DEpressione 2009 e Silenzio stampa

I DATI PASSATI NON CONTANO MA....


Le economie del mondo nel primo trimestre, come sapete, sono crollate.
PiL tedesco -14%,
Pil Giapponese -15%,
PIL Messicano -21%,
Pil Inglese -8%.

Nella chart si nota come gli SCAMBI COMMERCIALI SIANO SEMPLICEMENTE CROLLATI...

TUTTI CONCORDANO CHE: che i magazzini siano vuoti, le scorte devono essere rifatte e che nei prossimi due/tre mesi al produzione e gli scambi commericali riprendano.
(da gennaio a marzo, attendendosi una serie di fallimenti a catena, le aziende avevano bloccato tutto, ordinativi e produzione).
La politica di creazione di denaro dal nulla per tappare le perdite del sistema americano evitando i fallimenti, ha permesso al mondo di tornare a consumare qualcosina e a generare fiducia per un futuro migliore.

Tuttavia le borse hanno già incorporato utili 2010 in salita e tassi che rimangono a zero.

E' invece probabile che la ricostituzione delle scorte sia un fenomeno temporaneo e che in autunno l'economia non ripartirà al tasso previsto dagli ottimisti obamiani.

Per giunta, lo spauracchio del downgrade dei debiti statali, la crescita delle materie prime, la debolezza del dollaro (che fa crollare le importazioni USA e quindi riduce le esportazioni in quel paese da parte del resto del mondo), l'aumento dei prezzi causato NON dalla domanda in aumento, ma dalla crescita dei costi per materie prime (dettato dalla debolezza del dollaro, moneta di scambio delle materie prime stesse)...GETTA SERIE OMBRE SULLA RIPRESA DELL'ECONOMIA AMERICANA, (E MONDIALE) SULLA CRESCITA DEGLI UTILI, E SULLA TENUTA DI TASSI D'INTERESSE BASSI.
 
il Qatar sta assumendo a peso d'oro un esercito di veterani dell'investment banking di Hsbc, oltre ad avvocati d'affari inglesi ed ex membri della Fsa sempre britannica per creare la propria piazza finanziaria, destinata a contare e molto nel giro di poco tempo.
Cash e petrolio, un'accoppiata spaventosa.

da http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=22174
FINANZA/ I fondi arabi spaventano le banche europee e americane


I giornali inglesi hanno enormi difetti, primo dei quali la diffusa propensione ad indulgere - siano essi il compassato Times come l'ultimo dei tabloid scollacciati - sul gossip più pecoreccio: sembrano quasi le pagine politiche italiane di questi giorni. Hanno però un enorme pregio: non sono controllati dalle banche e neppure dal Presidente del Cosiglio e quindi possono permettersi il diritto-dovere di dire loro ciò che pensano.

Sabato scorso Damian Reece, dalle pagine finanziarie del Telegraph, ha infatti detto chiaro e tondo a Lloyds e Royal Bank of Scotland, banche entrambe partecipate dallo Stato (quindi salvate con i soldi dei cittadini), che devono rendere noti al popolo-azionista i reali risultati degli stress test che hanno affrontato. Di più, facendo propria la vibrata richiesta avanzata da Bloomberg, Reece ha chiesto alla Fsa (l'ente di controllo dei mercati finanziari) e al Tesoro britannico di levare i loro vincoli e rendere noto tutto in base al Freedom of Information Act, legge che deve valere sempre e non solo per rivelare gli abusi della Bbc e salvare Blair dai suoi pasticci iracheni. La prima infatti vorrebbe rendere note solo le modalità con cui si sono svolti i test, mentre il secondo vorrebbe secretare tutto.

Chiara la denuncia del Telegraph: se uno va dal medico e si sente fare la diagnosi ma non riceve la cura, è destinato a morire. Per sapere dove stiamo mettendo i nostri soldi e se quelle banche davvero saprebbero reggere a una nuova ondata di svalutazioni e quindi a un peggioramento del quadro generale, dobbiamo conoscere tutta la verità: qualunque essa sia. È giornalismo, bellezza!

In Italia invece l'Abi ha già detto un "no" preventivo alle richieste di stress test per tutte le banche europee giunta da Basilea: eppure anche noi, attraverso i Tremonti-bond, stiamo salvando le varie Intesa e Unicredit, con l'aggravante che gli alti tassi richiesti da Tremonti li stiamo pagando comunque noi con i ritocchini agli spread e i tassi da quasi usura sui finanziamenti. Va beh, poco male. Purtroppo qui da noi nessun giornalista ha il coraggio di invocare la Trasparenza dei Patti Chiari.

Ma al di là del sacrosanto diritto di sapere dove vanno a finire i soldi dei contribuenti, c'è altro che allarma in Gran Bretagna: entro tre settimane è attesa la terza ondata di crisi bancaria e le domande più ricorrenti sono due.
Primo, quante banche saranno in grado di superarla?
Secondo, chi sopravviverà come farà a ricapitalizzare visto che gli Stati non possono fare ulteriori sforzi pena il default sul debito e che al mondo non ci sono più emiri pronti a iniettare soldi e comprare quote?

Già, nel silenzio generale scopriamo che Abu Dhabi è ridotta male. Metà dei cantieri sono fermi, gli investimenti esteri ormai prosciugati, le proprietà comprate negli anni del boom a forte rischio di ripossessione o fallimento. Per capire la portata del fatto basti ricordare che il fondo sovrano di Abu Dhabi ha letteralmente salvato Citigroup comprando una quota pari a 7,5 miliardi di dollari: non penso di svelare alcun segreto se vi dico che una tra Citi e Bank of America verrà presto nazionalizzata del tutto al fine di evitare l'effetto domino.

Già, è questa la situazione in cui siamo: come Aig non poteva fallire perché controparte dei cds delle banche di tutto l'Occidente, così Citi e Bofa devono sopravvivere se non si vuole veder fallire una dopo l'altra almeno 400 delle 600 piccole istituzioni finanziarie che non hanno superato gli stress test di simulazione fatti dal Wall Street Journal.

Direte voi, c'è sempre il Qatar, ricco come non mai e già presente in istituzioni come Barclays Bank. Vero, però peccato che a Doha si siano davvero stufati di buttare i loro amati petrodollari nel tentativo di trasformare in cavalli da corsa quei somari degli istituti finanziari europei e ora pensino a loro stessi: ovvero, sviluppo interno al fine non solo di fare concorrenza all'Occidente ma di sotterrarlo grazie non solo alla liquidità ma anche al know how.

Lo scorsa settimana la Qatar Holdings, braccio operative del fondo sovrano Qatar Investment Authority ha infatti ridotto la propria quota di partecipazione in Barclays dal 6,4% al 5,8% vendendo 35 milioni di azioni al prezzo di 227 pence per azione, valutazione della chiusura del venerdì precedente. Nulla che faccia pensare a una fuga di massa ma quando si è investito tanto e si comincia a voler scendere e monetizzare, qualcosa bolle in pentola.

Quel qualcosa si chiama "Canary Dune", nomignolo che richiama Canary Wharf, il cuore della City londinese e lo unisce alle dune del deserto: nel silenzio generale, infatti, il Qatar sta assumendo a peso d'oro un esercito di veterani dell'investment banking di Hsbc, oltre ad avvocati d'affari inglesi ed ex membri della Fsa sempre britannica per creare la propria piazza finanziaria, destinata a contare e molto nel giro di poco tempo.

Cash e petrolio, un'accoppiata spaventosa. Ma c'è dell'altro che fa capire quanto in Qatar facciano sul serio, mentre noi qui ci arrovelliamo con le avventure da Marcovaldo della più disfunzionale azienda europea del Dopoguerra (chi indovina il nome vince 100 azioni Seat Pagine Gialle…): chi è il procuratore del Qatar? Sir William Blair, fratello del più noto Tony. E il procuratore capo? Lord Woolf, ex procuratore capo di Inghilterra e Galles. Di più.

Per chi pensa che in Qatar siano capaci solo di progettare parchi divertimenti parossistici e hotel 7 stelle lusso, sarebbe istruttivo fare un giro nel nuovo campus universitario di Doha dove sei università americane (Georgetown, Cornell, Texas A&M, Carnegie Mellon, Northwestern e Virginia Commonwealth) hanno aperto loro sedi, ufficiali e riconosciute dalle istituzioni educative Usa. Merito dell'intuizione di Sheikha Mozagh, sociologa e moglie dell'attuale emiro: «Ha tentato un approccio anche con Cambridge ed Oxford ma non erano pronti. Il Regno Unito ha perso davvero una grande opportunità», ha dichiarato al Telegraph Tidu Maini, ex rettore dell'Imperial College di Londra e ora direttore del Qatar Science and Technology Park.

E da dove viene il direttore della Qatar Financial Centre Authority? Ma dall'Inghilterra, risponde al nome di Stuart Pearce e ci fa notare con piacere che la regolazione qui è tutta basata sulla Common Law britannica. Chi pensava che petrolio in calo e crisi stessero per affondare emirati e dintorni, è servito: è l'Occidente ingessato, sindacalizzato ed elefantiaco dell'asse Merkel-Sarkozy ad essere morto senza saperlo.

I soldi del Qatar ora restano in Qatar per sviluppare know-how e capitale umano, le banche europee e Usa si arrangino: ecco perché gli stress test sono così importanti e la terza ondata di crisi fa così paura a Londra, tanto da indurre la Bank Of England ha ragionare sull'ipotesi di 125 miliardi di sterline di liquidità da iniettare in due trance.

Ma noi continuiamo pure a tentare la strategica acquisizione di Opel, vera pietra miliare della ripartenza italiana e a far finta di non vedere che l'Abi si comporta come i bambini che inventano il mal di pancia per non andare a scuola e non farsi interrogare: peccato che l'argomento su cui la maestra Basilea voleva testare la preparazione siano i nostri soldi.

P.S. Cina e Russia, i grandi accumulatori di riserve, stanno scaricando bond e ignorando le valute: comprano, in compenso, grandi quantità d'oro. Brutto segno.

Mauro Bottarelli
 
Sottozeru

Arrivano i dati ufficiali OCSE sulla crescita del Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre del 2009 a confermarci che l'Europa è messa peggio degli Stati Uniti. Per quanto riguarda casa nostra, siccome tutto è relativo, gli ottimisti a tutti i costi avevano già celebrato come positivo il risultato di meno 2,4 se paragonato al meno 3,8 della Germania. Magra consolazione soprattutto se consideriamo che purtroppo per noi nell'ultimo quindicennio si è approfondito il differenziale con i Pil dei paesi più industrializzati essendo stata sempre la nostra crescita caratterizzata da percentuali inferiori a quella degli altri paesi. Il che significa che chi è in testa rallenta ma noi consolidiamo la nostra maglia nera, restando lontani dal gruppo dei migliori e con un notevole handicap da recuperare. Cliccate sulle immagini per ingrandirle.




 
e in germania?

da http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=5357&reply_id=164364
Su può criticare il piano di sostegno/salvataggio di Geithner (sospetto in realtà di Larry Summers perchè molto ingegnoso) per le banche USA, ma se lo confronti con quello tedesco (e le banche tedesche sono sprofondate quanto le americane) risulta quasi geniale

quello tedesco è apparentemente complicato, ma è una semplice presa in giro, serve solo a guadagnare tempo e non spendere un euro fino alle elezioni di settembre

E' preoccupante perchè mostra che i tedeschi o non hanno soldi o non vogliono spenderli e fare debiti come stato e intanto però la recessione da -6% di PIL costa un 300 miliardi di euro di tasse mancanti. Insomma non contiamo sulla Germania

------ da http://www.ft.com -----


.... Under the draft legislation put forward by the German government last week, a bank can apply to set up its own bad bank. A bad bank is not really a bank at all. It is a special purpose vehicle, similar to those off-balance sheet vehicles that triggered this crisis in the first place. The proposed SPV will have a shelf life of up to 20 years. It buys the structured securities from the bank at 90 per cent of book value – the price at which the securities are currently valued on the balance sheet. In return, the SPV issues new debt securities to the bank, guaranteed by the government. So if a bank shifts structured securities with a notional value of €10bn ($13.5bn, £8.9bn) to the SPV, it gets €9bn in good securities back. The state is the guarantor. The idea is to give the banks an incentive to lend again.

Will it work?

The answer is: not in the way that has been proposed. First of all, the plan is a giant accounting trick. Under fair-value accounting, it could not possibly work because the bank would have to make a provision for future losses of the SPV. This would, of course, defeat the very purpose of the plan. It is constructed in the same spirit as some of the more eccentric debt securities.

The fundamental problem is that the strategy might actually deter recapitalisation, which surely should be a priority. Under the plan the bank, not the government, is fully responsible for the SPV’s losses. So if the SPV sells the securities at a loss, the bank will have to pay for the loss out of earnings. So the bank will have to divert an uncertain proportion of its future earnings to pay off the SPV’s losses, and all this for up to 20 years. Which private investor in their right mind would provide new equity capital to a bank under such conditions?

A spokesman for the federation of Germany’s private banks made a good analogy when he compared the scheme to a deep freezer. The banks are trying to buy time. When the crisis is over, they hope that the structured securities can be sold at reasonable prices. Until that happens nothing is resolved.

Why did the government opt for such an obviously daft plan? The answer is because it costs next to nothing. There is only a cost to the government if the SPV goes bankrupt, which is not going to happen soon, if at all. The SPV even pays a fee to the government to cover the expense of issuing the guarantee. So the scheme tries to be the equivalent of a free lunch.
 
Affascinante ed anche incredibile intervista ad uno dei pochi esperti finanziari indipendenti tedeschi che spiega la mafia delle banche tedesche la cui lobby potentissima intimidisce i media come in nessun paese occidentale

Le LandesBanken tedesche, le banche regionali sotto il controllo dei Landen cioè degli stati germanici, hanno probabilmente accumulato 300 miliardi di asset tossici da sole, due sono state già salvate dal governo federale l'anno scorso ma il grosso dei crediti tossici sono ancora lì ma a differenza dell'Inghilterra ed USA non c'è nessun dibattito perchè i politici sono direttamente responsabili in quanto sono appunto statali e poi le altre grandi banche come Deutsche che hanno rifilato monnezza a queste LandesBanken hanno in mano i media finanziari e sponsorizzano persino le cattedre universitarie di economia e bloccano i dibattiti sul tema

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..All in all, the data leaking out of various sources suggest that Landesbanken today sit on problem assets of €300-500 billion, much of them funded effectively with German government debt. Individual banks, such as WestLB, LBBW, BayernLB, HSH Nordbank sit on high double-digit € billion exposure positions. Compare these pictures to peak outstandings of US high-risk markets in €, e.g. Subprime RMBS of € 575 billion in 2007, and you get an idea about to what extent the Landesbanken funded Wall Street. Take all high-risk securities markets at peak levels together - from leveraged loan CLOs to Alt-A RMBS, and I think we are looking at some 15% of the Buy Side demand.


The IRA: Do you think that the Landesbank management just abused the political system?


Dübel: Politicians were always broadly in the picture regarding strategy; remember that they staff the boards (Verwaltungsrat) of the Landesbanken against good remuneration. They knew that the typical loan portfolio for a Landesbank was only 20-25% of total assets, so the rest of the structure was typically securities. Before 2001, the pressure set by the EU had lead to all types of strategies to spur loan growth. For example, the HSH Nordbank based in Hamburg and Kiel focused on ship finance, WestLB had an aircraft engine finance business. There were also regional expansion strategies, with HSH investing in Scandinavia, WestLB in Britain, BayernLB in South-Eastern Europe. Some have entered retail banking by acquiring other banks (e.g. BayernLB), so the business models were not homogeneous. But these markets were already overcrowded, and nobody in the political system dared to put pressure on the Sparkassen to accept the transfer of retail business to the Landesbanken to stabilize their business models. The Brussels agreement reached by German politicians against a reluctant EU was just the final nail in the coffin: it is like a parent who gets a child to finally focus on studies, only to have a rich uncle show up, give the child $1,000 in cash and says "do what you want" with the money. A political decision completely destroyed market discipline
....
 
sempre Germania

Affascinante intervista di institutionalrisk ad uno dei pochi esperti indipendenti tedeschi sulla mafia delle banche tedesche, LandesBanken in particolare coi loro stimati 300 miliardi di asset tossici

la cosa che colpisce è la descrizione della Germania dove le banche sia le private come Deutsche che le statali come Landesbanken e Sparkasse dominano i media e sono legate ai politici (appartengono agli stati e i politici siedono nei CDA e si fanno finanziare) per cui non c'è nessuno dibattito e meno trasparenza che in America, tanto le tv sono statali e le banche sono statali per cui in entrambe siedono i politici e di conseguenza i media criticano meno che in Italia o Inghilterra

Ancora oggi nessuno sa bene quanti siano i crediti tossici ma dato che sono banche statali e non quotate tirano avanti facendo finta di niente. Il costo stimato delle perdite sarebbe intorno al 10% del PIL della Germania...

Attenzione all'ultimo passaggio: dal 5 al 10% del PIL in America ed Europa non era reddito reale negli ultimi anni, erano flussi di credito addizionali creati da debito eccessivo e questo debito sta scomparendo e con lui questa frazione di PIL...
 
Contrarian. Sulle tracce della depressione

04 Jun 2009


da http://www.fondionline.it/indicecms.php?idpagina=art&idart=23653
A cura di Gian Luca Bocchi - [email protected]

Innanzi tutto ben tornato a Raffaele Mascetra, ( [email protected] ), analista intermarket che fa gestione attiva di portafogli di clientela privata (azionario, commodities, divise, tassi).

Raffaele, vorrei sottoporti nuovamente una domanda posta nella scorsa intervista. Una delle motivazioni addotte dai tantissimi analisti nel mondo che sono tornati ad essere positivi sulle borse è che comunque le aziende presenteranno molti più utili di quelli incorporati nei prezzi di inizio marzo. Sul fronte specifico degli utili delle societa' come ti senti di commentare questa affermazione ?
Partiamo dagli utili societari e guardiamo le tabelle di seguito :

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Ho riportato la somma degli utili operativi delle società dello S&P500 per il periodo 2000-2008. A destra aggiunto la somma delle stime di utile operativo previste dagli analisti delle società (analisi bottom up). Secondo gli analisti nel 2010 l’utile operativo raggiungerà un nuovo record e farà segnare un incremento del 29% rispetto al dato 2008.

Siccome il 2008 è stato influenzato da perdite eccezionali ho poi escluso dalla serie storica AIG, Citigroup, Ford e GM che nel 2008 hanno riportato un totale di 166 miliardi di dollari di perdite operative.

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Il calo degli utili operativi nel 2008 risulta essere molto ridimensionato passando da un -22% a un -6%.

Nel 2010 avremmo comunque utili operativi record. Molto interessante.



Infine la tabella che segue l’ho elaborata prendendo i dati e le stime che si trovano sul sito di Standard & Poor's

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Anche in questo caso le percentuali di incremento degli utili previsti al 2010 rispetto al 2008 sono fuori contesto. Giova ricordare che a fine settembre 2008 gli analisti stimavano utili operativi 2008 a 81 USD. Il dato definitivo è stato di 49.5 USD, mentre per il 2009 stimavano utili record a oltre 100 USD. Le stime attuali sono di 54.2 USD per il 2009 e 73.8 USD per il 2010.

Per tirare le somme secondo me la vera sorpresa (in negativo) sugli utili operativi ci sarà proprio nel 2009 e nel 2010.

Cosa te lo fa dire ?
Al di la dell’immagine da Mulino Bianco trasmessaci dai media negli ultimi due mesi, la realtà, è molto semplice : ipercapacità produttiva (a livello mondiale siamo a tassi di utilizzo tra il 60% e il 70%, record storico negativo) su domanda gonfiata da credito e ricchezze virtuali.

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Questo gioco è rotto, almeno per quanto riguarda un orizzonte di qualche anno. Provano il tutto per tutto con la politica monetaria e con la carta psicologica. A tale proposito voglio vedere come saranno messi psicologicamente i lavoratori quando scadrà la cassa integrazione. Se il gioco non gli "riesce" (e bisogna mettersi d’accordo su cosa si intende per riuscire) si ritrovano con debito e deflazione degli assets, cioè cappotto. Per questo è da ribadire una scelta sola combinata: long oro/short equity. Alla larga da corporate low investment grade/high yield.

Questa riflessione si allaccia direttamente al dilemma deflazione-inflazione.
Le autorita' che guidano la gestione della crisi puntano a convincere investitori, imprese e privati che sono pronti a tutto pur di battere la deflazione. Tradotto: investite i soldi e non teneteli nel cassetto altrimenti potreste trovarvi con delle briciole in mano.

Analizzando il quadro attuale ci troviamo di fronte a svariate domande.
AZIENDE: con un utilizzo della capacita' produttiva manifatturiera cosi bassa e con scarsissima visibilità sulla domanda futura cosa ci si puo' aspettare realisticamente sul fronte degli inventimenti?
INVESTITORI: dovrebbero vendere reddito fisso, specie governativo, e andare su azioni (con tutti i dubbi che possono permanere sulla visibilita' della crescita e degli utili). Ma se si vende reddito fisso governativo i rendimenti salgono. Come impatta sulle prospettive di uscita dal tunnel del mercato immobiliare e sul rilancio dei consumi? Le banche centrali insisteranno in maniera esponenziale nel quantitative easing?
PRIVATI: da dove estrarre ricchezza in un contesto con alta disoccupazione, salari sotto pressione, bassi tassi di risparmio e indebitamento elevato?
BANCHE: il deleveraging dei bilanci bancari è veramente finito o non è nemmeno iniziato?

Dal mio punto di vista vincere la deflazione, nel contesto attuale, resta un'impresa ardua. Inoltre reflazionare stampando moneta e svalutando la divisa puo’ diventare un boomerang pericolosissimo per le le già incerte prospettive di ripresa. Probabilmente le autorià sono coscienti di questo e preoccupa pensare che saranno disposte a andare avanti a oltranza sulla strada della reflazione attraverso gli strumenti citati. E’ per questo che ho ancora posizioni lunghe sull’oro.
Per il resto personalmente non partecipo al gioco che incita ad aumentare il profilo di rischio degli investimenti.
Mantengo un profilo di rischio estremamente prudente.






La crisi non è passata quindi ?
Direi di no e la percezione e la certezza la si avrà a cavallo fra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, quando rientrati dalle vacanze ci si renderà conto che i consumi non riprenderanno, le aziende non assumeranno, la cassa integrazione sarà finita e i prezzi dell’immobiliare (parlo dell’Italia) continueranno a scendere. Lo scenario che si delineerà assuerà man mano i contorni della depressione.

A proposito di immobiliare credo non sia sfuggito a nessuno il dato di aprile sullo stock di case invendute USA : 3.970.000. Al ritmo attuale occorrerebero 10.2 mesi per smaltirlo. E’ questo un dato che ha ripreso a salire dopo una precedente correzione. Il mercato immobiliare non si è per niente stabilizzato.
Comunque sono curioso di sapere cosa diranno le autorità di fronte all’ennessimo appuntmento con la realtà. Nutro un po’ di timori circa i già precari equilibri sociali.



E le banche ??
Ecco l’altra nota dolente. L’atteggiamento dei banchieri non solo non è cambiato, è diventato ancora più arrogante e ingordo.
Hanno ottenuto il cambiamento delle regole contabili ; non hanno ridotto la leva (basta guardare il Var riportato da Goldman Sachs,
JPMorgan) ; raccolgono a tassi nulli ; con la scusa della crisi e del rischio applicano spread altissimi ; succhiano i soldi dai contribuenti.
Sulle emissioni obbligazionarie la determinazione dei prezzi è assolutamente discrezionale.

Facciamo ad esempio il caso di un'obbligazione BNP, 2.875%, a 3 anni, emessa il 27/5/09. Prezzo per gli istituzionali 98.848, prezzo per il retail 99.848.
Gli istituzionali sono per lo più le banche che poi girano i titoli alla propria clientela. Le considerazioni da fare sono diverse.
Che significato hanno i tassi di mercato se BNP emette un’obbligazione facendosi dare 98.848 rispetto ai 100 di nominale??
Le banche, oltre alla commissione applicata al cliente lucrano l’1.012% tra quello che pagano a BNP e quello che ricevono dai propri clienti. Facile fare i bilanci cosi, vero ?? E poi, se i clienti sapessero la differenza di prezzo sarebbero ancora dell’idea di sottoscrivere quell’obbligazione ???
Senza contare le commissioni implicite che si determinano con l’allargamento degli spread fra bid e ask.
Inoltre continua a perpetrarsi uno dei più odiosi « furti » del sistema bancario, quello della finanza strutturata. Tutti i prodotti strutturati hanno commissioni nascoste e mi meraviglio che ancora oggi non sia stato affrontato il problema e non siano state intraprese iniziative per far emergere questo odioso « sommerso ».

La strategia elle banche e dei capi di governo è quella di imputare la colpa della crisi ai paradisi fiscali e agli hedge fund, anche se sappiamo che le grandi banche hanno smesso di fare banca e credito e sono diventate loro i più grandi hedge fund. E’ un modo per razziare tutto quello che c’è da razziare. Nella precedente intervista avevo detto : « A voler pensare male anche il timing dell’esplosione della crisi alla vigilia delle elezioni USA ha dato la possibilità di puntare la pistola alla tempia del Congresso e razziare quello che c’era da razziare. Vengono in mente scene di devastazione e saccheggio in stile barbarico bipartisan ».

A distanza di qualche mese sono ancora più convinto che le banche stiano stringendo ancora più la morsa con la complicità dei governi che sono sempre più espressione della lobby bancaria, Obama incluso, anzi direi soprattutto Obama.

Insomma siamo sempre più sotto il giogo delle banche.

Grazie Raffaele.
 
Ecco a voi il PIL italiano
(ANSA) - ROMA, 10 GIU - Da una crescita dell'1,9% registrata
su base annua nel primo trimestre del 2006 ad un calo del 6,0%
del primo trimestre del 2009, passando per un +2,7% registrato
nell'ultimo trimestre del 2006.
Ecco in una tabella la parabola registrata dal Prodotto
Interno lordo negli ultimi tre anni (dati destagionalizzati e
corretti per gli effetti del calendario).
ANNO TRIMESTRE VALORE VARIAZIONE% VARIAZIONE %
SU TRIMESTRE SU BASE ANNUA
PRECEDENTE
==========================================================
2006 I 314.837 +0,6 +1,9
2006 II 316.858 +0,6 +1,9
2006 III 318.325 +0,5 +2,0
2006 IV 321.254 +0,9 +2,7
2007 I 322.227 +0,3 +2,3
2007 II 322.488 +0,1 +1,8
2007 III 323.235 +0,2 +1,5
2007 IV 321.94 -0,4 +0,2
2008 I 323.612 +0,5 +0,4
2008 II 321.620 -0,6 -0,3
2008 III 319.031 -0,8 -1,3
2008 IV 312.175 -2,1 -3,0
2009 I 304.558 -2,6 -6,0
---------------------------------------------------------
(ANSA).


certo che il NANO porta sfiga
 
giovedì 11 giugno 2009

I dubbi di Krugman


Paul Krugman è un economista fresco di Nobel nonchè un fine editorialista del NYT.
Ormai lo conosciamo bene: è un democratico vicino ad Obama ma intelligente, brillante ed indipendente quanto basta per essere critico quando lo ritiene giusto ed opportuno.
Per questo amo citarlo spesso.
Ha criticato duramente il piano Geithner sugli assets-tossici, ha accolto con scetticismo gli stress-test ed i loro parametri addolciti, ha sempre raffreddato le speranze di una ripresa a "V" dicendo che è più probabile una ripresa ad "U" od addirittura una temibile "L", ovvero la sindrome giapponese della "trappola di liquidità" con lunga recessione e stagnazione (Krugman è un esperto di queste problematiche).

Un paio di giorni fa anche il prudente Paul sembrava essersi lasciato contagiare blandamente dall'euforia generale di Toro Drogato...per poi parzialmente correggere il tiro.
Come riportato da Mercato Libero Krugman affermava:
I would not be surprised if the official end of the U.S. recession ends up being, in retrospect, dated sometime this summer,” he said in a lecture today at the London School of Economics. “Things seem to be getting worse more slowly. There’s some reason to think that we’re stabilizing” ...."Non sarei sorpreso se la fine ufficiale della recessione venisse datata, in retrospettiva, in uno dei mesi di questa estate....Le cose sembrano peggiorare più lentamente. C'è qualche ragione per pensare che ci stiamo stabilizzando..."
Even with a recovery, “almost surely unemployment will keep rising for a long time and there’s a lot of reason to think that the world economy is going to stay depressed for an extended period” ...
"Ma anche con una ripresa, quasi sicuramente la disoccupazione continuerà a salire per lungo tempo e ci sono molte ragioni per credere che l'economia mondiale rimarrà depressa per un esteso periodo di tempo..."

Ma ieri Krugman è caduto di nuovo in preda ai dubbi, quasi come espiazione per essersi lasciato contagiare da Toro Drogato come uno speculatore qualunque...Lui! Un puro, distaccato e brillante Economista-editorialista...
E combinazione i suoi dubbi sbocciano dalla lettura di alcuni dati da me citati in questo Blog...(vedi Verdi Germogli che faticano a sbocciare).

In Eats green shoots and leaves? Krugman scrive:
"Un breve appunto: è solo una mia impressione oppure le news economiche hanno incominciato ad incupirsi nuovamente? Abbiamo superato Marzo in cui ogni dato era peggiore del previsto, spesso peggiore di quanto mai si potesse immaginare...Da allora molti reports, pur continuando ad essere pessimi in senso assoluto, ci hanno sorpreso perchè erano "meno peggio del previsto" (...have “surprised on the upside”). Ma la mia sensazione è che negli ultimi giorni abbiamo assistito a dei dati (commercio Coreano, ordini Giapponesi, export Tedesco) che ci hanno sopreso nuovamente perchè "peggiori del previsto" (surprising on the downside).
Questa "Cosa" non è ancora sorpassata..."

Vedi anche Green shoots and tea leaves.

Veramente difficile districarsi di questi tempi, anche per un premio Nobel.
Non a caso il mio motto è "Videmus nunc per speculum in aenigmate"...che rigorosamente lascio alla vostra decrittazione ed interpretazione.
.
 

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