La Mano Di Dio
Forumer attivo
05 de mayo de 2010.
In questi minuti in Grecia sta succedendo di tutto. Morti. Anche incendi d’edifici.
Ritengo importante ed opportuno trascrivere qui ciò che scrissi il 26 novembre de 2009, riprendendo precedenti interventi del lontano 11 settembre de 2008, e successivi.
Il 23 ottobre 2009 scrivevo:
“ Le ragioni del bear market rally in via d’esaurimento.
a) ………..
Le bolle immobiliari presenti in Cina (dove il prezzo dei suoli è lievitato del 500% in 5 anni, mentre nello stesso periodo il reddito è aumentato mediamente del 24%, e dove il peso del settore del credito sul pib è del 18%) e Dubai (le enormi opere sono ferme incomplete ed aspettano compratori che non si vedono all’orizzonte, nonostante che i prezzi delle costruzioni siano scesi del 40%) sono pronte ad esplodere; se ciò dovesse succedere esse faranno impallidire la bolla immobiliare e finanziaria americana. Questi Stati sono i motori che finanziano l’economia mondiale; se saltano anche essi, allora tutti gli sforzi messi in atto non saranno serviti a nulla; l’economia planetaria collasserebbe per anni ed anni, con rischio sempre più concreto d’assistere all’esplosione di eventi bellici.“
In finanza non serve arrivare né secondi, e meno ultimi.
Oggi ho la soddisfazione di ribadire che chi scrive è arrivata prima, fra uno sciacquio di moribondi saccenti, maleducati ed incompetenti traders, che solo oggi si accorgono dell’acqua che li sta sommergendo da almeno un mese.
Chi irride al Dollaro Usa, irride a se stesso.
L’11 settembre 2008 trader vincente, senza dubbio fra i migliori trader oggi presenti sul mercato, scriveva in questo forum:
“ Qualche parola sul perché il mercato, la parte del mercato che conta, ha deciso: BASTA ALLA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO.
Quando un’azienda sta per fallire, se essa è di dimensioni piccole, che fallisca. Il suo fallimento non farà male che ai suoi proprietari (i soci, gli azionisti), ai suoi creditori, ai suoi dipendenti, a un piccolo indotto, se esiste.
Quando sta per fallire un’azienda di grandi dimensioni, allora la musica cambia: si tenta di tutto perché nessuno perda: amministrazione controllata, commissario liquidatore, cessione degli attivi; acquisto dell’azienda.
Perderanno in molti, però non perderanno tutti.
Quando uno Stato sta per fallire, e la sua valuta è l’azione pregiata in mano di tutti i prenditori (creditori) (Stati sovrani, istituzioni) di questo Pianeta, allora: delle due: Se fallisce, falliranno tutti, anche tutti gli Stati e le istituzioni che hanno nei loro forzieri la valuta di questo Stato, parlo di uno stato grande, non di uno piccolino, tanto per stare all’esempio di sopra.
C’è la seconda alternativa: concordato preventivo. In che modo? Tutti i creditori in soccorso del debitore agonizzante. Tutti ad indebitarsi nella propria forte valuta ed a comprare la valuta dello Stato in bancarotta. Tutti, interessati perché questa valuta non trascini nel baratro del fallimento le altre valute e l’economia del Pianeta.
Questo per la cronaca, ma anche per la storia, quella passata e quella futura.”
Il 14 settembre 2008, appena un giorno prima dell’inizio del tracollo finale delle borse,
ancora trader vincente scriveva:
“ La mia visione sul cross EUS/USD è nota e resta sempre quella già espressa.
Ragionando sulle ragioni fondamentali, qualche giorno fa osservavo, fra l’altro, che il dollaro USA aveva già dato, e che ora tocca al EURO.
Oltre alle motivazioni già espresse sul tema, osservo molto sinteticamente:
Il dollaro USA ha già dato, per colpa degli USA e della loro politica liberista, priva di seri controlli sulle alchimie finanziarie; el EURO deve ancora dare, per colpa degli USA, i quali molto abilmente hanno scaricato sui conti europei parte enorme dei loro debiti e della loro carta con valore ZERO. I fallimenti delle grandi banche americane daranno i loro effetti nefasti anche sui conti di diverse grandi banche europee e non solo. I governanti USA, nemici del socialismo e dell’interventismo nell’economia, sono stati costretti a nazionalizzare agenzie private che diversamente sarebbero saltate. ¡ Che esempio di liberalismo! Nell’Unione Europea sta aumentando la pressione di coloro che vorrebbero l’abbandono del mitico 3% sul deficit statale: appena qualche giorno fa dicevo che s’esce da questa crisi, non migliore di quella del 1929, solamente manovrando sulla spesa pubblica: quindi opere pubbliche, interventi sull’economia che saranno finanziati contraendo altri debiti che, unitamente a quelli già esistenti, dovranno pagare i cittadini, i quali, nell’immediato si troveranno ancora più poveri e con spinte inflattive rilevanti. “
“ Nella seconda fase della crisi il pericolo viene dal debito pubblico.
Non ci sono più soldi.
Esistono solo enormi e scandalose concentrazioni di ricchezza in poche mani, con la platea dei cittadini sempre più povera ed indebitata.
La storia insegna che quando la ricchezza si concentra in poche mani tutto s'azzera, fra tumulti popolari di persone che i ricchi s'ostinano a non sentire.
Salteranno tutti i criteri posti a difesa dell'EURO.
Ne vedremo delle belle, con gara a fare politiche Keynesiane anche da parte della destra, ammesso che riesca a sopravvivere all’inganno dell’ordine pubblico ed a quello della cacciata dell’affamato migrante.
Qualche Stato potrebbe essere tentato dall'avventura di uscire dall'EURO, fare manovra straordinaria sul debito pubblico, ritornare alla vecchia divisa, svalutarla massicciamente, per cominciare tutto da zero. “
Il 19 novembre 2009 scrivevo:
“Chi spera nell’inversione rialzista del ciclo di lungo, se in posizione long per l’EURO sul cross EUR/USD, e se in posizione long sugli indici azionari, rimarrà deluso.
Chi rimarrà deluso e non trarrà ammonimento da tale delusione, rimarrà prigioniero dei suoi errori.
La borsa segue sue regole, le quali sono diverse, spesso opposte a quelle che magari si pretende ricavare con superficialità dalle notizie.
Nessuno pensa al disastro del debito che dalla sfera del privato si sta pesantemente scaricando, peraltro solo in parte, sui bilanci pubblici già disastrati?
Il 2010 sarà drammatico, per la necessità di colmare i disavanzi pubblici, per la necessità d’evitare ulteriori cadute della domanda, quando gli effetti placebo degli incentivi svaniranno. Si stamperà ulteriore moneta in tutto il mondo, che avrà come voluta conseguenza quella di fomentare un’inflazione che, a guisa d’una pioggia salvifica e purificatrice, dovrà abbattere la peste del debito pubblico ed anche quella del debito privato.
Alternativa all’espediente dell’inflazione esiste solo il congelamento dei debiti pubblici.
Qualcuno ha pensato cosa succederebbe?
Argentina docet.
E’ stata vera guerra quella vissuta sui mercati finanziari durante la seconda metà del 2007, tutto il 2008 ed i primi due mesi del 2009.
Dopo una guerra s’azzera tutto con il riallineamento dei cambi, con il dar il via all’inflazione.
Tutto inizia da zero.
Ancora non siamo usciti dalla guerra ed ancora non abbiamo toccato il punto zero; ancora non s’è vista né intravista l’inflazione, la quale è la nemica numero uno degli indici azionari.
Dopo aver visto salvare le banche di mezzo mondo con iniezione di danaro pubblico, peraltro creato dal nulla, adesso il sistema dell’economia e della finanza deve confrontarsi con un nemico molto forte: il debito pubblico.
Esso, alla luce di come sono disastrate le casse pubbliche di tutto l’Occidente, non si può abbattere se non con l’inflazione; la leva fiscale è già al massimo, e lo sarà ancora di più nei prossimi anni fiscali in cui il reddito sarà in calo; la lotta all’evasione fiscale è un pannicello caldo; anzi è facile pronosticare che essa aumenterà, perché le persone devono pur sopravvivere. Molti di coloro che non potranno evadere, perché a reddito fisso, faranno bancarotta, unitamente a molti disoccupati, i primi perché oberati da debiti insostenibili, i secondi per veder ridotto a zero il loro reddito.
Non si dica che le Banche centrali dell’Occidente non lo stiano dicendo. Anzi stanno parlando chiaro. L’ottimismo dei Governi (l’arte precipua dei politici è quella di vendere chiacchiere, sogni, illusioni) è smentito non solamente dalla cautela, se non dal pessimismo dei governatori delle Banche centrali, ma soprattutto è smentito dalle statistiche che vedono la disoccupazione ancora in crescita.
La disoccupazione crescerà ancora per molto tempo.
Con la disoccupazione che aumenta e continuerà ad aumentare non c’è rialzo degli indici azionari che tenga e si mantenga.
Occorre aspettare il giro di boa della disoccupazione, sottrarre 6 mesi, et voilà, ripartenza da veri minimi ciclici, ed il rialzo si che sarà convincente, tale da innescare un ciclo impulsivo, prima quello dei mercati azionari e poi quello dell’economia reale ( il ciclo dei mercati finanziari precede il ciclo dell’economia reale).
Visto che la gamba rialzista in essere dei mercati azionari è iniziata nei primi del mese di marzo 2009, visto che la disoccupazione è vista in aumento per altri 12 -18 mesi, allora, fatti un poco di conti, è facile comprendere che tutto questo rialzo è destinato ad evaporare rapidamente.
Conclusioni.
Doppia V; va meglio scritta ” W “ per l’economia reale e per gli indici azionari.
Tutto il resto è mera speculazione, la quale si è mossa sulla base di parametri meramente matematici di prezzo e di tempo (rintracciamenti di Fibonacci, in primis).
Tutto il resto è speranze, pie illusioni, masochistiche aspettative di regole d’economia nuove che dovrebbero dare diversa spiegazione a quello che è e resterà un bear market rally, il quale finirà così come finiscono tutti i bear market rally, cioè in un massacro per i soliti noti, ovvero i traders fai da te ed i risparmiatori lenti a cogliere il mutamento del trend di breve e medio, tenendo cocciutamente e colpevolmente entrambi gli occhi ben chiusi davanti al trend di lungo.
Il mondo dei sogni non alberga né in economia né in finanza.
Vietata la riproduzione anche parziale, se non espressamente autorizzata.”
Nulla di più profetico.
[FONT="]Felice sera a tutti.[/FONT]
In questi minuti in Grecia sta succedendo di tutto. Morti. Anche incendi d’edifici.
Ritengo importante ed opportuno trascrivere qui ciò che scrissi il 26 novembre de 2009, riprendendo precedenti interventi del lontano 11 settembre de 2008, e successivi.
Il 23 ottobre 2009 scrivevo:
“ Le ragioni del bear market rally in via d’esaurimento.
a) ………..
Le bolle immobiliari presenti in Cina (dove il prezzo dei suoli è lievitato del 500% in 5 anni, mentre nello stesso periodo il reddito è aumentato mediamente del 24%, e dove il peso del settore del credito sul pib è del 18%) e Dubai (le enormi opere sono ferme incomplete ed aspettano compratori che non si vedono all’orizzonte, nonostante che i prezzi delle costruzioni siano scesi del 40%) sono pronte ad esplodere; se ciò dovesse succedere esse faranno impallidire la bolla immobiliare e finanziaria americana. Questi Stati sono i motori che finanziano l’economia mondiale; se saltano anche essi, allora tutti gli sforzi messi in atto non saranno serviti a nulla; l’economia planetaria collasserebbe per anni ed anni, con rischio sempre più concreto d’assistere all’esplosione di eventi bellici.“
In finanza non serve arrivare né secondi, e meno ultimi.
Oggi ho la soddisfazione di ribadire che chi scrive è arrivata prima, fra uno sciacquio di moribondi saccenti, maleducati ed incompetenti traders, che solo oggi si accorgono dell’acqua che li sta sommergendo da almeno un mese.
Chi irride al Dollaro Usa, irride a se stesso.
L’11 settembre 2008 trader vincente, senza dubbio fra i migliori trader oggi presenti sul mercato, scriveva in questo forum:
“ Qualche parola sul perché il mercato, la parte del mercato che conta, ha deciso: BASTA ALLA SVALUTAZIONE DEL DOLLARO.
Quando un’azienda sta per fallire, se essa è di dimensioni piccole, che fallisca. Il suo fallimento non farà male che ai suoi proprietari (i soci, gli azionisti), ai suoi creditori, ai suoi dipendenti, a un piccolo indotto, se esiste.
Quando sta per fallire un’azienda di grandi dimensioni, allora la musica cambia: si tenta di tutto perché nessuno perda: amministrazione controllata, commissario liquidatore, cessione degli attivi; acquisto dell’azienda.
Perderanno in molti, però non perderanno tutti.
Quando uno Stato sta per fallire, e la sua valuta è l’azione pregiata in mano di tutti i prenditori (creditori) (Stati sovrani, istituzioni) di questo Pianeta, allora: delle due: Se fallisce, falliranno tutti, anche tutti gli Stati e le istituzioni che hanno nei loro forzieri la valuta di questo Stato, parlo di uno stato grande, non di uno piccolino, tanto per stare all’esempio di sopra.
C’è la seconda alternativa: concordato preventivo. In che modo? Tutti i creditori in soccorso del debitore agonizzante. Tutti ad indebitarsi nella propria forte valuta ed a comprare la valuta dello Stato in bancarotta. Tutti, interessati perché questa valuta non trascini nel baratro del fallimento le altre valute e l’economia del Pianeta.
Questo per la cronaca, ma anche per la storia, quella passata e quella futura.”
Il 14 settembre 2008, appena un giorno prima dell’inizio del tracollo finale delle borse,
ancora trader vincente scriveva:
“ La mia visione sul cross EUS/USD è nota e resta sempre quella già espressa.
Ragionando sulle ragioni fondamentali, qualche giorno fa osservavo, fra l’altro, che il dollaro USA aveva già dato, e che ora tocca al EURO.
Oltre alle motivazioni già espresse sul tema, osservo molto sinteticamente:
Il dollaro USA ha già dato, per colpa degli USA e della loro politica liberista, priva di seri controlli sulle alchimie finanziarie; el EURO deve ancora dare, per colpa degli USA, i quali molto abilmente hanno scaricato sui conti europei parte enorme dei loro debiti e della loro carta con valore ZERO. I fallimenti delle grandi banche americane daranno i loro effetti nefasti anche sui conti di diverse grandi banche europee e non solo. I governanti USA, nemici del socialismo e dell’interventismo nell’economia, sono stati costretti a nazionalizzare agenzie private che diversamente sarebbero saltate. ¡ Che esempio di liberalismo! Nell’Unione Europea sta aumentando la pressione di coloro che vorrebbero l’abbandono del mitico 3% sul deficit statale: appena qualche giorno fa dicevo che s’esce da questa crisi, non migliore di quella del 1929, solamente manovrando sulla spesa pubblica: quindi opere pubbliche, interventi sull’economia che saranno finanziati contraendo altri debiti che, unitamente a quelli già esistenti, dovranno pagare i cittadini, i quali, nell’immediato si troveranno ancora più poveri e con spinte inflattive rilevanti. “
“ Nella seconda fase della crisi il pericolo viene dal debito pubblico.
Non ci sono più soldi.
Esistono solo enormi e scandalose concentrazioni di ricchezza in poche mani, con la platea dei cittadini sempre più povera ed indebitata.
La storia insegna che quando la ricchezza si concentra in poche mani tutto s'azzera, fra tumulti popolari di persone che i ricchi s'ostinano a non sentire.
Salteranno tutti i criteri posti a difesa dell'EURO.
Ne vedremo delle belle, con gara a fare politiche Keynesiane anche da parte della destra, ammesso che riesca a sopravvivere all’inganno dell’ordine pubblico ed a quello della cacciata dell’affamato migrante.
Qualche Stato potrebbe essere tentato dall'avventura di uscire dall'EURO, fare manovra straordinaria sul debito pubblico, ritornare alla vecchia divisa, svalutarla massicciamente, per cominciare tutto da zero. “
Il 19 novembre 2009 scrivevo:
“Chi spera nell’inversione rialzista del ciclo di lungo, se in posizione long per l’EURO sul cross EUR/USD, e se in posizione long sugli indici azionari, rimarrà deluso.
Chi rimarrà deluso e non trarrà ammonimento da tale delusione, rimarrà prigioniero dei suoi errori.
La borsa segue sue regole, le quali sono diverse, spesso opposte a quelle che magari si pretende ricavare con superficialità dalle notizie.
Nessuno pensa al disastro del debito che dalla sfera del privato si sta pesantemente scaricando, peraltro solo in parte, sui bilanci pubblici già disastrati?
Il 2010 sarà drammatico, per la necessità di colmare i disavanzi pubblici, per la necessità d’evitare ulteriori cadute della domanda, quando gli effetti placebo degli incentivi svaniranno. Si stamperà ulteriore moneta in tutto il mondo, che avrà come voluta conseguenza quella di fomentare un’inflazione che, a guisa d’una pioggia salvifica e purificatrice, dovrà abbattere la peste del debito pubblico ed anche quella del debito privato.
Alternativa all’espediente dell’inflazione esiste solo il congelamento dei debiti pubblici.
Qualcuno ha pensato cosa succederebbe?
Argentina docet.
E’ stata vera guerra quella vissuta sui mercati finanziari durante la seconda metà del 2007, tutto il 2008 ed i primi due mesi del 2009.
Dopo una guerra s’azzera tutto con il riallineamento dei cambi, con il dar il via all’inflazione.
Tutto inizia da zero.
Ancora non siamo usciti dalla guerra ed ancora non abbiamo toccato il punto zero; ancora non s’è vista né intravista l’inflazione, la quale è la nemica numero uno degli indici azionari.
Dopo aver visto salvare le banche di mezzo mondo con iniezione di danaro pubblico, peraltro creato dal nulla, adesso il sistema dell’economia e della finanza deve confrontarsi con un nemico molto forte: il debito pubblico.
Esso, alla luce di come sono disastrate le casse pubbliche di tutto l’Occidente, non si può abbattere se non con l’inflazione; la leva fiscale è già al massimo, e lo sarà ancora di più nei prossimi anni fiscali in cui il reddito sarà in calo; la lotta all’evasione fiscale è un pannicello caldo; anzi è facile pronosticare che essa aumenterà, perché le persone devono pur sopravvivere. Molti di coloro che non potranno evadere, perché a reddito fisso, faranno bancarotta, unitamente a molti disoccupati, i primi perché oberati da debiti insostenibili, i secondi per veder ridotto a zero il loro reddito.
Non si dica che le Banche centrali dell’Occidente non lo stiano dicendo. Anzi stanno parlando chiaro. L’ottimismo dei Governi (l’arte precipua dei politici è quella di vendere chiacchiere, sogni, illusioni) è smentito non solamente dalla cautela, se non dal pessimismo dei governatori delle Banche centrali, ma soprattutto è smentito dalle statistiche che vedono la disoccupazione ancora in crescita.
La disoccupazione crescerà ancora per molto tempo.
Con la disoccupazione che aumenta e continuerà ad aumentare non c’è rialzo degli indici azionari che tenga e si mantenga.
Occorre aspettare il giro di boa della disoccupazione, sottrarre 6 mesi, et voilà, ripartenza da veri minimi ciclici, ed il rialzo si che sarà convincente, tale da innescare un ciclo impulsivo, prima quello dei mercati azionari e poi quello dell’economia reale ( il ciclo dei mercati finanziari precede il ciclo dell’economia reale).
Visto che la gamba rialzista in essere dei mercati azionari è iniziata nei primi del mese di marzo 2009, visto che la disoccupazione è vista in aumento per altri 12 -18 mesi, allora, fatti un poco di conti, è facile comprendere che tutto questo rialzo è destinato ad evaporare rapidamente.
Conclusioni.
Doppia V; va meglio scritta ” W “ per l’economia reale e per gli indici azionari.
Tutto il resto è mera speculazione, la quale si è mossa sulla base di parametri meramente matematici di prezzo e di tempo (rintracciamenti di Fibonacci, in primis).
Tutto il resto è speranze, pie illusioni, masochistiche aspettative di regole d’economia nuove che dovrebbero dare diversa spiegazione a quello che è e resterà un bear market rally, il quale finirà così come finiscono tutti i bear market rally, cioè in un massacro per i soliti noti, ovvero i traders fai da te ed i risparmiatori lenti a cogliere il mutamento del trend di breve e medio, tenendo cocciutamente e colpevolmente entrambi gli occhi ben chiusi davanti al trend di lungo.
Il mondo dei sogni non alberga né in economia né in finanza.
Vietata la riproduzione anche parziale, se non espressamente autorizzata.”
Nulla di più profetico.
[FONT="]Felice sera a tutti.[/FONT]