buongiorno ... lei sì che ha un bel problema
L’eredità miliardaria di Steve Jobs
La vedova del guru a un bivio: vendere le azioni lasciate dal marito e risparmiare 800 milioni di dollari o tenere?
Lo scorso 5 ottobre moriva Steve Jobs, co-fondatore di Apple e della casa di produzione Pixar. Al momento della sua morte, Steve, deteneva azioni per circa 6,78 miliardi di dollari suddivisi tra titoli Apple e Disney. A oltre un mese dalla scomparsa del marito, la moglie di Steve, Laurene Powell Jobs, dovrà decidere cosa fare di questo enorme pacchetto azionario tutt’altro che diversificato. In base alla legge della California, infatti, la moglie di Jobs potrebbe vendere oggi in blocco tutti i titoli ereditati e non pagare un centesimo di tasse. Questo perché il plusvalore sulle azioni lasciate da Jobs va calcolato unicamente sull’incremento che i titoli hanno registrato dopo la morte di quest’ultimo e non dal momento in cui sono state entrate nel portafoglio del guru. In questo modo la vedova Jobs potrebbe evitare di sborsare la bellezza di 867 milioni di dollari in tasse sul “capital gain”.
Se ciò non bastasse, dal 2013 l’aliquota per il pagamento del “capital gain” passerà dal 15 al 20% in California, rendendo l’eventuale vendita ancora più interessante. In dettaglio Jobs deteneva 138 milioni di titoli Disney per un controvalore di circa 4,74 miliardi di dollari; a questo primo pacchetto si aggiungono le 5,55 milioni di azioni Apple per un controvalore di mercato di 2,05 miliardi di dollari. Se si dovesse calcolare il plusvalore su questi due pacchetti, ci troveremmo di fronte a 5,78 miliardi di dollari di “capital gain” su cui calcolare le tasse (867 milioni appunto). I due pacchetti si sono creati entrambi in questo decennio. Il primo, quello relativo ad Apple, è datato 2003 (quando il titolo Apple valeva poco più di 10 dollari); il secondo pacchetto (Disney) rappresenta la contropartita per la vendita di Pixar alla Disney avvenuta nel 2006 e che fruttò a Jobs 7,4 miliardi di dollari in azioni Disney. Circa l’eventuale dismissioni dei due pacchetti i problemi sorgono unicamente per la quota in Disney, dove gli oltre 138 milioni di titoli Disney difficilmente potrebbero essere collocati attraverso un’operazione di “fire sale” visto che l’ammontare transato ogni giorno rappresenta solo un decimo del pacchetto di Jobs. Diverso il discorso per la partecipazione in Apple dove tutto l’importo potrebbe essere tranquillamente piazzato in una qualsiasi giornata di Borsa. Ora la palla passa alla vedova Jobs che insieme ai quattro figli dovrà decidere se “separarsi” definitivamente dei lasciti del marito o preservare la sua memoria a suon di milioni.
24 novembre 2011 15:11