo, il management sta considerando la quotazione della sua divisione agricola e prevede di risparmiare 2,1 miliardi di euro entro il 2026. Il titolo è sceso fino al 3,2% nella giornata di giovedì, segnando un calo dell'8,4% da inizio anno.
Sono stato a Ludwigshafen nel 99; una vera città della chimica. Allora c’erano circa 36mila dipendenti; pochi anni prima ce n’erano più di 60mila
 
CJ...

BASF ha annunciato un drastico taglio del dividendo (che passa da €3,4 euro ad azione a massimi €2,25 nei prossimi quattro anni) e la cessione di asset come parte di una strategia più ampia per fronteggiare i crescenti costi energetici e il calo della domanda, soprattutto in Cina. La compagnia prevede la chiusura di ulteriori impianti in Germania, tra cui il sito di Ludwigshafen, il più grande impianto chimico d'Europa. Nel frattempo, il management sta considerando la quotazione della sua divisione agricola e prevede di risparmiare 2,1 miliardi di euro entro il 2026. Il titolo è sceso fino al 3,2% nella giornata di giovedì, segnando un calo dell'8,4% da inizio anno.
Per chi vuole cavalcare l'onda, c'è questo che era già vicino barriera DE000MS8JN73
Altrimenti dovrebbero stornare anche XS2613554695 e IT0005487571
 
RECORD DI SCOMMESSE RIBASSISTE SUL PETROLIO

Gli investitori non sono mai stati così ribassisti sul petrolio. L'atmosfera di pessimismo è alimentata dalle previsioni di un eccesso di offerta il prossimo anno, soprattutto a causa della produzione in aumento fuori dall’alleanza OPEC+. A ciò si aggiunge la preoccupazione per un rallentamento della domanda industriale globale, evidenziata dalle forti scommesse contro i prezzi del diesel.
Non è solo questione di previsioni negative. Le dimensioni delle posizioni ribassiste sono così estreme da superare persino i livelli raggiunti durante la guerra dei prezzi dell’OPEC all’inizio della pandemia.

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Il cambiamento nel mercato è profondo: gli investitori tradizionali che utilizzavano il petrolio come copertura contro l’inflazione stanno praticamente scomparendo, lasciando campo libero a quei fondi che seguono le tendenze e si basano su indicatori tecnici piuttosto che su fondamentali economici. Questi fondi, spesso gestiti da algoritmi, stanno prendendo il controllo delle dinamiche di mercato.

Parliamo di fondi che usano strategie automatizzate per individuare tendenze e fare trading basandosi su grafici e dati. In pratica, reagiscono agli stessi movimenti di prezzo che contribuiscono a creare, amplificando le oscillazioni. Questa predominanza degli “algo trader” ha creato un ambiente dove nessuno sembra avere più certezze.

Le prospettive a lungo termine per il petrolio restano cupe, con le scorte globali che si prevede aumenteranno a 2,73 miliardi di barili entro il 2025, secondo le stime del governo USA. La domanda di carburante, inoltre, sta mostrando segni di cedimento: le raffinerie europee stanno riducendo la produzione e i margini di profitto per la produzione di benzina e diesel negli Stati Uniti sono scesi ai minimi stagionali dall’inizio della pandemia.

Non mancano però i possibili catalizzatori per un rimbalzo. Recenti interruzioni nella produzione in Libia, le misure di sostegno economico della Cina e i tagli aggressivi dei tassi di interesse negli Stati Uniti potrebbero fornire il carburante per una ripresa. Anche le tensioni geopolitiche mantengono vivo il rischio di nuove fiammate nei prezzi.
In questo scenario volatile, gli operatori tradizionali sono sempre più riluttanti a prendere posizioni importanti, specialmente in vista delle elezioni statunitensi, che potrebbero avere effetti imprevedibili sul mercato del petrolio.





 
Cina + 5,5%, Giappone - 4,5%...

L’ultima seduta del mese e del trimestre è del tutto disomogenea in Asia Pacifico: continuano a galoppare le borse della Cina e segna un forte ribasso l’azionariato del Giappone.
Nell’ultima sessione prima di una settimana di vacanza, l’indice CSI 300 delle borse di Shanghai e Shenzhen guadagna il 6,5%, la variazione giornaliera più forte degli ultimi nove anni. Settembre si chiude con un rialzo del 18%
L’Hang Seng di Hong Kong è in rialzo del 3,3%, +18,3% il mese..
In coda a quel che è stato deciso a Pechino la scorsa settimana, tre delle maggiori città cinesi hanno allentato nel fine settimana le regole per gli acquisti di case, la banca centrale cinese ha poi abbassato i tassi ipotecari.
In aggiunta, l’indice PMI manifatturiero è migliorato in settembre a 49,8 da 49,1 di agosto: il consensus era 49,4. Peggiora leggermente l’indice non manifatturiero a 50,0, da 50,3. Ha invece del tutto deluso l’indice PMI di Caixin, sia nella componente servizi che in quella manifatturiera.
E’ su una rotta opposta la borsa di Tokyo: indice Nikkei -4,5%. Settembre termina con un ribasso dell’1,5%.
Lo yen si indebolisce leggermente dopo il balzo di venerdì, cross a 142,4.
Il mercato prende atto dell’inattesa vittoria di Shigeru Ishiba nella corsa alla leadership del partito al governo, gli investitori avevano scommesso su Sanae Takaichi, favorevole all’aumento degli stimoli monetari.
Ishiba non ha messo becco sul fatto che la banca centrale continui il suo percorso di allontanamento dai tassi ultra bassi, Takaichi aveva invece definito "stupidi" ulteriori aumenti dei tassi.
Stanotte Kyodo News ha riferito che Katsunobu Kate, già ministro con Shinzo Abe e sostenitore della politica di sostegno all’economia, è destinato a diventare il prossimo ministro delle Finanze.
Ishiba potrebbe indire le elezioni generali il 27 ottobre, ha dichiarato l'emittente pubblica NHK.
 
RECORD DI SCOMMESSE RIBASSISTE SUL PETROLIO

Gli investitori non sono mai stati così ribassisti sul petrolio. L'atmosfera di pessimismo è alimentata dalle previsioni di un eccesso di offerta il prossimo anno, soprattutto a causa della produzione in aumento fuori dall’alleanza OPEC+. A ciò si aggiunge la preoccupazione per un rallentamento della domanda industriale globale, evidenziata dalle forti scommesse contro i prezzi del diesel.
Non è solo questione di previsioni negative. Le dimensioni delle posizioni ribassiste sono così estreme da superare persino i livelli raggiunti durante la guerra dei prezzi dell’OPEC all’inizio della pandemia.

Vedi l'allegato 747833
Il cambiamento nel mercato è profondo: gli investitori tradizionali che utilizzavano il petrolio come copertura contro l’inflazione stanno praticamente scomparendo, lasciando campo libero a quei fondi che seguono le tendenze e si basano su indicatori tecnici piuttosto che su fondamentali economici. Questi fondi, spesso gestiti da algoritmi, stanno prendendo il controllo delle dinamiche di mercato.

Parliamo di fondi che usano strategie automatizzate per individuare tendenze e fare trading basandosi su grafici e dati. In pratica, reagiscono agli stessi movimenti di prezzo che contribuiscono a creare, amplificando le oscillazioni. Questa predominanza degli “algo trader” ha creato un ambiente dove nessuno sembra avere più certezze.

Le prospettive a lungo termine per il petrolio restano cupe, con le scorte globali che si prevede aumenteranno a 2,73 miliardi di barili entro il 2025, secondo le stime del governo USA. La domanda di carburante, inoltre, sta mostrando segni di cedimento: le raffinerie europee stanno riducendo la produzione e i margini di profitto per la produzione di benzina e diesel negli Stati Uniti sono scesi ai minimi stagionali dall’inizio della pandemia.

Non mancano però i possibili catalizzatori per un rimbalzo. Recenti interruzioni nella produzione in Libia, le misure di sostegno economico della Cina e i tagli aggressivi dei tassi di interesse negli Stati Uniti potrebbero fornire il carburante per una ripresa. Anche le tensioni geopolitiche mantengono vivo il rischio di nuove fiammate nei prezzi.​


In questo scenario volatile, gli operatori tradizionali sono sempre più riluttanti a prendere posizioni importanti, specialmente in vista delle elezioni statunitensi, che potrebbero avere effetti imprevedibili sul mercato del petrolio.



Non c’è più religione ,col medio Oriente in fiamme ..
 
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