La vita, a volte ...
Negli anni 80 e 90, o anche un po' dopo, percorrevo le lande di Francia con le mie diesel (una alla volta, no tutte assieme). Cosa cercavo? Se pensi stampe hai indovinato a metà. Cercavo occasioni, respirando l'aria antica di paesetti spesso simili tra loro, la chiesa, la flèche (tipo campanile), la piazzetta con l'antico lavatoio, la brasserie e la boulangerie, che preferivo perché dopo 6 brioches si può ancora guidare, dopo 6 birre mica tanto.
Dormivo in macchina, in mezzo ai campi, per stradine che la mattina non riconoscevo affatto. L'auto dopo qualche giorno aveva già un suo carico di "occasioni", e trovare una posizione per la notte diveniva pian piano più complicato. Ma continuavo a 60 l'ora per strade dritte, dolci, ignote, come braccato dai clakson che a decine disperatamente tentavano di spingermi fuori rotta, nei fossi, su per i muri.
E le trovavo le occasioni. Ricordo acquetinte di Matta prese a buon mercato dalla signora che teneva ferma la mucca, e soprattutto non conosceva quella strana firma. Ricordo litografie di Maximilien Luce trovate al centro di un paesino che le carte Michelin tentavano invano di ignorare. Al centro, perché in ogni città, borgo o paese, nella piazza centrale, a fianco della chiesa, della boulangerie, della brasserie, c'era sempre un vecchio negozio di stampe e libri, inevitabile, poco visibile per la polvere che lo copriva, ma comunque c'era. Qualche volta era anche aperto. E io che arrivavo a mezzogiorno, più di una volta mi feci rinchiudere dentro a chiave, a spulciare tutto il negozio, mentre il titolare andava a casa a mangiare e bere. Quando tornava dava per scontato che io fossi ancora là, ma mezzo morto, e soprattutto, a proposito di scontato, sazio e brillo com'era si accontentava di molti franchi in meno rispetto a prima.
Ma poi c'erano i brocanteurs, i robivecchi, acquattati non al centro, ma alle estremità dei paesi, ingombri di una confusione tale che al paragone i mercatini italiani di adesso sembrano chiese agghindate per una funzione funebre. Di solito li vedevo di sguincio dopo averli appena superati, questo comportava pericolose manovre per tornare indietro nel vivace traffico dove, sino a mezzo minuto prima, la strada ricordava il Sahara in un giorno di lutto. Dai brocanteurs stampe ce n'erano di rado. Però da loro me ne andavo via con vasi, mobilacci, olii sfasciati, con cui provvedevo ad una distribuzione internazionale di tarli che nel suo piccolo anticipò i liberi commerci dell'unione europea.
Orbene - vengo al punto - una volta d'estate eravamo in due con la tenda. La notte si avvicinava, lo sperato campeggio no. Risalivamo la Loira con una certa apprenzione, ma ci salvò infine il campeggio comunale di Charité-sur-Loire. Era allora una cittadina con tre o quattro librerie ed altrettanti rigattieri. In tutti questi negozi trovai cose interessanti, anche se allora non potevo immaginare che pochi anni dopo Charité s.L. sarebbe divenuta la capitale regionale proprio del libro e della stampa, con un frequentato festival annuale.
In particolare, giunsi sino al rigattiere in cima al paese, una enorme baracca dove entrare era un atto temerario, e già ti immaginavi che ti rovinasse addosso; beh, questo baraccone conteneva stampe e quadri in quantità interessante, e fu razziato. In particolare presi una trentina di linoleum o xilografie tutte uguali, non firmate, invendibili, ma talmente ben conservate da sembrare fatte ieri.
Le ho tenute lì per trent'anni o più, come si conserva la foto dello zio di campagna, dimenticandole nel medesimo posto, senza mai spostarle. Ma ne avevo fotografato una, e l'altro giorno, nei preparativi di una specie di trasloco, il relativo foglietto saltò fuori non so da dove, e io mi ricordai che non avevo più cercato di capire chi fosse l'autore.
Chissà perché (eh!) subito googlai ed apparve lei. L'autrice risulta essere una pittrice ed insegnante, riscoperta, guarda un po', a fine 900 da una certa Sophie B[anet]-R[ivet] Mouchat. Il titolo del linoleum è Primavera, datato verso il 1930. L'autrice Hélène Guinepied nata nella Nièvre nel 1883, vissuta fino al 1937. Partecipò ad alcuni Salon e tre sue opere sono al Musée de la faïence et des Beaux-Arts di Nevers. La pittrice inventò pure un metodo educativo detto Helguy, Ebbe ad insegnare alla sorella di Gaston Chaissac e persino a Dubuffet!
Insomma, non uno sconosciuto, ma un'autrice relativamente nota e storicizzata. Bene. E ora mi ritrovo con 36 esemplari di una piacevole ma relativamente invendibile linoleografia e la responsabilità di capire che farne, anche per rispetto alla memoria dell'autrice.
Hélène Guinepied — Wikipédia
Scheda
AUTORE Hélène Guinepied (1883-1937) Francia-Nièvre
TITOLO Primavera (verso 1930)
TECNICA Linoleografia
DIMENSIONI carta cm 33x51, linoleum cm 26x32
NOTE SULL'AUTORE Fu anche educatrice (metodo Helguy), la seguirono anche Gaston Chaissac e Dubuffet. Studiò all’Académie Julian e alle Beaux Arts di Parigi. Al Salon 1911-1913 Illustraz. in
Pages Medicales e
Parisienne. Al musée di Faiences et Beaux Arts di Nevers. Fu riscoperta fine 900 da Sophie Banet-Rivet Mouchat.
NOTE SULL'OPERA mai firmata all’origine, ottime condizioni.