stefanofabb
GAIN/Welcome
GAM: i mercati guardano a rendimenti e inflazione, molto del resto e' 'rumore' - PAROLA AL MERCATO
di Carlo Benetti * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 31 gen - Esattamente due anni fa, il 20 gennaio 2020, il presidente cinese Xi Jinping ammetteva finalmente davanti al mondo la pericolosita' del coronavirus. Nei mesi precedenti i primi segnali della malattia erano stati sottovalutati dalle autorita' locali della citta' di Wuhan e per qualche settimana anche il governo centrale di Pechino nascose le notizie relative alla velocita' dei contagi.
Dopo due anni, il virus torna la' dove e' cominciato tutto: a dispetto dell'obiettivo 'Zero Covid' e delle drastiche misure di isolamento, la variante Omicron e' stata rilevata a Shangai, in altre citta' della costa e, il 15 gennaio, anche a Pechino. Un anno dopo, il 20 gennaio 2021, si insediava alla Casa Bianca il nuovo presidente americano Joe Biden. La pandemia ebbe un ruolo decisivo anche in questo caso, Trump aveva dalla sua i tagli delle tasse e i record di Wall Street ma la pessima gestione dell'emergenza sanitaria gli fece perdere le elezioni. Se non ci fosse stato il coronavirus, con il suo tragico bilancio di vite umane e di posti di lavoro perduti, molto probabilmente oggi Trump sarebbe ancora alla Casa Bianca.
Nel gennaio 2022, lungo il confine ucraino si sta sviluppando il pericoloso confronto tra Russia e paesi NATO, una crisi locale solo in apparenza, rimanda infatti a un disegno piu' ampio perche' la Russia ha dalla sua il sostegno della Cina.
L'intesa tra i due paesi era impensabile appena pochi anni fa ma e' stata resa possibile dagli errori diplomatici dei paesi occidentali e dal comune interesse di Mosca e Pechino a sfidare l'influenza globale degli Stati Uniti e ridisegnare la mappa dell'ordine mondiale.
La crisi ucraina ha la sua simmetrica corrispondenza nello Stretto di Taiwan, il braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma cinese. Nei due posti piu' rischiosi del pianeta la posta in gioco sono le ambizioni neo-imperiali della Russia e il desiderio di affrancamento della Cina che 'non nasconde piu' la sua forza', come raccomandava Deng Xiaoping.
Alle onde sismiche provocate dai movimenti delle grandi faglie geo-strategiche globali, si aggiungono le scosse di superficie degli sviluppi della pandemia, la crescita economica ancora vulnerabile, l'inflazione, l'inversione delle politiche monetarie.
Un ricco menu' di incertezze e di volatilita' che pero', nel lungo termine, si trasformano in rischio: se l'incertezza e' imprevedibile, il rischio e' misurabile. Inflazione, tassi in aumento e pandemia costituiscono motivi di pressione sui mercati che oscilleranno facilmente tra le modalita' 'risk on' e 'risk off'.
Quest'ultima modalita', generalmente, mette nel frullatore delle vendite mercuriali anche i mercati emergenti ma la volatilita' di breve termine e' composta in larga misura da cio' che Daniel Kahneman definisce 'rumore', forme di errore che alterano valutazioni e giudizi. Le frenetiche settimane del febbraio e del marzo 2020 e il recupero dei mercati nei mesi successivi sono un ricordo recente che conferma facilmente le insidie del condizionamento del rumore.
Negli Stati Uniti i tassi aumenteranno tre, quattro volte a partire da marzo (ne sapremo di piu' tra pochi giorni, al termine della riunione della Federal Reserve). I prezzi scontano questi aumenti, che costituiscono il segnale, buona parte delle altre notizie sono rumore di breve periodo.
Poiche' gli aumenti dei rendimenti tendono a penalizzare le economie emergenti, proviamo a sviluppare qualche considerazione: 1. le economie avanzate si avviano al pieno recupero dei crolli del 2020 mentre ai paesi emergenti e a quelli in via di sviluppo restano spazi da colmare. Per le economie emergenti gli ultimi due anni di convivenza con la pandemia sono stati pesanti se pero' osserviamo in filigrana, la sottoperformance degli ultimi dieci anni rispetto alle economie avanzate e' dovuta in buona misura alle deludenti performance del listino cinese.
2. un altro punto fermo sono i tassi piu' alti negli Stati Uniti. Le banche centrali di Brasile, Messico, Repubblica Ceca, Russia e Ungheria, tra le altre, hanno cominciato ad alzare i tassi per contrastare l'inflazione e il deprezzamento delle valute; non ci sara' un altro '2013', non si verifichera' un deflusso dei capitali come accadde nella seconda meta' di quell'anno, perche' da allora non ci sono stati significativi flussi in entrata e, semmai, alcune economie sono riuscite a diminuire la dipendenza dai finanziamenti esteri.
La parte del leone nei flussi l'ha fatta la Cina ed e' soprattutto li' che il debito, pubblico e privato, costituisce motivo di preoccupazione. Alcuni paesi hanno gia' orientato le politiche monetarie a condizioni del credito piu' costose, il mercato sconta un ulteriore avanzamento nel ciclo restrittivo prima di un relativo appiattimento delle curve; 3. 'il bel treno generoso dell'una e ventidue ... si fermava a Bayeux, a Coutances a Vitre', a Questambert, a Pontorson, a Balbec, a Lannion, a Lamballe, a Benodet, a Pont-Aven, a Quimperle' e avanzava gloriosamente carico di nomi ...'.
Proust ricorda con struggimento il treno verso le coste della Normandia e l'elenco delle fermate. Avrebbe voluto fermarsi in ciascuna di esse, indeciso tra quale paese scegliere perche' tutti avevano una loro peculiare bellezza. Con molto meno struggimento e poesia, si tratta di scegliere anche nella geografia delle economie emergenti.
Debolezze e vulnerabilita' non sono omogenee, ciascun paese o area geografica ha le proprie caratteristiche. Alcuni paesi sono piu' esposti di altri alle dinamiche delle economie avanzate (Cina, Repubblica Ceca, Ungheria, Messico), alcuni sono piu' sensibili ai rischi interni (ancora la Cina, l'India, la Turchia), alle fluttuazioni della valuta (paesi dell'America Latina, Russia, Turchia) o dei prezzi delle materie prime (Cile, Brasile, esportatori di gas e di petrolio).
L'incertezza del prossimo ciclo sta tutta nelle dinamiche dell'inflazione, se la Federal Reserve sara' piu' aggressiva delle attese nel contrasto all'aumento dei prezzi, mettendo pero' una seria ipoteca sulla crescita ancora vulnerabile, i mercati emergenti ne soffriranno. Ma, specularmente, i prezzi delle materie prime, il recupero dell'economia cinese e la ripresa dell'attivita' manifatturiera potranno segnare il 2022 come la fine del decennio perduto.
Non c'e' fretta e non ci sono treni che stanno partendo, la volatilita' di breve termine favorisce, come sempre, i programmi di accumulo mensile, quarant'anni di storia sono li' a dimostrare che in periodi di tempo ampi le economie emergenti presentano una bassa correlazione con quelle sviluppate. Oltre la nebbia del breve termine c'e' la realta' delle materie prime e della manifattura, le economie emergenti sono alla ricerca del loro tempo perduto, l'ultimo decennio segnato dai deflussi di capitale e dalla pandemia.
* Market Specialist di GAM (Italia) SGR "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non possono in alcun caso essere considerate una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.
L'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita' in ordine alla veridicita', accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa'".
(RADIOCOR) 31-01-22 12:14:45
di Carlo Benetti * (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 31 gen - Esattamente due anni fa, il 20 gennaio 2020, il presidente cinese Xi Jinping ammetteva finalmente davanti al mondo la pericolosita' del coronavirus. Nei mesi precedenti i primi segnali della malattia erano stati sottovalutati dalle autorita' locali della citta' di Wuhan e per qualche settimana anche il governo centrale di Pechino nascose le notizie relative alla velocita' dei contagi.
Dopo due anni, il virus torna la' dove e' cominciato tutto: a dispetto dell'obiettivo 'Zero Covid' e delle drastiche misure di isolamento, la variante Omicron e' stata rilevata a Shangai, in altre citta' della costa e, il 15 gennaio, anche a Pechino. Un anno dopo, il 20 gennaio 2021, si insediava alla Casa Bianca il nuovo presidente americano Joe Biden. La pandemia ebbe un ruolo decisivo anche in questo caso, Trump aveva dalla sua i tagli delle tasse e i record di Wall Street ma la pessima gestione dell'emergenza sanitaria gli fece perdere le elezioni. Se non ci fosse stato il coronavirus, con il suo tragico bilancio di vite umane e di posti di lavoro perduti, molto probabilmente oggi Trump sarebbe ancora alla Casa Bianca.
Nel gennaio 2022, lungo il confine ucraino si sta sviluppando il pericoloso confronto tra Russia e paesi NATO, una crisi locale solo in apparenza, rimanda infatti a un disegno piu' ampio perche' la Russia ha dalla sua il sostegno della Cina.
L'intesa tra i due paesi era impensabile appena pochi anni fa ma e' stata resa possibile dagli errori diplomatici dei paesi occidentali e dal comune interesse di Mosca e Pechino a sfidare l'influenza globale degli Stati Uniti e ridisegnare la mappa dell'ordine mondiale.
La crisi ucraina ha la sua simmetrica corrispondenza nello Stretto di Taiwan, il braccio di mare che separa l'isola dalla terraferma cinese. Nei due posti piu' rischiosi del pianeta la posta in gioco sono le ambizioni neo-imperiali della Russia e il desiderio di affrancamento della Cina che 'non nasconde piu' la sua forza', come raccomandava Deng Xiaoping.
Alle onde sismiche provocate dai movimenti delle grandi faglie geo-strategiche globali, si aggiungono le scosse di superficie degli sviluppi della pandemia, la crescita economica ancora vulnerabile, l'inflazione, l'inversione delle politiche monetarie.
Un ricco menu' di incertezze e di volatilita' che pero', nel lungo termine, si trasformano in rischio: se l'incertezza e' imprevedibile, il rischio e' misurabile. Inflazione, tassi in aumento e pandemia costituiscono motivi di pressione sui mercati che oscilleranno facilmente tra le modalita' 'risk on' e 'risk off'.
Quest'ultima modalita', generalmente, mette nel frullatore delle vendite mercuriali anche i mercati emergenti ma la volatilita' di breve termine e' composta in larga misura da cio' che Daniel Kahneman definisce 'rumore', forme di errore che alterano valutazioni e giudizi. Le frenetiche settimane del febbraio e del marzo 2020 e il recupero dei mercati nei mesi successivi sono un ricordo recente che conferma facilmente le insidie del condizionamento del rumore.
Negli Stati Uniti i tassi aumenteranno tre, quattro volte a partire da marzo (ne sapremo di piu' tra pochi giorni, al termine della riunione della Federal Reserve). I prezzi scontano questi aumenti, che costituiscono il segnale, buona parte delle altre notizie sono rumore di breve periodo.
Poiche' gli aumenti dei rendimenti tendono a penalizzare le economie emergenti, proviamo a sviluppare qualche considerazione: 1. le economie avanzate si avviano al pieno recupero dei crolli del 2020 mentre ai paesi emergenti e a quelli in via di sviluppo restano spazi da colmare. Per le economie emergenti gli ultimi due anni di convivenza con la pandemia sono stati pesanti se pero' osserviamo in filigrana, la sottoperformance degli ultimi dieci anni rispetto alle economie avanzate e' dovuta in buona misura alle deludenti performance del listino cinese.
2. un altro punto fermo sono i tassi piu' alti negli Stati Uniti. Le banche centrali di Brasile, Messico, Repubblica Ceca, Russia e Ungheria, tra le altre, hanno cominciato ad alzare i tassi per contrastare l'inflazione e il deprezzamento delle valute; non ci sara' un altro '2013', non si verifichera' un deflusso dei capitali come accadde nella seconda meta' di quell'anno, perche' da allora non ci sono stati significativi flussi in entrata e, semmai, alcune economie sono riuscite a diminuire la dipendenza dai finanziamenti esteri.
La parte del leone nei flussi l'ha fatta la Cina ed e' soprattutto li' che il debito, pubblico e privato, costituisce motivo di preoccupazione. Alcuni paesi hanno gia' orientato le politiche monetarie a condizioni del credito piu' costose, il mercato sconta un ulteriore avanzamento nel ciclo restrittivo prima di un relativo appiattimento delle curve; 3. 'il bel treno generoso dell'una e ventidue ... si fermava a Bayeux, a Coutances a Vitre', a Questambert, a Pontorson, a Balbec, a Lannion, a Lamballe, a Benodet, a Pont-Aven, a Quimperle' e avanzava gloriosamente carico di nomi ...'.
Proust ricorda con struggimento il treno verso le coste della Normandia e l'elenco delle fermate. Avrebbe voluto fermarsi in ciascuna di esse, indeciso tra quale paese scegliere perche' tutti avevano una loro peculiare bellezza. Con molto meno struggimento e poesia, si tratta di scegliere anche nella geografia delle economie emergenti.
Debolezze e vulnerabilita' non sono omogenee, ciascun paese o area geografica ha le proprie caratteristiche. Alcuni paesi sono piu' esposti di altri alle dinamiche delle economie avanzate (Cina, Repubblica Ceca, Ungheria, Messico), alcuni sono piu' sensibili ai rischi interni (ancora la Cina, l'India, la Turchia), alle fluttuazioni della valuta (paesi dell'America Latina, Russia, Turchia) o dei prezzi delle materie prime (Cile, Brasile, esportatori di gas e di petrolio).
L'incertezza del prossimo ciclo sta tutta nelle dinamiche dell'inflazione, se la Federal Reserve sara' piu' aggressiva delle attese nel contrasto all'aumento dei prezzi, mettendo pero' una seria ipoteca sulla crescita ancora vulnerabile, i mercati emergenti ne soffriranno. Ma, specularmente, i prezzi delle materie prime, il recupero dell'economia cinese e la ripresa dell'attivita' manifatturiera potranno segnare il 2022 come la fine del decennio perduto.
Non c'e' fretta e non ci sono treni che stanno partendo, la volatilita' di breve termine favorisce, come sempre, i programmi di accumulo mensile, quarant'anni di storia sono li' a dimostrare che in periodi di tempo ampi le economie emergenti presentano una bassa correlazione con quelle sviluppate. Oltre la nebbia del breve termine c'e' la realta' delle materie prime e della manifattura, le economie emergenti sono alla ricerca del loro tempo perduto, l'ultimo decennio segnato dai deflussi di capitale e dalla pandemia.
* Market Specialist di GAM (Italia) SGR "Il contenuto delle notizie e delle informazioni trasmesse con il titolo "Parola al mercato" non possono in alcun caso essere considerate una sollecitazione al pubblico risparmio o la promozione di alcuna forma di investimento ne' raccomandazioni personalizzate a qualsiasi forma di finanziamento. Le analisi contenute nelle notizie trasmesse nella specifica rubrica sono elaborate dalla societa' a cui appartiene il soggetto espressamente indicato come autore.
L'agenzia di stampa Il Sole 24 Ore Radiocor declina ogni responsabilita' in ordine alla veridicita', accuratezza e completezza di tali analisi e invita quindi gli utenti a prendere atto con attenzione e la dovuta diligenza di quanto sopra dichiarato e rappresentato dalla societa'".
(RADIOCOR) 31-01-22 12:14:45