Titoli di Stato paesi-emergenti VENEZUELA e Petroleos de Venezuela - Cap. 1

probabilità recovery

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La lezione dall'America Latina. Ripudio del debito: l’Ecuador è riuscito a imporsi sulla dittatura del capitale
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Nel 2005, Quito utilizzòava il 40% del bilancio pubblico per pagare gli interessi sul debito. Il destino che attende Atene (e noi), a meno che...

di Carlos Játiva – Le Monde Diplomatique

L’Ecuador è stato il paese sudamericano che destinava la maggior parte del suo bilancio al pagamento del debito sovrano. Nel 2005, Quito utilizzò il 40% del bilancio pubblico per pagare gli interessi sul debitomentre gli investimenti in sanità e istruzione furono ridotti al 15%. Vennero soddisfatti in primo luogo i creditori stranieri, a scapito dei bisogni fondamentali della popolazione. Un indebitamento illeggittimo, dipendenza economica e finanziaria, aumento delle disuguaglianze, costituivano le principali caratteristiche di quell’Ecuador

Al momento del suo insediamento, nel gennaio 2007, Rafael Correa lanciò una «Revolución Ciudadana»mirante all’intergrazione, la solidarietà e l’equità. Per raggiungere tali obiettivi, fu necessario prendere il potere al fine di trasformalo in potere popolare, per trasformare le strutture esistenti, dal momento che il vero sviluppo è possibile solo attraverso la modifica dei rapporti in seno alla società.

Correa optò per la strada alternativa, decidendo di dedicare i fondi statali alla spesa sociale e produttiva, riducendo in maniera significativa la percentuale di bilancio statale destinata al pagamento del debito estero. La realizzazione di questa politica è stata possibile, in gran parte, grazie ai risultati dell’audit sul debito estero e al rifiuto del debito considerato illeggittimo. Per raggiungere questo obiettivo, l’Ecuador dovette percorrere un cammino irto di ostacoli.

Nel periodo 1982-2006, il debito estero non fece altro che lievitare. Le leggere ‘correzioni’ derivanti da diverse cancellazioni e rinegoziazioni non riuscirono ad arginare la sua vertiginosa ascesa, da 241 miliardi di dollari a 17000 miliardi di dollari nel 2006.

Questa piaga fu trasformata in uno strumento di dominio e saccheggio dei paesi debitori, concepito dai paesi creditori e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Inoltre, Quito trasferì miliardi di dollari agli organismi multilaterali come Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, Banca di Sviluppo dell’America Latina, Fondo Monetario Internazionale. Ma il suo debito aumentò.

Il Presidente Correa si impegnò a porre fine a questo circolo vizioso del rimborso del debito. A tal proposito creò la ‘Comisión para la Auditoría Integral del Crédito Público’ (CAIC). Sulla base dei risultati della verifica, l’Ecuador rinegoziò il pagamento del debito estero. Decidendo di non provvedere al pagamento di quei debiti contratti in maniera fraudolenta, da cui il popolo non ebbe alcun beneficio, e intraprendere azioni legali contro i responsabili dell’indebitamento.

La posizione di Correa fu chiara: il debito estero sarà rimborsato nella misura in cui non pregiudichi lo sviluppo nazionale. Posizione che non esclude la possibilità di una moratoria, se la situazione economica esige.

Si arrivò così alle sesta rinegoziazione, nel novembre del 2008. Rafael Correa propose una ristrutturazione del debito, non per mancanza di denaro, ma perché vi erano prove di illegittimità del debito. Il Presidente Correa, inoltre, segnalò che la rinegoziazione avrebbe dovuto tenere conto non solo delle esigenze dei creditori, ma anche di quelle del Governo, in particolare tenendo conto della capacità contributiva del paese, dopo aver soddisfatto le necessità sociali del popolo.

Questo atteggiamento sovrano del Governo risponde a precise disposizioni contenute nella nuova Costituzione ecuadoriana approvata nel 2008 con suffragio universale.

Con la Revolución Ciudadana, l’Ecuador è riuscito per la prima volta a trovarsi in una situazione che gli permette di distribuire adeguatamente reddito e ricchezza, promuovere la produzione nazionale, l’integrazione regionale, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la stabilità economica.

Grazie alla crescita economica e a una gestione responsabile delle finanze, il debito pubblico in rapporto al PIL è sceso al livello più basso nella storia. L’Ecuador è riuscito a imporsi sulla debitocrazia. E adesso non è più in vendita.

Ecco questa impostazione moralista e populista mi dà sui nervi. Il debito estero di questi Paesi è detenuto anche da piccoli e medi risparmiatori, che magari vi hanno destinato i risparmi di una vita di lavoro e sacrifici.

Che accidenti c'è di immorale nel debito estero???

Casomai è immorale non riuscire a ripagarlo.... Non perché il debito eroda i fondi per la spesa sociale, ma perché questi fondi vengono sperperati da una classe dirigente corrotta che poi si autodifende trincerandosi dietro una vergognosa giustificazione ideologica terzomondista, vecchia come il cucco. L'atteggiamento di Correa è stato vile e meschino. Altro che eroe!!!

E in ogni caso, pagare i debiti è MORALE se non si vuole passare per pagliacci. Questo vale per un privato come per uno Stato. Altrimenti perché emetti il debito? Per fregare dopo qualche anno i risparmiatori?? Nel nome (abusato) di Marx, Engels Mao o chi altri?? Assurdo!!! E vigliaccamente facile.

Dove sono finiti i soldi dei risparmiatori che hanno subito un haircut del 70%?? Nelle tasche della classe dirigente ecuadoregna?? Altro che difesa dei poveri!!!
 
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La lezione dall'America Latina. Ripudio del debito: l’Ecuador è riuscito a imporsi sulla dittatura del capitale
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Nel 2005, Quito utilizzòava il 40% del bilancio pubblico per pagare gli interessi sul debito. Il destino che attende Atene (e noi), a meno che...

di Carlos Játiva – Le Monde Diplomatique

L’Ecuador è stato il paese sudamericano che destinava la maggior parte del suo bilancio al pagamento del debito sovrano. Nel 2005, Quito utilizzò il 40% del bilancio pubblico per pagare gli interessi sul debitomentre gli investimenti in sanità e istruzione furono ridotti al 15%. Vennero soddisfatti in primo luogo i creditori stranieri, a scapito dei bisogni fondamentali della popolazione. Un indebitamento illeggittimo, dipendenza economica e finanziaria, aumento delle disuguaglianze, costituivano le principali caratteristiche di quell’Ecuador

Al momento del suo insediamento, nel gennaio 2007, Rafael Correa lanciò una «Revolución Ciudadana»mirante all’intergrazione, la solidarietà e l’equità. Per raggiungere tali obiettivi, fu necessario prendere il potere al fine di trasformalo in potere popolare, per trasformare le strutture esistenti, dal momento che il vero sviluppo è possibile solo attraverso la modifica dei rapporti in seno alla società.

Correa optò per la strada alternativa, decidendo di dedicare i fondi statali alla spesa sociale e produttiva, riducendo in maniera significativa la percentuale di bilancio statale destinata al pagamento del debito estero. La realizzazione di questa politica è stata possibile, in gran parte, grazie ai risultati dell’audit sul debito estero e al rifiuto del debito considerato illeggittimo. Per raggiungere questo obiettivo, l’Ecuador dovette percorrere un cammino irto di ostacoli.

Nel periodo 1982-2006, il debito estero non fece altro che lievitare. Le leggere ‘correzioni’ derivanti da diverse cancellazioni e rinegoziazioni non riuscirono ad arginare la sua vertiginosa ascesa, da 241 miliardi di dollari a 17000 miliardi di dollari nel 2006.

Questa piaga fu trasformata in uno strumento di dominio e saccheggio dei paesi debitori, concepito dai paesi creditori e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Inoltre, Quito trasferì miliardi di dollari agli organismi multilaterali come Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, Banca di Sviluppo dell’America Latina, Fondo Monetario Internazionale. Ma il suo debito aumentò.

Il Presidente Correa si impegnò a porre fine a questo circolo vizioso del rimborso del debito. A tal proposito creò la ‘Comisión para la Auditoría Integral del Crédito Público’ (CAIC). Sulla base dei risultati della verifica, l’Ecuador rinegoziò il pagamento del debito estero. Decidendo di non provvedere al pagamento di quei debiti contratti in maniera fraudolenta, da cui il popolo non ebbe alcun beneficio, e intraprendere azioni legali contro i responsabili dell’indebitamento.

La posizione di Correa fu chiara: il debito estero sarà rimborsato nella misura in cui non pregiudichi lo sviluppo nazionale. Posizione che non esclude la possibilità di una moratoria, se la situazione economica esige.

Si arrivò così alle sesta rinegoziazione, nel novembre del 2008. Rafael Correa propose una ristrutturazione del debito, non per mancanza di denaro, ma perché vi erano prove di illegittimità del debito. Il Presidente Correa, inoltre, segnalò che la rinegoziazione avrebbe dovuto tenere conto non solo delle esigenze dei creditori, ma anche di quelle del Governo, in particolare tenendo conto della capacità contributiva del paese, dopo aver soddisfatto le necessità sociali del popolo.

Questo atteggiamento sovrano del Governo risponde a precise disposizioni contenute nella nuova Costituzione ecuadoriana approvata nel 2008 con suffragio universale.

Con la Revolución Ciudadana, l’Ecuador è riuscito per la prima volta a trovarsi in una situazione che gli permette di distribuire adeguatamente reddito e ricchezza, promuovere la produzione nazionale, l’integrazione regionale, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la stabilità economica.

Grazie alla crescita economica e a una gestione responsabile delle finanze, il debito pubblico in rapporto al PIL è sceso al livello più basso nella storia. L’Ecuador è riuscito a imporsi sulla debitocrazia. E adesso non è più in vendita.

Poiché il debito ammontava a 241 mld di $ ed il PIL non superava gli 80 mld di $, ne consegue che il debito rappresentava più del 300% del PIL, non considerando la cifra di 17000 mld di $ che mi sembra francamente inverosimile. Mentre per il Venezuela il debito non supera il 50% del PIL, considerando, diversamente dal più piccolo e povero Ecuador, le enormi risorse del Venezuela il confronto mi sembra obiettivamente fuori luogo.
 
Il nostro debito pubblico invece è tutto legittimo, vero...?


La grande menzogna di chi ci governa: la rovina dell'Italia non è la spesa pubblica ma l'interesse sul debito pagato alle banche
VIVERE SENZA L'EURO
Abbiamo un debito totale di quasi 4.000 miliardi di euro, distribuito equamente tra settore pubblico e settore privato. Come si è potuti arrivare ad una simile dimensione? La tabella che segue ci permette di riflettere su alcune situazioni.

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La grande menzogna di chi ci governa: la rovina dell'Italia non è la spesa pubblica ma l'interesse sul debito pagato alle banche
 
Venezuela solicita suspender reunión extraordinaria de la OEA
Venezuela solicita suspender reunión extraordinaria de la OEA



"Almagro ha chiesto il Martedì di applicare la procedura applicando la Carta Democratica contro il Venezuela, un passo senza precedenti che apre un nuovo capitolo di un attacco contro la nazione sudamericana.
Secondo l'analista internazionale Alex Main , questa misura è guidata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
La decisione di Almagro si configura come interferenza diretta contro la sovranità del paese sudamericano, non rispettando la voce sovrana di un popolo. Inoltre l'analista ha detto che in Venezuela vi è una norma costituzionale che prevede l'applicazione della Carta Democratica dell'OSA."

Pare quindi che Almagro sia di fatto un agente degli USA all'interno dell'OSA.
 
francamente mi sfuggono i vantaggi che avrebbe il venezuela da un D
il D su una parte del debito privato c'è già stato e non mi pare abbia portato grandi vantaggi, anzi, il paese è sprofondato, anche in virtù dei mancati pagamenti, ancora di più nell'isolamento
poi che fa? D su deuda "nostra" e continua a pagare il debito cinese? con cosa poi lo "taglia" il suo petrolio? chi, dopo un D, non vorrebbe solo cash? lasciamo stare le cause che verrebbero intentate, boh, nel dubbio io compro
 
24:12 | AVN .- Il Ministro del Petrolio e delle Miniere, Eulogio Del Pino , ha incontrato Mercoledì con il suo omologo da Arabia Saudita , Khalid Al Falih , il giorno precedente alla riunione ministeriale della Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio ( OPEC ) a Vienna , Austria . i due capi delegazione uno scambio di opinioni sulla situazione attuale sul mercato mondiale del petrolio, così come le loro aspettative per la riunione che si terrà il Giovedi, presso la sede del gruppo petrolifero . del Pino e al Falih anche ribadito la i rapporti tra il Venezuela e l'Arabia Saudita , guidati dai leader dei due paesi e hanno concordato sull'importanza di OPEC come un attore importante nel mercato del petrolio. in precedenza, al suo arrivo a Vienna, del Pino ha detto che i livelli di produzione attuali olio dimostra un "congelamento de facto" negli ultimi tre mesi a causa di circostanze temporanee che stanno aiutando il recupero dei prezzi, come lo sciopero dei lavoratori in Kuwait, un incendio in un oleodotto in Colombia e la combustione di una parte della industria in Canada. Durante la riunione ministeriale del gruppo, la delegazione del Venezuela ribadire la necessità di congelare la produzione di petrolio tra i paesi di raggiungere un rimbalzo dei prezzi internazionali del petrolio, e promuovere la stabilità dei mercati.

Leer más en: Del Pino se reunió este miércoles con su par de Arabia Saudita
 
francamente mi sfuggono i vantaggi che avrebbe il venezuela da un D
il D su una parte del debito privato c'è già stato e non mi pare abbia portato grandi vantaggi, anzi, il paese è sprofondato, anche in virtù dei mancati pagamenti, ancora di più nell'isolamento
poi che fa? D su deuda "nostra" e continua a pagare il debito cinese? con cosa poi lo "taglia" il suo petrolio? chi, dopo un D, non vorrebbe solo cash? lasciamo stare le cause che verrebbero intentate, boh, nel dubbio io compro

Vantaggi pochi, ma continuando così si va verso il baratro dell'hard default.

Ci sono tante recriminazioni e avviati processi (compagnie aeree ed un'infinità di situazioni sparse). Ci sono le molto preoccupanti vicende ICSID.

Ovvio che il debito cinese va pagato, con tanti barili in più.

Personalmente auspico una ristrutturazione della deuda externa con l'apertura di un tavolo di trattativa.
 
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