Anche allora, alle prime avvisaglie di intervento dello “zio Sam”, i “volenterosi” franco-britannici batterono in ritirata.
Vogliamo fare dell’Ucraina un patetico déjà vu? No, grazie.
Realismo, signori, realismo!
Joe Biden ha voluto il confronto muscolare con la Russia per interposta resistenza ucraina.
Allo scopo, ha aperto i rubinetti dei finanziamenti e delle forniture militari Usa a Kiev e le cose sono andate come sappiamo.
Poi, è arrivato Donald Trump che ha deciso di chiudere quel rubinetto
e di dare un taglio alla guerra contro Mosca, per ragioni geopolitiche che possono essere più o meno discutibili
ma che sono le sue ragioni e nessuno finora ha mostrato di possedere forza sufficiente per impedirgli di averle e di perseguirle.
Perciò, quando la Casa Bianca decide che la guerra va fermata,
non c’è nulla che i comprimari – i quali hanno preso parte alla macabra messinscena della guerra lungo il termine dell’Europa –
possano fare o dire per cambiare il corso degli eventi.
Francesi, britannici e magari italiani e tedeschi sul suolo ucraino? A far cosa?
E con quali armi, visto che gli arsenali dei Paesi Ue sono pressoché svuotati?
Al summit che ha pronosticato la nascita della “coalizione degli inutili”, l’unica cosa che non è mancata è stata la fantasia.
Dalla quiete delle stanze vittoriane della Lancaster House sono spiccati tanti voli pindarici che, domenica scorsa,
hanno intasato il traffico aereo sui cieli di Londra.
Tutti riuniti nei quattro punti partoriti a conclusione del summit delle meraviglie.
Si comincia dal preambolo: proporre una tregua d’armi di un mese, propedeutica all’avvio dei negoziati di pace.
Tregua, che la parte russa ha escluso categoricamente.