Un mondo senza religioni sarebbe meglio?

tashtego ha scritto:
Per me il "Bateau ivre" e' la bibbia e il bignami della poesia europea dell'otto-novecento. Li' dentro c'e' tutto. Decadentismo e simbolismo, crepuscolarismo ed ermetismo. Tutto riassunto in una girandola di immagini stupefacenti, che rappresentano la metodica ricerca dell'esaurimento delle facolta' spirituali nell'oceano delle esperienze della mente e dei sensi, che approda allo sfinimento e a un desiderio di morte e di ritorno all'origine raffigurato dall' immagine finale dell"acqua d'Europa", della pozzanghera nera e fredda in cui un bambino malinconico fa correre la sua barchetta di carta. Credo che il ritorno di Rimbaud alla religione in fondo sia stato un po' questo.

sono le parole più belle
che abbia mai letto su rimbaud
 
carrodano ha scritto:
Il sogno di una sera di luglio

Appropriatissimo, direi :) :) :)

Ti ringrazio per l'apprezzamento, ma quando si parla di cio' che si ama non si fatica a trovare le parole. Rimbaud e' uno dei miei poeti favoriti, senza contare che nel brevissimo periodo in cui feci l'insegnante (sfi.gatissima)di lettere mi diede una bella mano a sintetizzare temi della letteratura del periodo proprio per i motivi che ho accennato. Voglio dire che oltretutto gli devo anche un po' di gratitudine e qualche bel ricordo:)
 
Questa è di Paul Verlaine

Ho quasi paura

Ho quasi paura, in verità,
tanto sento la mia vita allacciata

al pensiero radioso
che l'anima mi ha preso l'altra estate,

tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,

questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti!
Io tremo - e tu perdona
la mia estrema franchezza -

se penso che un sorriso, una parola
da parte tua son legge ormai per me,

e che ti basterebbe un solo gesto,
una parola, un battito di palpebre,

per chiudere il mio essere nel lutto
della sua celeste illusione.
 
carrodano ha scritto:
Questa è di Paul Verlaine

Ho quasi paura

Ho quasi paura, in verità,
tanto sento la mia vita allacciata

al pensiero radioso
che l'anima mi ha preso l'altra estate,

tanto la tua sempre cara immagine
abita in questo cuore tutto tuo,

questo mio cuore soltanto bramoso
di amarti e di piacerti!
Io tremo - e tu perdona
la mia estrema franchezza -

se penso che un sorriso, una parola
da parte tua son legge ormai per me,

e che ti basterebbe un solo gesto,
una parola, un battito di palpebre,

per chiudere il mio essere nel lutto
della sua celeste illusione.

La vergine folle in adorazione del suo sposo infernale... Poveretto. Faceva bene ad avere paura, se pensiamo a come fini'. Non bisognerebbe mai provare quel che viene descritto in questa poesia, per quanto bello possa essere.
 
Petrarca

Che le sùbite lagrime ch’io vidi,
dopo un dolce sospir, nel suo bel viso,
mi fûr gran pegno del pietoso core:
chi prova intende; e ben ch’altro sia aviso
a te forse ti contenti e ridi,
pur chi non piange non sa che sia amore
 
A proposito di religione e ragione

il caso petrarca

Nasce ad Arezzo nel 1304, dove il padre, notaio fiorentino di parte bianca, si trovava in esilio. A otto anni si trasferisce con la famiglia ad Avignone (Provenza), dopo che il padre era stato chiamato a svolgere la sua professione presso la curia (nel 1305 era diventata sede papale). Per volontà paterna inizia gli studi giuridici (Montpellier e Bologna), ma al diritto preferisce letteratura e poesia.

Nel 1326, mortogli il padre, torna ad Avignone, libero di disporre della propria vita: il padre gli aveva lasciato un modesto patrimonio. Finito il quale egli deciderà di prendere gli ordini ecclesiastici minori, aspirando a varie cariche e benefici (rendita di proprietà della chiesa), al fine di assicurarsi quella indipendenza economica che gli consentisse di dedicarsi agli studi. Fino al 1343 resterà ad Avignone, prestando servizio presso la curia. Il suo interesse culturale principale sono i classici latini (Cicerone, Livio, Virgilio), i padri della chiesa (Agostino) e i poeti in volgare (rimatori provenzali, lirici stilnovisti).

Nel 1327 incontra Laura de Sade, che avrebbe voluto amare e che ricorderà e rimpiangerà per tutta la vita. Laura era già sposata e non corrispose mai all'amore del Petrarca.

A partire dal 1333, sospinto dall'ansia di nuove conoscenze umane e culturali, compie molti viaggi a Parigi, nelle Fiandre, in Germania, a Roma. A Liegi ritrova due orazioni di Cicerone, dando inizio alle scoperte umanistiche dei testi classici e dei codici antichi.

Dal 1337 al 1353 si ritira in solitudine a Valchiusa (presso Avignone), dedicandosi alla meditazione e all'attività letteraria. Nel 1340 riceve dal Senato di Roma l'incoronazione poetica per la sua elevata cultura e per le sue eleganti opere latine. Ritornato ad Avignone, resta profondamente colpito nel vedere il fratello entrare nei Certosini: anch'egli avvertiva il bisogno di vivere una esperienza spirituale più intensa, ma si sentiva incapace di compiere un passo così impegnativo.

Nel 1347 decide di recarsi a Roma per manifestare la propria ammirazione a Cola di Rienzo, proclamato tribuno del popolo, in procinto di realizzare un regime di libertà democratica. Petrarca sognava la restaurazione di una repubblica romana di grandezza pari all'antica. Egli tuttavia, saputo che la rivoluzione si stava mettendo male, preferì fermarsi a Parma. Qui ricevette la notizia che Laura era morta di peste (il 1348 fu l'anno della terribile peste in tutta Europa).

Nel 1350 stringe amicizia (coltivandola in seguito) col Boccaccio a Firenze. Nel 1353 abbandonava definitivamente la Provenza per l'Italia (otto anni a Milano presso i ghibellini Visconti, poi Padova, Venezia...fino ad Arquà, dove muore nel 1374).
 
Montale

...Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza
Era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
 
montale

i limoni

........

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
 
carrodano ha scritto:
montale

i limoni

........

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.

Hai postato la mia preferita, bravo. Questo e' il Battello Ebbro di Montale, la sua dichiarazione di poetica, nonche' la sua poesia piu' commovente. Non posso leggere l'ultima strofa senza un sorriso e un piccolo nodo in gola. :)
 

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