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Poveretta. Quasi quasi potrebbe anche fare pena.
Ma ancor di più la fanno quelli che ancora la sostengono
e quei poveri pecoroni che la vanno a votare.

Stando a quanto riportato da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera,
dalle parti del pd ci sarebbe addirittura sconcerto
per il modo in cui la segretaria si è approcciata a questa sconfitta colossale.

La convocazione della segreteria nelle ore successive
sarebbe apparsa surreale a molti esponenti dem.

E i contenuti del meeting non sembrano aver soddisfatto i presenti.
 
Ha aperto i lavori evitando di parlare direttamente della batosta elettorale alle Comunali.

Ai presenti è sembrato assurdo il modo con cui la segretaria
ha tentato di schivare l’argomento del giorno, ovvero la sconfitta elettorale.

Subito sarebbero così fioccati i messaggini nelle chat degli esponenti del partito:

“Surreale” pare la parola più gettonata per commentare l’accaduto.
 
Pure i "suoi" l'hanno invitata a stare a casa.

Soltanto a riunione inoltrata si è finalmente arrivati a toccare il tema,
con la segretaria che ha riconosciuto di aver perso.

Subito sarebbero partiti i malumori di Base Riformista:

“Ci vuole maggiore collegialità, conviene anche a Elly,
perché sennò in casi come questo rischia di intestarsi la sconfitta da sola.
Il risultato elettorale era prevedibile.
Fuori dai palazzi,
dalle redazioni dei giornali
e dai centri storici radical chic,
noi non esistiamo.


Ma ti pare che uno prudente come Possamai
avrebbe potuto dire a Elly di non venire a Vicenza a fare comizi con lui
se non fosse stato più che necessario?”.
 
Consiglio non richiesto, eppur dovuto:

il centrodestra non attacchi Elly Schlein,
provetta portavoce di Carlo De Benedetti e George Soros.


Anzi, la coccoli e la esalti, non solo in quanto donna,
ma soprattutto perché straparla benissimo

di patrimoniale,

di uteri in affitto,

di “bravi” ragazzi ecovandali.

Riempitela di lodi e di dolci paroline d’incoraggiamento: brava! bene! bis!


Finché ci sarà lei alla guida delle opposizioni,
il centrodestra vivrà giornate tranquille e felici,
sempre coronate da strepitosi successi elettorali.
 
“Sono completamente pazzi e sono fuori dalla legge”.

Ecco come Olaf Scholz, il Cancelliere tedesco,
ha definito gli attivisti di Ultima generazione (Letzte generation in Germania)
in un’intervista rilasciata al quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger.

E ancora,

“di tutte le azioni di protesta degli ultimi decenni,
quella di Ultima generazione è probabilmente quella che ha ottenuto meno risultati turbando solamente tutti,
anche chi aveva un occhio benigno nei loro confronti.
In questo modo questi fanatici del clima non fanno alcun favore alla causa climatica”.

È d’accordo con lui il leader dei popolari della Cdu Friedrich Merz,
che definisce gli ecovandali dei “criminali e non interlocutori”.

Non si può essere più chiari di così:
in Germania c’è un’intesa bipartisan volta a condannare le azioni degli attivisti di Ultima generazione,
che hanno di recente sabotato un oleodotto transalpino tra la città bavarese di Ingolstadt e Trieste.


E se in Italia il Partito democratico a guida Elly Schlein strizza l’occhio agli ecovandali,
in Germania c’è tutta un’altra sinistra.



Di eco-burattini non vogliono proprio sentirne parlare.

Dopo l’azione contro l’oleodotto, la polizia ha sequestrato beni e conti bancari,
e ha perquisito le abitazioni degli attivisti fermati.

I sette indagati hanno un’età che va dai 22 ai 38 anni.

Una maxi-operazione della polizia criminale della Baviera, che ha schierato 170 agenti,
ha portato alla perquisizione di 15 abitazioni di Letzte generation in sette diverse regioni tedesche.


Sono un tema anche i finanziamenti da parte di esterni:

per la Procura di Monaco le raccolte di fondi degli ecovandali
avrebbero messo nelle tasche dell’organizzazione quasi un milione e mezzo di euro.


“I fondi sono stati utilizzati dagli attivisti principalmente per commettere ulteriori azioni criminali”, dichiarano le autorità tedesche.


La dura condanna della Germania alle modalità di protesta messe in atto da Ultima generazione
ci ricorda che questi attivisti sono innanzitutto criminali, non semplici manifestanti,
e che lo Stato, se vuole,
ha gli strumenti per reagire e condannare questi blitz contro il patrimonio – spesso culturale – del suo territorio.


La vox populi dello Stivale parla chiaro:
basterebbe aprire la sezione “commenti” sotto un qualsiasi video che riporta un’azione di Ultima generazione
per conoscerne il sentimento popolare.

Ma tra le frange sinistre dell’Italia c’è qualcuno che se li coccola, questi eco-illogici.
 
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Gli israeliani hanno già fatto rimpatriare tutti i loro agenti coinvolti nell'incidente sul lago Maggiore. Hanno mandato un loro aereo istituzionale a prenderli e nessuno si è opposto. Come mai tutta questa fretta di rientrare da parte degli uomini del Mossad? Non sono stati nemmeno ascoltati dagli inquirenti e già sono in Israele. Sulla carta avrebbero dovuto essere tutti trattenuti in Italia in quanto coinvolti in una strage le cui cause sono ancora tutte da accertare. Ma a palazzo Chigi non c'è un presidente del Consiglio che serve gli interessi dell'Italia. C'è un presidente che come tutti i suoi predecessori risponde a Israele.
 
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Ahahahahahahahahah imbecilli. Si può dire ?

L’Occidentedemocratico” è riuscito nell’impresa di tirare la volata all’autarca turco
nelle recenti elezioni politiche e presidenziali.


Il declino di Erdoğan sembrava irreversibile, dopo la sconfitta alle elezioni comunali di Istanbul.

Dalle cancellerie europee era stato additato, nel migliore dei casi, come un autarca.

Con la scusa di un presunto golpe ha epurato centinaia di migliaia di dipendenti pubblici.

Inoltre, ha di fatto azzerato la libera stampa e si è affrancato la “benevolenza” della magistratura.


È riuscito a trasformare un Paese laico, fondato da Mustafa Kemal Atatürk, in una Repubblica semi-teocratica.

L’opposizione turca, galvanizzata dagli insuccessi in economia e dalla disastrosa gestione del terremoto,
mettendo da parte le divisioni politiche si era riunita per cercare di sconfiggere il “califfo
che governa la Turchia da 20 anni e che si accinge, con la vittoria alle Presidenziali, a governarne altri cinque.

In teoria, è il terzo e ultimo mandato.

Oltre questo, infatti, la Costituzione turca prevede l’ineleggibilità.


Tuttavia, in Turchia nulla può essere dato per scontato.

Non è ancora detto che Erdoğan non riesca ancora una volta a modificare la Costituzione per diventare “presidente a vita”.

Prima dell’invasione da parte della Federazione Russa dell’Ucraina,
era considerato un “dittatore con cui si deve dialogare”.

Grazie alla guerra, è riuscito con grande abilità a diventare
l’unico vero interlocutore diplomatico tra la Federazione Russa e l’Ucraina.

E quindi nei confronti del resto del mondo.


La sua Turchia continua a fare affari con la Federazione Russa,
svolgendo l’attività di triangolazione tra le esportazioni e le importazioni russe.

Il grande successo diplomatico ottenuto con la risoluzione del problema dell’esportazione del grano ucraino
lo ha reso l’interlocutore privilegiato dell’Occidente democratico.

Senza colpo ferire, i leader del mondo occidentale guardano al “califfo” non più come un autocrate
ma come colui che potrà contribuire a far cessare la carneficina in Ucraina.


Dopo la rielezione,
Olaf Scholz si è affrettato a invitarlo in Germania
con l’obiettivo di ridare “nuovo slancio” alla cooperazione tra i due Paesi.


Se Vladimir Putin è riuscito a far “resuscitare” il Patto Atlantico,
i Paesi democratici sono stato in grado di far diventare Erdoğan
un leader riverito dalle democrazie occidentali.


Gli autarchi non sono tutti uguali!
 
Ma rimarchiamolo ancora. Meglio.

Sul secondo turno delle Amministrative si è detto tutto.

Il colpo d’occhio che se ne ricava è francamente impressionante.

Nei sette comuni capoluogo andati al ballottaggio,
il centrodestra prevale in cinque di questi (Ancona, Brindisi, Massa, Pisa, Siena)

mentre il centrosinistra vince a Vicenza con minimo scarto di voti.

A Terni ha vinto un candidato civico, Stefano Bandecchi,
vagamente riconducibile al centrodestra per via delle sue pregresse simpatie alfaniane (nel senso di Angelino Alfano),
che ha però sconfitto al ballottaggio proprio il candidato del centrodestra, il “meloniano” Orlando Masselli.

Sommando questi risultati
a quelli che hanno assegnato le vittorie al primo turno
e verificato l’andamento del voto in Sicilia,

non si può negare il trionfo del centrodestra

e, di riflesso,

nascondere il crollo del centrosinistra.
 

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