Mercoledì, il punto: persi di nuovo i prezzi BBG, Xtrakter e retail segnalano una situazione caratterizzata da illiquidità ancora più marcata del solito, al punto che lo stesso XT riporta per alcuni titoli soltanto un prezzo teorico.
Da quanto è possibili leggere, dunque, prezzi tendenzialmente stabili, cali e salite inferiori all'1%, salvo poche eccezioni, fra le quali una caduta di due titoli lunghi - 2024 e 2026 in monitor - che tuttavia altro non fa che riavvicinare i corsi XT al close BBG del giorno precedente.
Peraltro, le news che vengono da Germania e Francia circa l'intenzione di rivedere i trattati onde consentire a taluni paesi di uscire dall'euro senza per questo dover abbandonare la UE sembra tagliata addosso alla Grecia, che resta il principale candidato a fruire di una tale modifica.
I corsi attuali, nell'ipotesi in cui all'haircut concordato facessero seguito circostanze che lasciano prevedere un secondo default in futuro con ritorno alla dracma, subirebbero un ulteriore calo verso corsi high single digit che rappresenterebbero un possibile recovery atteso nelle circostanze attuali.
OT: riprendo questo post di esposizione dei (e commento ai) corsi OTC, ringraziando coloro che hanno espresso opinioni positive sul monitoraggio che si cerca di fare. Fine OT.
Giovedì, il punto: tornati i corsi BBG, e nell'auspicio di poterne disporre stabilmente, anche quella di ieri è stata una giornata interlocutoria per i tds greci.
La sensazione è che, sceso un altro gradino qualche giorno fa, il mercato cerchi un almeno temporaneo assestamento sui prezzi correnti, in attesa di fatti nuovi.
La view del mercato quale emergente dai prezzi resta nel complesso poco fiduciosa sia sui tempi di definizione della vicenda greca, sia sulla consistenza di un eventuale recovery: i titoli compresi fra le scadenze 2014 e 2040 restano ad oggi raggruppati in un differenziale di prezzo inferiore a 5 figure, fra 27/100 e 32/100.
In un quadro di questo tipo, una nota positiva è espressa dal tentativo di consolidamento dei prezzi dei titoli lunghissimi, in risalita di circa 1 punto pct rispetto ai minimi segnati nei giorni scorsi, circostanza questa che ha generato una compressione a meno di cinque figure, rispetto alle sei precedenti, dell'area prezzi comprendente i titoli a scadenza 2014 - 2040.
I prezzi continuano anche ad esprimere scetticismo circa la strategia dell'holdout e del ripagamento a 100 in conseguenza, come denotato dall'andamento dei titoli corti.
Se infatti il bond marzo 2012 sembra assestarsi attorno a 45/100 e chiude a 45,50 (bid 42,91, ask 48,08), i titoli a scadenza maggio 2013 hanno chiuso a 33,57 (4,6%) e 36,53 (7,5%, che tuttavia incorpora circa 3,5 punti di rateo maturato).
Sono dunque, al netto dei ratei, circa 12 le figure di distanza fra il prezzo del marzo 2012 e quelli del maggio 2013, laddove solo 6 figure separano i prezzi dei 2013 da quelli dei titoli lunghissimi.
Per completare il quadro dei corti, l'agosto 2014 ha chiuso a 31,38.
Sulle lunghezze mediane e sui lunghi, poco da segnalare, se non che risalite e ridiscese dei corsi paiono dettate dalle condizioni di liquidità, visto che lo spread bid ask è di norma compreso fra i 15 ed i 20 punti percentuali.
Posizioni un po' più consistenti in uscita generano talvolta cadute dei titoli che magari vengono riassorbite nei giorni successivi.
In questo contesto ieri ha preso un colpo la 2018 in monitor, calata di oltre 10 punti pct, mentre è rimbalzata di circa 5 punti pct la 2024 originariamente a monitor. Questo genere di situazioni si ripete con una certa frequenza in questi giorni.
In recupero sui minimi, si diceva, i lunghissimi: il 2037 ha chiuso a 27,10, il 2040 a 27,14.