Val
Torniamo alla LIRA
Tre ore e mezza di chiacchiere inutili sopra uno spettacolo perfetto
Ma la gaffe su De Angelis e l'ignoranza sui pallavolisti sono solo la punta dell'iceberg.Il vero, devastante problema della telecronaca RAI è stato un altro:
tre ore e mezza di parlottio ininterrotto.
Sempre, comunque, ovunque.
Hanno parlato
Sopra Laura Pausini che cantava l'Inno di Mameli.
Sopra Andrea Bocelli che eseguiva "Nessun dorma".
Sopra il tributo a Raffaella Carrà.
Sopra le coreografie, sopra la musica, sopra ogni singolo momento che meritava rispetto e silenzio.
I social hanno urlato: "Fateli tacere", "Insostenibile", "Ma perché non stanno zitti?".
La risposta è semplice: perché alla RAI nessuno ha il coraggio - o l'intelligenza - di dire a un dirigente
"guarda, lascia perdere, forse non sai nemmeno fare il dirigente ma sicuramente è meglio se non commenti".
Il problema non è il singolo telecronista. Il problema è sistemico.
È una cultura aziendale malata, dove conta più "essere lì" che "saper fare".
Dove un dirigente può autoproclamarsi telecronista anche se non ne ha le competenze.
Dove 200 pagine di briefing sono considerate facoltative.
Dove la preparazione è vista come una debolezza, non come un dovere professionale.