Un paio di cose, per amor di verità, sull’omicidio dell’ambulante nigeriano,
subito colto al balzo dai propagandisti di sinistra,
da Formigli all’ossessivo in camicia rossa Berizzi alla solita Lucarelli, immancabile.
Tuttavia c'è stata la risposta, bollando il delfino di Santoro come sciacallo:
più che giusto, non si può sempre far finta di niente;
quanto a quell’altra, non merita risposta perché si aggrappa pure agli asciugamani degli alberghi per far parlare di sé.
L’omicidio di un nigeriano, senza tanti giri di parole, figlio del razzismo instillato da Meloni e Salvini:
questa la lettura, più imbecille ancora che squallida, della sedicente informazione di sinistra, quella controllata dal PD.
Col corollario:
Marche razziste e criminali.
Razzista, la piccola regione marchigiana al centro dell’Italia?
Chi scrive ci vive (e la racconta) da 40 anni e si sente di rispondere: non più che altrove.
Se proprio vogliamo buttarla in politica, il grosso della regione è storicamente controllato dalla sinistra,
i Comuni quasi tutti a guida Pd, si veda per tutti il sindaco di Pesaro, Ricci,
un provax forsennato al limite della provocazione,
autore di incredibili svariate uscite punitive, quasi oltre Speranza.
Solo nell’ultimo mandato l’ente regionale è passato a
Fratelli d’Italia,
ma la regione, in sé, è sempre stata rossa come la Rivoluzione d’Ottobre.
Quindi, se razzismo c’è, occorre ricondurlo a contesti storicamente inequivocabili.
Ma
di razzismo nelle Marche non ce n’è se non in dosi fisiologiche.
C’è, invece, una propensione alla violenza non solo spicciola,
da meridione arretrato, machista, questo sì, sulla quale tutti glissano;
e c’è da almeno trent’anni, con massicce infiltrazioni di forme di criminalità