Certificati di investimento - Capitolo 8

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Per la prossima settimana occhio a Telecom che dopo il primo tentativo di rottura fallito il 18 Settembre si riporta nuovamente sopra la t.l. ...


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IL VERO PERICOLO PER IL PETROLIO

Il prezzo del petrolio ha subito gli effetti delle recenti tensioni tra Israele e Iran, due paesi al centro di un'area che produce circa un terzo del petrolio mondiale. Attualmente, l'Iran pompa circa 3,3 milioni di barili di greggio al giorno, ma secondo Citigroup, un attacco alle infrastrutture petrolifere iraniane potrebbe togliere dal mercato fino a 1,5 milioni di barili giornalieri.

Gli investitori sono più concentrati su questioni macroeconomiche come le politiche monetarie e il rallentamento dell'economia globale.

C'è anche il problema interno all'OPEC+, il cartello del petrolio: alcuni membri stanno superando le quote di produzione stabilite. Se questi "cheater" non rientrano nei ranghi, gli altri membri potrebbero aumentare la loro produzione per non perdere quote di mercato, portando così a una sovrapproduzione e a un ulteriore calo dei prezzi.

Il surplus di offerta, combinato con una domanda in rallentamento, potrebbe spingere i prezzi del petrolio verso il basso, anche se non possiamo ignorare completamente il rischio geopolitico. Se il conflitto dovesse intensificarsi, ad esempio con l'interruzione delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz (da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale), i prezzi potrebbero salire vertiginosamente.​



Nonostante le tensioni geopolitiche, il vero problema del mercato petrolifero rimane il surplus di offerta previsto per il 2025. Finora, l'impatto del conflitto in Medio Oriente sulle forniture di petrolio è stato minimo, come mostra questo grafico di Bloomberg:


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