Ahahahahah poverini. Arrivare alla fine così depressi.
Le baruffe ci sono, le beghe anche.
A
Casa Calenda non ci si annoia mai.
Un po’ situation comedy
pane e cicoria,
un po’
neorealismo dei giorni nostri,
con una politica che detta l’agenda a colpi di
tweet,
hashtag e qualche video estemporaneo.
Ad animare la festa è il
Terzo polo, figura mitologica che al momento è un po’ come la sora Camilla:
tutti la vogliono “ma nessuno
la piglia”
.
Ad aggiungere peperoncino – poco piccante, per la verità –
è lo scambio
epistolare 2.0 tra il leader di
Azione
e il segretario del
Partito Democratico,
Enrico Letta,
contendenti in un “duello” rusticano dal titolo “Per un pugno di voti”.
Uno spaghetti-western dei giorni nostri. Più spaghetti che western.
Calenda, da bravo
zizzaniaman, intende mantenere il boccino in mano.
Il Pd? Non è proprio entusiasta del
tira e molla.
Il segretario dem chiama il giro, come a poker:
prima di tutto è necessario convincere coloro che intendono far parte dell’alleanza.
Guai a mettere veti però il tempo passa. E poi
vade retro Terzo polo, sennò vincono le destre.
Il senatore del Partito Democratico,
Luigi Zanda, già che c’è intende dire la sua, tanto parla chiunque.
E allora ci tiene a sottolineare d’essere stufo di svegliarsi ogni giorno con un ultimatum di Calenda, a cui rinfresca la memoria:
è parlamentare europeo “eletto nelle liste del Pd e con i voti del Pd. Io penso che dovrebbe ricordarsene”.
“Se
Calenda vuole andare da solo, perderà molti collegi.
Nelle ultime tornate amministrative era già visibile una tendenza alla polarizzazione
e noi vedremo sia FdI che il Pd ottenere un risultato molto buono, tra il 25 per cento e il 30 per cento.
Mentre nessuno degli altri partiti può dirsi certo del proprio successo”.
Infine, visto che il pettegolezzo è roba pura in un condominio che si rispetti, ecco il
retroscena: un
accordo tra Letta e Calenda c’è.
Ma domani, anzi oggi, è un altro giorno.
Tanto che, dopo un lungo peregrinare, arriva l’
intesa tra Pd, Azione e
+Europa.
Secondo quanto stabilito, il totale dei candidati nei collegi uninominali della coalizione sarà suddiviso così:
70 per cento Partito Democratico e
30 per cento +Europa/Azione,
scomputando dal complessivo dei collegi tutti quelli che saranno attribuito alle liste dell’alleanza di centrosinistra.
Letta, pertanto, tira un sospiro di sollievo.
E in
conferenza stampa alla Camera ammette:
(poverino non sa dire altro, nonostante la verità sia ben diversa)
“Un momento per annunciare che a seguito di un incontro con delegazioni dei due partiti abbiamo siglato una intesa,
che riteniamo molto importante, un
patto elettorale, all’interno di un accordo più largo con altre componenti
a nostro avviso fondamentali per essere vincenti nei confronti della destra.
Non è immaginabile che il Paese dopo
Mario Draghi passi al Governo delle destre o guidato da Giorgia Meloni.
Dopo Draghi l’Italia
ha bisogno di una esperienza di Governo che porti avanti programmi che hanno avuto grande successo”.
Matteo Renzi, a
Rtl, dal suo osservatorio tira dritto:
“Siamo gli unici talmente
liberi e
coraggiosi che andiamo anche da soli a fare il terzo polo…
non voglio pretendere di decidere le cose degli altri. Preferisco stare sui contenuti.
Ma il punto vero è che ciascuno fa i suoi conti.
Da una parte c’è la necessità di raccontare un progetto credibile ai cittadini
e dall’altra dire se stiamo insieme sono più tranquillo, perché so quanti seggi scattano”.
Alla prossima puntata.