L’altro deteriore aspetto è l’approccio deterministico alla realtà economica,
che ha natura sociale e non può essere investigata con un approccio tale come si può fare nelle scienze positive,
ma solo con una visione probabilistica, tipica delle scienze sociali,
dove la razionalità assoluta si scontra con la realtà probabilistica.
Troppo spesso questa visione rende inattendibili le stime e le relazioni che vengono fatte sui casi investigati.
Talora la valutazione di un bilancio di un comune complesso viene fatto solo su alcune voci,
che spesso non sono rappresentative della realtà indagata
e manca completamente la visione e l’analisi dei processi produttivi.
E spesso gli indicatori di risultato sono un’offesa al buon senso.
Oggi si pone il problema, come centrale, delle analisi previsionali
esattamente nel periodo storico i cui queste hanno la precedenza assoluta,
perché abbiamo una visione del futuro che non supera i pochi mesi che ci troviamo davanti.
La crisi della finanza che possiamo notare è manifesta nei prodotti tossici che ci hanno avvelenato,
non è quasi mai stata toccata da un’analisi approfondita e competente dei fatti,
lasciando impuniti troppi reati finanziari giustificando così il “moral hazard”.
La previsionalità è fondamentale e va supportata con strumenti di analisi contabile
che derivano dall’economia aziendale e che sono quasi sconosciuti alla magistratura contabile.
Come parlare di controllo preventivo della gestione,
avviare sistemi di internal audit e di risk management è necessario
per provare a tenere sotto controllo una spesa che scivola via
nell’intricato bosco di norme troppo spesso inutili.
Per ogni nuova norma ne andrebbero cancellate dieci.
E allora, forse, si potrebbe portare l’efficienza troppo spessa conclamata ma quasi mai raggiunta nelle analisi.
Il problema, in definitiva, non sono le analisi preliminari
che devono essere chiare, perseguibili e flessibili ai possibili cambiamenti,
ma i sistemi di misurazione e controllo delle previsioni che vanno continuamente monitorate,
per verificare che oggi sono inadeguate e rendono eterne le procedure di analisi,
le quali rischiano di diventare inutili perché troppo in ritardo.
Ha fatto bene il Governo a dare evidenza alla tempistica inadeguata delle analisi preventive,
ma il vero problema è andare oltre e affrontare una profonda revisione dei sistemi di controllo,
inadeguati oggi alla necessità del Paese non solo per il Pnrr,
ma per cominciare a fare una seria spending review sulla spesa pubblica prima che vada fuori controllo.
Non si risolvono i problemi con gli stessi mezzi culturali che li hanno creati.