Via alla maratona diplomatica sulla Grecia. Atene resta sulle spine
MILANO - L'immagine della cottura a fuoco lento sarebbe la più adatta a descrivere il gioco delle parti tra creditori internazionali e Atene, se dietro le trattative non ci fosse una popolazione che paga sulla propria pelle le scelte della politica di casa e di Bruxelles. Così anche questo nuovo round di confronto, quello decisivo per arrivare a un accordo oppure far saltare il banco, viene approcciato da parte greca ed 'europea' con i tatticismi di rito.
Si annunciano tre giorni pieni di discussioni da parte del Brussels Group, l'erede della Troika di cui fanno parte Commissione, Bce e Fmi con l'aggiunta del fondo salva Stati. E poi ancora discussioni nel corso della prossima settimana. L'obiettivo della Grecia, con un Varoufakis quasi commissariato da Tsipras, è trovare un accordo entro domenica 9 maggio, in modo che l'Eurogruppo possa pronunciarsi in via definitiva lunedì 11 e il 12 il Tesoro sia in grado di dare il via libera al pagamento di 773 milioni al Fmi. L'obiettivo dei creditori è la lista completa, definitiva e precisata nei dettagli (dai tempi di approvazione all'impatto economico e sul bilancio pubblico a breve e a medio periodo) delle misure che il governo varerà. Costi quel che costi, il governo contestualmente dovrà - secondo i creditori - accelerare tutto con decisioni formali. E anche il parlamento dovrà fare la sua parte, nelle stesse ore, negli stessi giorni.
Difficile dire se tale percorso è realistico o meno: l'accelerazione è indubbia, il risultato ancora difficile. "Il governo greco è pronto a una soluzione onesta, che sbloccherà aiuti finanziari dai partner e metterà fine al soffocamento dei programmi di salvataggio", dice per conto suo il ministro delle Finanze Varoufakis.
Nel caso i negoziati sui finanziamenti alla Grecia non si concludano in modo positivo, l'Europa è "preparata a ogni evenienza", chiarisce invece durante un'audizione parlamentare il presidente dell'Eurogruppo, nonchè ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem. A chi gli chiedeva se l'Eurozona avesse un 'piano B' nell'eventualità di un naufragio delle trattative, Dijsselbloem ha risposto in maniera positiva per poi sottolineare come il governo greco "dovrebbe spendere meno tempo in interviste e più nell'evitare il baratro".
Insomma, resta l'apertura condizionata e non si manca di sottolineare come chi ha bisogno di aiuti, alla fine della fiera, è sempre Atene. E' quanto si legge - neanche troppo tra le righe - anche nelle esternazioni del Fmi: torna a ribadire che nel suo scenario di base ipotizzato non è prevista un'uscita della Grecia dall'area euro. Lo ha detto Gerry Rice, il direttore comunicazione dell'istituto di Washington, durante la consueta conferenza stampa bisettimanale. Le sue parole richiamano quelle del 15 aprile scorso di Josè Vinals, consigliere finanziario del fondo
e direttore del dipartimento dei mercati monetari e dei capitali, secondo il quale una "Grexit non è nel nostro scenario di base, che invece prevede che la Grecia continui ad essere membro dell'area euro così come espresso nelle intenzioni delle autorità greche