La guerra puo' essere fermata da sondaggi come questi + che dagli himars
I risultati del sondaggio di questo fine settimana sono stati
descritti anche dall'edizione italiana del Corriere della Sera, una delle domande è stata descritta da Meduza la scorsa settimana .
I russi
approvano ancora l’aggressione all’Ucraina , almeno in apparenza, ma a questo punto la metà fra loro chiede anche di mettere fine all’avventura. Fra le generazioni giovani, quelle potenzialmente esposte alla chiamata alle armi se la guerra continuasse a lungo, sono addirittura schiaccianti le maggioranze favorevoli l’apertura immediata di colloqui di pace. Se ancora tiene ad avere all’appoggio dell’opinione pubblica, Putin da oggi inizia a vedere margini di manovra sempre più ristretti per un’invasione che non dovesse risolversi in pochi mesi.
A mostrarlo è un sondaggio del 23 giugno 2022 sotto il titolo «Operazione militare speciale: aree problematiche», di cui il Corriere è entrato in possesso.
Il documento è prodotto da Vciom, la grande società di sondaggi controllata dal Cremlino, e non era destinato alla pubblicazione. Con ogni probabilità si tratta di una serie di slide preparate per essere discusse in riunioni riservate al Cremlino o al ministero della Difesa. L’aspetto che non rende pubblicabili quei dati di Vciom, del resto, risulta chiaro già da una prima lettura: per la prima volta da quando l’invasione dell’Ucraina è iniziata il 24 febbraio, il sondaggio registra smottamenti significativi nell’opinione pubblica russa.
A prima vista il sostegno di coloro che si dichiarano a favore dell’«operazione militare speciale» resta saldamente al 70%. Si tratta di un dato in calo dal 72% dell’ultimo sondaggio ufficiale di Vciom il 26 maggio e dal 76% del 24 marzo, ma sempre elevato. Eppure si sfarina visibilmente in alcune fasce sensibili della popolazione. Fra i giovani di 18-24 anni appena il 38% sostiene la guerra, mentre il 37% si chiara contrario e il restante 23% trova «difficile rispondere». E mentre l’appoggio all’«operazione militare speciale» è all’81% fra chi si informa attraverso la televisione – in Russia notoriamente controllata dal regime – fra gli «utilizzatori attivi di Internet» invece il consenso si ferma al 45%. Anche fra i ceti definiti «poveri», i più esposti alla recessione indotta dalle sanzioni, l’appoggio alla guerra è molto sotto la media nazionale. Ma è la slide numero cinque del documento di Vciom che dovrebbe dare più da pensare a
Vladimir Putin, perché già in giugno almeno metà dei russi chiede in sostanza di mettere fine all’avventura ucraina.
Sotto il titolo «Combattere vs. negoziati di pace», la domanda è posta in modo calcolato per dissipare la riluttanza dei cittadini a dare risposte sgradite al regime: «Ci sono diverse opinioni – recita il sondaggio –. Alcuni credono che ora per la Russia sia più importante condurre le operazioni militari in Ucraina, altri che sia più importante condurre negoziati di pace: qual è la sua opinione?». Qui l’incrinarsi della superficie del consenso diventa evidente. Solo il 44% degli interpellati ritiene «più importante combattere», mentre un altro 44% preferisce trattative per far tacere le armi e il 12% «trova difficile rispondere».
Soprattutto, emerge tutta l’impopolarità della guerra in alcuni gruppi potenzialmente strategici per la stabilità del regime e la sostenibilità militare dell’aggressione all’Ucraina.
Fra i giovani di 18-24 anni soggetti a essere chiamati alle armi nel caso si renda necessaria qualche forma di coscrizione, solo il 9% è favorevole a continuare la guerra: il 79% chiede di aprire subito negoziati di pace. Nette maggioranze inclini a trattare e non a combattere si registrano anche nelle fasce 25-34 anni e 35-44. Solo le generazioni più anziane, formate nell’impero sovietico, sono per combattere o più precisamente per mandare a combattere i più giovani. Sensibile sul piano politico è poi il fatto che nette maggioranze siano favorevoli a voltare pagina e a trattare nei due centri nevralgici del potere russo: Mosca e San Pietroburgo (oltre che in genere nelle altre grandi città). E persino tra coloro che si descrivono come sostenitori di Putin un grosso gruppo (36%) oggi ritiene più importante trattare che proseguire la guerra.
«Questi dati sono sorprendenti: c ’è una divisione totale fra il fronte a favore della pace e quello a favore della guerra», commenta la sociologa russa indipendente Alexandra Prokopenko. Andrei Kolesnikov, direttore del programma Russia del Carnegie Endownment for International Peace, osserva: «I risultati di Vciom sono coerenti con quelli del sondaggista indipendente Levada. Anche fra coloro che in genere sono a favore dell’operazione, molti sono esitanti». Inizia tra l’altro a crescere anche la quota di coloro che in Russia chiedono di fermare «il prima possibile» le «attività militari». Questi cittadini sono circa un terzo nel complesso, ma ancora una volta risultano in netta maggioranza fra le generazioni più giovani e fra gli «utilizzatori attivi di internet». Del resto il fatto stesso che si filtrino gli orientamenti dell’opinione pubblica in base alle fonti d’informazione a cui essa attinge la dice lunga sull’insicurezza che serpeggia al Cremlino: specie nelle grandi città un numero crescente di russi usa «Virtual Private Networks» (vpn) per aggirare la censura digitale e accedere ai siti bloccati nel Paese, svuotando sempre di più il ruolo della propaganda dei media tradizionali. Sollecitata tre volte sul sondaggio, Vciom non ha rilasciato alcun commento.