Effetto Libia su Eni compensato da aumento prezzo petrolio
Di Francesca Gerosa
Ancora una seduta di passione per
Eni a piazza Affari ancora sotto l'effetto Libia. Complice il tono dimesso del mercato (-0,34% il Ftse Mib) il titolo perde lo 0,93% e scivola a quota 17,12 euro. Ieri la società ha annunciato la chiusura del Greenstream, la pipeline che porta 8bcm (in crescita a 11 bcm) dalla Libia all'Italia. Sono stati fermati anche alcuni impianti produttivi.
La chiusura del Greenstream non presenta un rischio strategico per le forniture di gas in Italia, visto che il sistema di approvvigionamenti è sovrabbondante rispetto all'attuale consumo di gas. Un rischio maggiore emergerebbe nel caso di problemi sulla pipeline dall'Algeria (33,5 bcm di portata).
L'impatto è però significativo sulla capacità di export di gas dalla Libia e quindi sulla produzione di idrocarburi di
Eni. Si ricorda che la Libia conta infatti per il 14% della produzione giornaliera di idrocarburi di
Eni e che il 56% di questa è relativa a gas, evacuato principalmente attraverso il Greenstream.
Mediobanca (outperform e target price a 24,4 euro) si domanda dove sia il fondo. Le assunzioni di
Mediobanca per quantificare l'impatto sull'azione nel peggiore dei casi (produzione a zero) sono queste: un margine operativo per boe di 9,5 euro nel 2011 da 7,3 euro del 2010; un cambio dollaro/euro a 1,35; un prezzo del petrolio a 95 dollari al barile.
Con una produzione in Libia pari a zero l'impatto sull'Ebit di
Eni sarebbe di circa 2.375 milioni di euro, ossia l'11% del totale del gruppo. Su base DACF (la misura più comune nel settore, vale a dire l'utile operativo al netto delle imposte più gli ammortamenti), il minore contributo sarebbe di 2.100 milioni.
Supponendo un multiplo EV/DACF di 4,5 volte (cioè la media dei competitor europei), ci sarebbe un impatto negativo dalle attività libiche di circa 9.450 milioni, vale a dire 2,36 euro per azione (senza i debiti relativi alle attività libiche). Partendo allora dal prezzo di chiusura di venerdì 18 a 18,37 euro, il floor potrebbe essere identificato per
Mediobanca a 16 euro per azione, rispetto al target price fissato dalla banca a 24,40 euro.
Per il Credit Suisse (rating neutral e target a 20,70 euro) l'azzeramento di tutte le attività libiche ridurrebbe il net asset value di
Eni da 22,50 a 20,80 euro, lasciando quindi ancora upside al titolo in Borsa rispetto alla quotazione attuale. Intermonte stima un potenziale impatto per la perdita di produzione in Libia pari a circa 1,5 miliardi di euro su base annua, pari al 10% del totale E&P e l'8% dell'Ebit del gruppo. Effetto peraltro compensato dall'aumento del prezzo del greggio negli ultimi giorni.
Anche per gli analisti di Equita (buy e target price a 21,9 euro confermati su
Eni) l'attuale tensione sui prezzi del petrolio (stamani i future sul Light crude salgono di 31 centesimi a 95,73 dollari e quelli sul Brent crescono di 84 centesimi a 106,62 dollari) dovrebbe compensare le minori produzioni libiche. Uno scenario di prezzo del petrolio intorno a 100 dollari rispetto all'attuale stima della sim di 90 dollari avrebbe infatti un impatto positivo a parità di produzione stimato in circa il 9%.
Tra l'altro,
Eni cede oltre frontiera 4bcm a
Edison (-1,31% a 0,86 euro), 2bcm a Sorgenia e 2bcm a GdF. Gli esperti non vedono drammatici rischi per le scorte per il mercato italiano, tenuto conto dell'aumentata capacità di importazione negli ultimi due anni (LNG Rovigo, sbottigliamenti TAG e TTPC) e del calo stagionale della domanda atteso nelle prossime settimane.
Sul fronte prezzi l'interruzione porterà per contro a un inevitabile aumento dei prezzi gas spot, con conseguente parziale chiusura dei differenziali con i prezzi ToP, impatto rialzista sui prezzi dell'energia elettrica ed effetto positivo per i generatori rinnovabili, in primis
Enel Green Power (+1,45% a 1,67 euro). Potenziale impatto negativo per
Snam Rete Gas (+0,15% a 3,91 euro) molto limitato, tenuto conto che solo il 15% dei ricavi è legato ai volumi (commodity component).