I dipendenti di Facebook hanno abbandonato le postazioni di lavoro e si sono riversati su Twitter per accusare il Ceo della società Mark Zuckerberg di non aver sorvegliato in maniera adeguata i messaggi del presidente Usa Donald Trump con la stessa rigidità adottata dalla piattaforma rivale.
Reuters ha visionato dozzine di post online di dipendenti del colosso tech in cui viene critica la decisione di Zuckerberg di lasciare incontestati gli incandescenti attacchi verbali di Trump contro cui Twitter, invece, ha preso provvedimenti. Alcuni top manager hanno partecipato alla protesta, richiamando alla memoria una sciopero del 2018 di Google per molestie sessuali.
Si tratta di un caso eccezionale in cui lo staff richiama pubblicamente all'ordine il proprio Ceo. Un dipendente ha scritto in un tweet che migliaia di persone si sono unite alla protesta. Tra questi rientrano tutti e sette gli ingegneri del team responsabile della manutenzione del codice React che supporta le app di Facebook.
"La recente decisione di Facebook di non prendere provvidementi contro post che incitano alla violenza ignora altre opzioni per mantenere al sicuro la nostra comunità.
Imploriamo la leadership di Facebook su #TakeAction", si legge in una dichiarazione congiunta pubblicata su Twitter.
"Mark ha torto e mi impegnerò nel modo più fragoroso possibile affinchè cambi idea", scrive Ryan Freitas, identificato su Twitter come director of product design per il feed di notizie di Facebook. Freitas racconta di aver mobilitato "50+ persone con le stesse idee" per fare pressioni per un cambio di rotta all'interno del gruppo.