Antonveneta, Fazio nella tempesta: Intercettati i colloqui
da Repubblica.it:
Antonveneta, Fazio nella tempesta Intercettati i colloqui con Fiorani
MILANO - Un'inchiesta che assomiglia ogni giorno di più a una valanga, che cresce e porta tutto con sé. E travolge una delle massime instituzioni del Paese, la Banca d'Italia e il suo governatore Antonio Fazio. Intercettazioni, atti dove compaiono personaggi sempre nuovi. Ci sono Fiorani, Ricucci, Gnutti e soci. Poi c'è Fazio (che non è indagato dalla Procura di Milano, ma compare in molte intercettazioni); anzi, la famiglia Fazio, perché anche la moglie del governatore di Bankitalia, Cristina Rosati, sembra svolgere un ruolo importante nella vicenda. Ancora: l'onorevole di Forza Italia Luigi Grillo (proprio dalla sua utenza telefonica al Senato, Gianpiero Fiorani avrebbe telefonato a Fazio) e un certo "Don Luigi" - figura fondamentale di raccordo tra i protagonisti della vicenda - che qualcuno identifica proprio con il parlamentare azzurro, altri con don Gigi Ginami, sacerdote romano confidente di molti potenti, amico sia di Fiorani che di Fazio (sia Grillo che don Ginami, però, negano tutto).
E infine c'è l'ombra di una talpa a Palazzo di Giustizia di Milano. Sì, perché da un'utenza del Palazzo milanese è partita una telefonata diretta a un cellulare riconducibile a una persona coinvolta nell'inchiesta. Nella conversazione una figura finora ignota - ma gli inquirenti temono che sia un magistrato - avrebbe preso un impegno preciso: adoperarsi presso la Procura di Roma per evitare impedimenti giudiziari ai protagonisti del concerto Antoveneta.
Ma l'inchiesta dei pubblici ministeri Eugenio Fusco e Giulia Perrotti potrebbe avere conseguenze imprevedibili nei prossimi giorni. Potrebbe coinvolgere altri personaggi eccellenti, dopo il sequestro delle azioni Antonveneta in mano ai "concertisti" (tra il 40 e il 50 per cento del totale). Una mossa clamorosa, che potrebbe essere soltanto la prima: i pm infatti sono convinti che le cessioni di quote di minoranza operate da Bpi (grazie alle quali è stato possibile rafforzare il patrimonio della banca in vista del lancio dell'Opa su Antonveneta) siano fittizie: l'ipotesi è che in realtà le società alienate siano sempre nella disponibilità dell'istituto di Lodi (magari con una clausola di retrovendita dopo un anno). Se l'accusa fosse confermata, tutto l'impianto su cui poggia l'Opa lanciata da Bpi si sfascerebbe, perché verrebbero meno i pilastri finanziari dell'operazione. Non solo: si sta indagando anche sul perché Bankitalia abbia ignorato il parere negativo dato da due suoi ispettori all'operazione.
E ancora: presto la Procura milanese potrebbe sequestrare i capital-gain (circa 100 milioni di euro) derivati dai massicci acquisti di azioni Antonveneta (per 550 milioni di euro) operati da soggetti vicini a Fiorani. Un'operazione, sostiene la Procura, finanziata dall'allora Banca Popolare di Lodi e da Gianpiero Fiorani per giungere al controllo di Antonveneta. I protagonisti sarebbero stati "premiati" dalle generose plusvalenze.
Ieri intanto la Procura ha nominato un custode giudiziario dei titoli sequestrati: è Emanuele Rimini, professore di diritto a Milano. Sarà lui a rappresentare la quota azionaria dei concertisti all'assemblea di oggi che probabilmente eleggerà un consiglio di amministrazione targato Abn Amro. La prossima tappa dell'inchiesta sarà all'inizio della settimana prossima, quando il gip Clementina Forleo deciderà se convalidare o meno il sequestro delle azioni, quasi centocinquanta milioni di titoli, praticamente il 50 per cento del totale. Gli avvocati dei concertisti temono la pausa estiva dell'attività giudiziaria: se il sequestro fosse confermato, la decisione del tribunale del Riesame rischierebbe di arrivare ben dopo l'estate.