Trading Bar 2011 by gli amici di Windjets

La Borsa del Cairo, chiusa da tre settimane, riaprira’ le contrattazioni lunedi’ prossimo. Lo ha annunciato la Borsa egiziana, che in un comunicato ha indicato che la decisione e’ stata presa dopo un consulto con la Consob egiziana e anche dopo un confronto con numerose case di brokeraggio. La Borsa del Cairo aveva bloccato le contrattazioni lo scorso 27 gennaio, dopo essere arrivata a perdere oltre il 10%. Nei due giorni precedenti erano andati bruciati 70 miliardi di sterline egiziane, circa 12 miliardi di dollari. Lunedi’ riapriranno anche le banche egiziane.
 
mahh saipem& tena -2%......,
giulio è un buon terzino......,però è vekkio......, son 2 giorni ke gioca alla fine gli salta la pompa.:rolleyes::rolleyes:
butta un okkio su eni...gluuucckkk......, invasori stanno superando la trincea dei 17........, un-3 nn sarebbe male....., aspettiamo gli yankee....,
secondo le loro stime ...., 7$ di danni........, forse sono i soliti esagerati ...., cmq 2€ sto casino lì da'.:sad:..., forse un giro in area 15,2......, nn sarebbe male per il primo step:D:D:D

buon pomeriggio wind,
questa è la mia piatta:

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fate vobis

sul serio... io ho il vomito... non gioco più
 

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+2,7% vendita case in Usa, euro sopra 1,37 sul dollaro


La vendita di case esistenti negli Usa a gennaio sale del 2,7% mensile, al tasso annuale di 5,36 milioni di unità, il massimo da quasi 9 mesi. Gli analisti si aspettavano un incremento del 2,1%.
 
infatti il ragionamento ci stà...
anche il brent stà trascinando il crude :rolleyes:


apro...aproposito...

Greggio, deve salire a 136 dollari per provocare shock come 2008



La bolletta petrolifera vale oggi il 4,2% del Pil mondiale e ogni 20 dollari di rialzo nel prezzo del greggio vale un punto percentuale nel rapporto con il prodotto mondiale. Ma i prezzi del petrolio gonfiati ai massimi di oltre due anni dalla quasi guerra civile libica non sono ancora tali da innescare paure di una maxi crisi globale. Lo dicono gli analisti di Societe Generale, che in una nota ordirna calcolano che solo un greggio (il benchmark usato è il West Texas Intermediate Usa) a 136 dlr/barile potrebbe creare uno shock simile a quello del 2008, mentre una crisi modello anni '80 arriverebbe solo con il barile a quota 200 dollari.

"Se il Wti arrivasse a 112 dlr/barile il peso del greggio rappresenterebbe il 5,2% del pil mondiale" si legge nel report "contro i record del 6,3% nel terzo trimestre 2008 o del 9,5% a inizio degli anni '80". Il contratto Wti consegna aprile, attualmente il più trattato, scambia alle 15 circa italiane in rialzo di 68 centesimi a 96,12 dollari. La Libia, tuttavia, è più un simbolo che un fatto9re distruttivo nel mercato del greggio globale: il paese ha infatti solo il 3,3% delle riserve mondiali, valuta SocGen, e nel 2009 la sua quota della produzione totale era stata inferiore al 2%.
 
visto che wind è malato...posso approfittare (scherzo...spero cose passeggere e leggere ovviamente) cmq spero possa interessare almeno la voglia di leggere....ho in wl Edison....poche cose..il bilancio è buono...il business è relativamente stabile...e prima di tutte le altre società o quasi, paga il dividendo i primi di aprile....che alle quotazioni di oggi è pari quasi al 5% (e lo hanno sempre pagato al contrario di altre...ad esempio la stessa fnc a volte è stata di braccino corto)....inoltre in questa salita partita dal 12 gennaio..le utilities non se le sono filate quasi nulla...basta vedere dove erano edison a2a e altre agli stessi massimi di indice fatto lo scorso anno........
 
Effetto Libia su Eni compensato da aumento prezzo petrolio


Di Francesca Gerosa

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Ancora una seduta di passione per Eni a piazza Affari ancora sotto l'effetto Libia. Complice il tono dimesso del mercato (-0,34% il Ftse Mib) il titolo perde lo 0,93% e scivola a quota 17,12 euro. Ieri la società ha annunciato la chiusura del Greenstream, la pipeline che porta 8bcm (in crescita a 11 bcm) dalla Libia all'Italia. Sono stati fermati anche alcuni impianti produttivi.

La chiusura del Greenstream non presenta un rischio strategico per le forniture di gas in Italia, visto che il sistema di approvvigionamenti è sovrabbondante rispetto all'attuale consumo di gas. Un rischio maggiore emergerebbe nel caso di problemi sulla pipeline dall'Algeria (33,5 bcm di portata).

L'impatto è però significativo sulla capacità di export di gas dalla Libia e quindi sulla produzione di idrocarburi di Eni. Si ricorda che la Libia conta infatti per il 14% della produzione giornaliera di idrocarburi di Eni e che il 56% di questa è relativa a gas, evacuato principalmente attraverso il Greenstream.

Mediobanca (outperform e target price a 24,4 euro) si domanda dove sia il fondo. Le assunzioni di Mediobanca per quantificare l'impatto sull'azione nel peggiore dei casi (produzione a zero) sono queste: un margine operativo per boe di 9,5 euro nel 2011 da 7,3 euro del 2010; un cambio dollaro/euro a 1,35; un prezzo del petrolio a 95 dollari al barile.

Con una produzione in Libia pari a zero l'impatto sull'Ebit di Eni sarebbe di circa 2.375 milioni di euro, ossia l'11% del totale del gruppo. Su base DACF (la misura più comune nel settore, vale a dire l'utile operativo al netto delle imposte più gli ammortamenti), il minore contributo sarebbe di 2.100 milioni.

Supponendo un multiplo EV/DACF di 4,5 volte (cioè la media dei competitor europei), ci sarebbe un impatto negativo dalle attività libiche di circa 9.450 milioni, vale a dire 2,36 euro per azione (senza i debiti relativi alle attività libiche). Partendo allora dal prezzo di chiusura di venerdì 18 a 18,37 euro, il floor potrebbe essere identificato per Mediobanca a 16 euro per azione, rispetto al target price fissato dalla banca a 24,40 euro.

Per il Credit Suisse (rating neutral e target a 20,70 euro) l'azzeramento di tutte le attività libiche ridurrebbe il net asset value di Eni da 22,50 a 20,80 euro, lasciando quindi ancora upside al titolo in Borsa rispetto alla quotazione attuale. Intermonte stima un potenziale impatto per la perdita di produzione in Libia pari a circa 1,5 miliardi di euro su base annua, pari al 10% del totale E&P e l'8% dell'Ebit del gruppo. Effetto peraltro compensato dall'aumento del prezzo del greggio negli ultimi giorni.

Anche per gli analisti di Equita (buy e target price a 21,9 euro confermati su Eni) l'attuale tensione sui prezzi del petrolio (stamani i future sul Light crude salgono di 31 centesimi a 95,73 dollari e quelli sul Brent crescono di 84 centesimi a 106,62 dollari) dovrebbe compensare le minori produzioni libiche. Uno scenario di prezzo del petrolio intorno a 100 dollari rispetto all'attuale stima della sim di 90 dollari avrebbe infatti un impatto positivo a parità di produzione stimato in circa il 9%.

Tra l'altro, Eni cede oltre frontiera 4bcm a Edison (-1,31% a 0,86 euro), 2bcm a Sorgenia e 2bcm a GdF. Gli esperti non vedono drammatici rischi per le scorte per il mercato italiano, tenuto conto dell'aumentata capacità di importazione negli ultimi due anni (LNG Rovigo, sbottigliamenti TAG e TTPC) e del calo stagionale della domanda atteso nelle prossime settimane.

Sul fronte prezzi l'interruzione porterà per contro a un inevitabile aumento dei prezzi gas spot, con conseguente parziale chiusura dei differenziali con i prezzi ToP, impatto rialzista sui prezzi dell'energia elettrica ed effetto positivo per i generatori rinnovabili, in primis Enel Green Power (+1,45% a 1,67 euro). Potenziale impatto negativo per Snam Rete Gas (+0,15% a 3,91 euro) molto limitato, tenuto conto che solo il 15% dei ricavi è legato ai volumi (commodity component).
 

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