Sp mib e titoli quando sarà il momento giusto

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Re: SP MIB AGGIORNAMENTO, prima di andar via

iociprovo1 ha scritto:
Allora Adriano..come sei messo...

BORSA : posizioni garibaldine (short) su fib e crude.... :(
INTER: vediamo come riusciremo a perderci questo scudetto... :(
ELEZIONI: preferirei la dittatura, almeno non si perde tempo ad andare a votare... :(

ciao Franco! :)
 
Re: SP MIB AGGIORNAMENTO, prima di andar via

adrianogv ha scritto:
BORSA : posizioni garibaldine (short) su fib e crude.... :(
INTER: vediamo come riusciremo a perderci questo scudetto... :(
ELEZIONI: preferirei la dittatura, almeno non si perde tempo ad andare a votare... :(

ciao Franco! :)
Sei un grande Adriano..il primo interista che ..ammiro..il che e' tutto dire
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
Per l'INTER..si se lo perdete sareste da ammazzare..ma sai....c'e' imponderabile.
Per il resto...io non sono nei mercati tuoi..io sono un vecchietto che va' con le azioni...
all'antica... :up: :up: :up:
Ciao
 
Bernanke: "Accelerare sulla SuperFed"


IL CASO






Bernanke accelera sulla SuperFed: alla fine della settimana scorsa, con un’iniziativa inusuale, prima di inoltrarsi nelle riunioni di primavera del G7 e del Fondo Monetario, il presidente della Fed ha tenuto un discorso a Richmond in Virginia. E ha mandato al suo governo, al Congresso che deve varare le leggi necessarie, e ai partner occidentali che avrebbe incontrato di lì a poco, un messaggio inequivocabile: il pacchetto di provvedimenti che Paulson ha proposto (e che Bernanke aveva ovviamente contribuito a formulare) va approvato al più presto. Non deve diventare oggetto di uno scontro parlamentare paralizzante, che avrebbe come unico effetto quello di far precipitare la crisi. Nella serie di progetti legislativi, c’è innanzitutto il potenziamento della stessa Fed, che sarà chiamata ad esercitare la sua vigilanza non più solo sulle banche commerciali ma sull’intero universo delle istituzioni finanziarie operanti in America, dalle banche d’investimento agli hedge fund. Del resto, su queste istituzioni ha cominciato di fatto ad erogare provvedimenti di salvataggio, quindi coerentemente ora Bernanke vuole che possa anche vigilarvi. Paulson ha poi proposto la creazione di un’authority per il controllo dei mutui e la ricapitalizzazione delle agenzie governative di erogazione dei mutui stessi Fannie Mae e Freddie Mac.
 
Intesa, Unicredit le superbanche e i piani anticrisi




GIOVANNI PONS




«L’attuale crisi di fiducia si può descrivere come una gigantesca roulette russa. Sai che c’è un proiettile in canna da qualche parte ma non sai dov’è, e nel dubbio nessuno si punta la pistola alla testa». La metafora usata dal banchiere internazionale per spiegare come mai le banche non si fidano più le une delle altre e quindi non si prestano i soldi a vicenda è un po’ colorita ma rende bene l’idea. Ed è utile a spiegare come mai cominci a determinarsi una sorta di selezione tra gli istituti che vantano una raccolta forte, e soprattutto superiore rispetto agli attivi di bilancio, e gli altri, quelli che sono costretti a finanziarsi sul mercato interbancario perché non dispongono di una raccolta al dettaglio sufficiente a coprire i propri attivi. È una linea di demarcazione fondamentale che sta provocando una sorta di selezione darwiniana all’interno del sistema bancario internazionale.
In linea di massima, sta prendendo corpo l’idea che le banche europee siano più solide rispetto a quelle americane, anche se le quotazioni di Borsa ancora non rispecchiano questa differente percezione. Le banche europee sono attualmente valutate con un multiplo di 34 volte sull’Ebit (utile ante imposte, interessi e tasse) mentre quelle americane viaggiano ancora a circa sette volte. Ecco, alcuni analisti non si sorprenderebbero se questi parametri si rovesciassero nell’arco di qualche mese. Istituti come Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bilbao Vizcaya, Banco Santander, stanno meglio di altri banalmente perché la crisi non si è originata in casa loro. La crisi ha avuto origine in quegli istituti parabancari che sfuggivano al controllo dell’autorità di vigilanza e che per diversi anni hanno prestato soldi sotto forma di mutui immobiliari senza effettuare una corretta due diligence, o semplicemente in misura di molto superiore alle capacità di restituzione del prenditore. Un fenomeno che non ha riguardato l’Europa continentale dove in linea di massima non si può sottoscrivere un mutuo ad un costo superiore al 30% del proprio stipendio. Ma purtroppo molte banche europee hanno sottoscritto quote o titoli delle "società veicolo" create dalle banche americane con all’interno mutui o comunque crediti di scarsa qualità. E non è ancora completamente chiaro dove si annidino queste potenziali perdite ancora in parte nascoste nei bilanci di banche e assicurazioni. Ecco dunque spiegato il messaggio alto e forte del Financial Stability Forum: «Cari banchieri fate luce sulle perdite di bilancio, così non rischierete di fallire per una crisi di fiducia». Una crisi che potrà dissolversi solo quando il mercato avrà la percezione che tutte le perdite legate ai mutui subprime e ai veicoli ad essi connessi saranno state dichiarate dai diretti interessati. Fino ad allora continuerà a prevalere l’effetto "roulette russa", nel senso che nessuno si prenderà la responsabilità di prestar soldi a qualcuno che potrebbe saltare da un momento all’altro.
Una svolta importante e significativa sul fronte della liquidità dei mercati si è potuta registrare con il caso Bear Stearns, la banca d’affari salvata dall’intervento della Jp Morgan, peraltro sollecitato dalla Federal Reserve. Bear Stearns stava caracollando sul mercato poiché non trovava altre banche disposte a finanziarla sulle voci di un possibile deterioramento dei suoi asset.
 
Re: SP MIB AGGIORNAMENTO, prima di andar via

iociprovo1 ha scritto:
Sei un grande Adriano..il primo interista che ..ammiro..il che e' tutto dire
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
Per l'INTER..si se lo perdete sareste da ammazzare..ma sai....c'e' imponderabile.
Per il resto...io non sono nei mercati tuoi..io sono un vecchietto che va' con le azioni...
all'antica... :up: :up: :up:
Ciao

anche Tu sei un simpaticone (sia pur milanista), in borsa poi, azioni o altro l'importante è nn lasciarci le penne, meglio se si guadagna...

m.twain diceva che ci sono due casi in cui l'uomo nn deve speculare in borsa: quando non ha i soldi
e.....
quando ha i soldi!

ciao! :)
 
La Germania rischia di più per mancanza di superbanche


analisi



ANDREA TARQUINI




Crediti a rischio per almeno duecento miliardi di euro, svalutazioni a catena che portano gravi perdite, calo sistematico dei titoli dei maggiori istituti la settimana scorsa a Francoforte, incertezza sul futuro sullo sfondo del crescente pessimismo di Moody’s sul sistema bancario tedesco. La grande crisi internazionale insomma ha ormai investito in pieno le grandi banche made in Germany. E ha messo a nudo, come crisi di sistema, le debolezze strutturali del sistema bancario della Repubblica federale: troppo frammentato, senza un vero big global player all’altezza della grande concorrenza internazionale. Mercoledì scorso la piccola Weserbank, una banca privata di Bremerhaven, è stata la prima a essere costretta dalle autorità di vigilanza a dichiarare fallimento. E’ il primo caso ma potrebbe non essere l’ultimo.
Il grido d’allarme di Moody’s è suonato inusualmente severo, la settimana scorsa. «Le prospettive generali per gli istituti di credito tedeschi sono negative», ha detto l’esperta dell’agenzia di rating, Katharina Barten. Non solo per l’onda della crisi internazionale, con le banche tedesche più coinvolte nei subprime di quanto non si credesse. Ma anche perché, aggiungono a Moody’s, troppe banche e troppe casse di risparmio nella Bundesrepublik si contendono troppo pochi clienti, per cui «sarebbe prematuro dire che vediamo la luce alla fine del tunnel». I dati fondamentali del sistema economico tedesco restano solidi e positivi, ma le banche non ce l’hanno fatta a stare al passo con la razionalizzazione delle grandi industrie di Germania: le seconde sono global player senza rivali, campioni d’un paese che esporta più del Giappone, mentre le prime sono rimaste a dimensioni provinciali: persino i principali istituti hanno una quota di mercato sommata di gran lunga inferiore a quella delle più importanti banche delle altre grandi economie: hanno tutte e cinque insieme meno di un quarto del mercato nazionale dei risparmi, mentre la media nell’Unione europea è del 60 per cento.
Una strategia che punti a grandi fusioni sarebbe teoricamente inevitabile, e infatti si è parlato di recente di matrimoni tra Dresdner e Commerzbank, o tra una delle due e Postbank, o di una unione a tre. Ma i tempi non sono ancora maturi, stima Moody’s: la consapevolezza della gravità della crisi è ancora insufficiente. Fusioni peraltro appaiono necessarie, anzi inevitabili, anche nel comparto più malato di tutto il sistema creditizio tedesco, quello delle banche regionali. Banche che, ammonisce il Bafin, l’autorità tedesca di vigilanza sul settore bancario, si sono curate troppo poco di fare affari con la clientela individuale e col Mittelstand, il vitale settore delle piccole e medie aziende. E hanno esposto capitali in troppi affari a rischio negli Usa.
«Il 2008 non sarà solo un anno difficile, ma anche un anno che richiederà molto coraggio per gli istituti», ha ammonito KlausPeter Mueller, ceo di Commerzbank e presidente del Bundesverband Deutscher Bank, l’associazione delle banche tedesche. La fine della crisi finanziaria non è alle viste. E la crisi ha investito persino l’unico vero giganter, Deutsche Bank. Il cui numero uno, lo svizzero Josef Ackermann, ha dovuto ammettere che le svalutazioni che pesano sulla banca delle nere torri gemelle di Francoforte ammontano per il solo primo trimestre dell’anno in corso a 2,5 miliardi di euro. Cioè più dei 2,3 miliardi di svalutazioni per tutto l’anno scorso. «I risultati di bilancio operativi quindi minacciano di scivolare nei conti in rosso», avverte l’analista Dieter Hein di Fairesearch. In ogni caso, sarà difficilissimo se non impossibile per Ackermann raggiungere l’obiettivo di utili che si era prefissato e che aveva promesso agli azionisti. Le perdite di Deutsche sono causate soprattutto da affari sbagliati sul mercato dei mutui ipotecari Usa e su crediti in Germania ora in forse. Il problema è che Deutsche Bank è impegnata per circa 3,3 miliardi di euro sul mercato dei subprime, e per altri 7,9 miliardi per mutui il cui rating è appena al di sopra dei subprime.
Non certo meno minaccioso è il vento che spira a Dresdner Bank. Le cui perdite e svalutazioni, secondo la Sueddeutsche Zeitung, creano frustrazione e inquietudine nell’animo di Helmut Perlet, ceo di Allianz che controlla l’istituto. Già l’anno scorso, Dresdner aveva lamentato svalutazioni per 1,3 miliardi di euro. Perlet stesso a fine gennaio 2008 aveva annunciato il rischio di almeno altri 400 milioni di svalutazioni, e il ritmo può accelerare. Allianz, che come casamadre punta a un aumento annuale degli utili di circa il dieci per cento dall’anno prossimo, starebbe studiando ogni opzione: vendere Dresdner, oppure sponsorizzare una sua fusione con Postbank (i cui fondamentali però sono giudicati negativamente dalle agenzie di rating) o con Commerzbank.
Peggiore è la situazione in alcune banche regionali. Prima fra tutte la Bayerische Landesbank bavarese, che ha appena annunciato svalutazioni per circa 4,3 miliardi di euro. E la banca regionale sàssone, che l’anno scorso era stata salvata dalla bancarotta solo grazie all’azione salvataggio della rivale Landesbank del ricco Stato del BadenWuerttemberg, adesso è di nuovo nel mirino per affari di dubbio livello. Nel 2007 aveva già perso la cifra record di 642 milioni di euro, adesso si parla per i soli primi mesi 2008 di dubbi su altri 154 milioni di euro. Un caso critico a parte è quello di Ikb, salvata soltanto grazie a un’iniezione di aiuti pubblici per otto miliardi di euro circa. «Le banche private non chiedono e non vogliono l’aiuto dello Stato», assicura Mueller. Ma banche regionali e casse di risparmio potrebbero finire per trovarvi l’unica salvezza. Der Spiegel teme che la crisi finanziaria finirà per costare almeno 30 miliardi di euro ai contribuenti, gravando sui conti pubblici.
Dunque, futuro incerto e sfide dietro ogni angolo. L’ultima minaccia scoperta dagli operatori tedeschi è in realtà una vecchia storia, un errore d’imprudenza compiuto dagli istituti poco dopo la riunificazione tedesca. Secondo Ernst&Young, le banche tedesche hanno concesso allegramente crediti immobiliari nell’ex Germania Est, e molti di questi crediti sono ora sofferenti, non hanno più alle spalle la garanzia di un rifinanziamento. Insomma, una piccola crisi dei subprime made in Germany, fatta in casa poco dopo la caduta del Muro di Berlino. E all’est tedesco il prezzo di molti immobili è crollato.
Le grandi banche, e il governo, hanno fretta di introdurre nuove regole, un nuovo codice di condotta più severo, ma Berlino, Francoforte e Monaco si sarebbero risparmiati molti dolori e molti miliardi se ci avessero pensato prima.
 
Re: SP MIB AGGIORNAMENTO, prima di andar via

adrianogv ha scritto:
anche Tu sei un simpaticone (sia pur milanista), in borsa poi, azioni o altro l'importante è nn lasciarci le penne, meglio se si guadagna...

m.twain diceva che ci sono due casi in cui l'uomo nn deve speculare in borsa: quando non ha i soldi
e.....
quando ha i soldi!

ciao! :)
In fin dei conti..siamo sempre cugini dai..rivalita'..e rispetto..e' quello che ci vuole.
In effetti.m.twain..ha ragione...ma siamo in un periodo balordo...non sai mai se fai bene..se fai male..
ca.z.zo ..e'..uno stress...passera' speriamo
ciao :)
 
MILANO (Finanza.com) - Nuovi investimenti dalla Cina sulle aziende dell'Occidente. Un fondo cinese ha comprato una quota di Bp, società del Regno Unito operante nell'energia e nel petrolio, di poco inferiore all'1% per circa 1,97 miliardi di dollari. Lo scrive il Daily Telegraph.
 
Petrolio: a New York sopra 113 dlr


Nuovo record per il greggio


(ANSA) - ROMA, 15 APR - Il petrolio ha toccato un nuovo record a New York a 113,3 dollari.

15 Apr 14:09
 
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