Un analista attento toccherebbe ben altre corde, facendo proposte articolate
su come e con quali nuovi strumenti normativi si debba fronteggiare un fronte migratorio vastissimo,
in cui prevale la prepotenza dei
nuovi schiavisti che operano nei
paradisi criminali degli Stati falliti del
Nord Africa,
sia delle ondate ingiustificate di centinaia di migliaia di asiatici (dai
bangla ai
cinesi), che vengono in Italia con un
titolo provvisorio di soggiorno per turismo
e, poi, non vengono rimandati
de iure puntualmente a casa loro,
non essendoci in nessun modo utili come
lavoratori qualificati,
visto che la stragrande maggioranza di costoro vive (per modo di dire) di
lavori-non-lavori.
E qui l’elenco è lunghissimo per davvero.
Se ne esemplificano di seguito, a puro titolo di cronaca
(visto che tutti gli italiani hanno modo di verificarlo quotidianamente),
i più diffusi e a volte un po’ fastidiosi per l’insistenza degli interessati.
Tra questi ultimi si citano, alla rinfusa:
i
lavavetri nei crocicchi stradali;
gli
addetti abusivi e non autorizzati alle pompe incustodite di benzina;
gli
eserciti di venditori ambulanti, attivi nelle strade di tutte le grandi e medie città italiane,
la miriade di
negozietti che vendono di tutto a tutte le ore,
e in merito ai quali nessuno sa, indaga o denuncia con vere inchieste giornalistiche
di chi siano i capitali che le tengono in piedi.
E quale circuito di reclutamento internazionale ci sia dietro tutti costoro che sono, a tutti gli effetti, “illegali”,
qualora sia scaduto il permesso di soggiorno per turismo.
Dato che, con ogni probabilità, il permesso a medio-lungo termine per motivi di lavoro non è minimamente giustificato da “
quote” di addetti al commercio,
che semplicemente non esistono in questo numero così rilevante, che oggi consente illecitamente di trovare
commessi extracomunitari,
con compensi mensili sottopagati che farebbero infuriare e inorridire qualunque sindacato occidentale dei lavoratori.
Un ottimo politico parlerebbe di questo, mettendo così definitivamente a tacere il
vuoto bla-bla del
politicamente corretto progressista.
Il secondo punto, è che è semplicemente impossibile l’integrazione tra “bianchi” occidentali
(che risiedono in
Paesi democratici) e immigrati che praticano religioni “razziste”,
nel senso che sono queste ultime a ritenere le
Democrazie liberali e le loro Istituzioni veri e propri
Satana del mondo moderno.
Idem per tutti coloro che sono impregnati di tradizioni profondamente
tribali
e che dall’
Occidente non vogliono altro che estrarre una parte del suo benessere a proprio vantaggio,
senza mai veramente condividerne i valori di fondo.
Altro punto da annotare è quello sollevato da
Ernesto Galli della Loggia sul
Corriere della Sera,
con il suo “
Una difesa (elastica) dei valori”, che pone in primissimo piano
l’esigenza urgentissima di fare macchina indietro tutta
(
Giuseppe De Rita lo dice e lo denuncia da trent’anni a questa parte!)
del pedagogismo progressista,
che ha letteralmente distrutto dalle fondamenta la qualità e l’efficacia della scuola dell’obbligo italiana,
privando infanzia e adolescenza di aliquote indispensabile del sapere e della cultura,
queste ultime fondate per davvero sul merito e non su basi puramente pedagogiche e desolatamente egalitarie.
Per questa
rivoluzione, però, occorre lucidità estrema.
Rispondendo, quindi,
in primis alla seguente domanda da cento pistole
(“
quale cittadino vogliamo per i prossimi due decenni”),
sapendo che la
Cina confuciana, il nostro grande competitor globale,
ha il culto dello studente bravo, preparato, socialmente responsabile e profondamente rispettoso dei propri genitori e dell’Autorità statuale.