Vaccino

Il vaccino Pfizer Covid-19 utilizza minuscole particelle chiamate nanoparticelle lipidiche
per trasportare il materiale genetico del vaccino (chiamato RNA messaggero o mRNA) nelle cellule del corpo.

Queste nanoparticelle lipidiche sono come minuscole “bolle” costituite da grassi e altre molecole
che possono circondare e proteggere l’mRNA fino a quando non raggiunge la sua destinazione all’interno delle cellule.

L’mRNA nel vaccino fornisce istruzioni alle cellule per produrre una proteina (chiamata proteina spike)
che si trova sulla superficie del virus Covid-19.

Quando il sistema immunitario rileva questa proteina spike,
può riconoscerla come estranea e attivare una risposta immunitaria contro di essa,

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Inoltre, è stato scoperto che due dei lipidi nei vaccini Pfizer Covid-19 sono ALC-0159 e ALC-315,
come confermato dal rapporto di valutazione del vaccino Pfizer Covid-19 pubblicato dall’Agenzia europea per i medicinali .

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Fonte – Pagina 14

Ma entrambi questi lipidi riportano le avvertenze del produttore
che affermano che non devono mai essere utilizzati nell’uomo o negli animali.


Come puoi vedere tu stesso, minuscole scritte in fondo al prodotto si inseriscono qui e qui .

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Fonte

Cos’è l’ossido di grafene?

L’ossido di grafene è una minuscola particella composta da atomi di carbonio e ossigeno.

È davvero piccolo, così piccolo che non puoi vederlo con i tuoi occhi.

Ma anche se è piccolo, può essere pericoloso.

È noto per essere tossico per alcune cellule
e la ricerca ha dimostrato che può causare infiammazioni e danni ai polmoni se inalato.

Inoltre, l’ossido di grafene è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica,
che è una barriera protettiva che impedisce alle sostanze nocive di entrare nel cervello.

Questo potrebbe potenzialmente portare a problemi neurologici.

L’ossido di grafene viene rilevato nel sistema immunitario come se fosse un agente patogeno.

Una volta iniettato ha un’affinità per il sistema nervoso centrale,
causando potenzialmente paralisi, ictus e alterazioni del sistema nervoso.

Inoltre, gli effetti a lungo termine dell’esposizione all’ossido di grafene non sono ancora noti.

Esistono pochissime ricerche sugli effetti a lungo termine dell’esposizione all’ossido di grafene negli esseri umani,
il che significa che non sappiamo quali siano i potenziali rischi.

Ma grazie alla somministrazione del vaccino Pfizer COVID a milioni di persone,
numerose volte, lo stiamo scoprendo con il passare dei giorni.

E purtroppo, sia gli effetti a breve termine che quelli a lungo termine non sembrano buoni.
 
 
Non sanno più che inventarsi per sabotare la Commissione d’inchiesta su Covid e vaccini.

E allora ecco che tirano fuori studi strampalati, con dati parziali – per loro stessa ammissione –
e fanno i titoli sui giornaloni per dire che il vaccino è stato salvifico e che gli effetti avversi sono un’inezia.

Peccato che le cose non stiano così, e ci sono ancora tanti, tantissimi danneggiati,
e famiglie di persone morte a causa del vaccino, che gridano ancora giustizia.

Nella lotta alla Commissione d’inchiesta scendono di nuovo in campo i “giornaloni”.

Repubblica ha affidato ad Antonio Cassone, membro dell’American Academy of Microbiology,
un articolo le cui premesse sono: “Non c’è bisogno di commissioni d’inchiesta, bastano gli studi scientifici“.

Ed eccolo lo studio scientifico che portano a supporto:
“Una pubblicazione frutto di una iniziativa, cui hanno partecipato una decina di Paesi
fra Europa (l’Italia non c’è), Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, chiamata Global Covid Vaccine Safety,
che collaborativamente ed utilizzando un comune protocollo,
ha esaminato i dati di 99 milioni di vaccinati riceventi circa 250 milioni di dosi dei tre principali vaccini anti-Covid,
quelli di Moderna (in maggioranza) Pfizer-Bionthech e Astra Zeneca”.

L’obiettivo?
“Stabilire quali eventi patologici avessero una frequenza maggiore,
entro 42 giorni dalla dose vaccinale ricevuta (fino alla quarta dose)
rispetto alla frequenza degli stessi eventi patologici che ci si aspetta avvenire nella popolazione in assenza di vaccinazione”.

Queste le premesse.
 
Vediamo allora i risultati.

Cassone, commentando lo studio pubblicato sulla rivista “Vaccine”, parla di “effetti indesiderati molto rari”.

Poi, però, subito sotto dice “semplificando”, quando invece qui c’è da approfondire, non semplificare.

E parla di “cinque patologie” che “hanno mostrato maggiore frequenza nei vaccinati rispetto a quanto normalmente atteso,

due in area neurologica
(la sindrome di Guillain-Barrè, una neuropatia trattabile, dopo la prima dose del vaccino Astra-Zeneca,
ed una encefalomielite disseminata acuta, una grave infiammazione cerebrale, alla terza dose del vaccino Moderna),

due in area cardiologica, già molto ben note ed accertati effetti collaterali, quali
la miocardite (soprattutto dopo la seconda dose del vaccino Moderna),
e la pericardite, dopo la prima dose del vaccino Astra Zeneca,

ed infine una in campo ematologico, anch’essa ben nota, la trombosi del seno venoso cerebrale,
dopo la prima dose dello stesso vaccino.


Parecchi altri eventi patologici sono stati rilevati
ma la loro frequenza rispetto a quanto normalmente atteso era troppo piccola
per essere certi di una sua reale incidenza o semplicemente non era statisticamente significativa,
come ad esempio, nel primo caso,

la mielite trasversa che ricordiamo credo tutti con qualche apprensione,
alla prima dose del vaccino Astra Zeneca,
quando si era appena all’inizio delle vaccinazioni anti-Covid”.

Il problema, però, è che per stessa ammissione di Cassone e degli autori dello studio, i dati sono parziali.

Uno perché la fetta di popolazione che ha partecipato alle indagini è esigua, variegata;

due perché moltissimi Stati, e guarda caso infatti l’Italia non c’è perché fra questi,
non hanno mai fatto una vera farmacovigilanza.

Quindi molte persone non sono state registrate come vittime di eventi avversi da vaccino.

Terzo punto: tengono conto solo di quelli con eventi avversi entro 42 giorni,
quando invece tantissimi studi, ormai, stanno dimostrando come gli eventi possono verificarsi molto più a lungo,
proprio a causa del modo in cui persiste e agisce la proteina Spike.
 
Vediamo allora i risultati.

Cassone, commentando lo studio pubblicato sulla rivista “Vaccine”, parla di “effetti indesiderati molto rari”.

Poi, però, subito sotto dice “semplificando”, quando invece qui c’è da approfondire, non semplificare.

E parla di “cinque patologie” che “hanno mostrato maggiore frequenza nei vaccinati rispetto a quanto normalmente atteso,

due in area neurologica
(la sindrome di Guillain-Barrè, una neuropatia trattabile, dopo la prima dose del vaccino Astra-Zeneca,
ed una encefalomielite disseminata acuta, una grave infiammazione cerebrale, alla terza dose del vaccino Moderna),

due in area cardiologica, già molto ben note ed accertati effetti collaterali, quali
la miocardite (soprattutto dopo la seconda dose del vaccino Moderna),
e la pericardite, dopo la prima dose del vaccino Astra Zeneca,

ed infine una in campo ematologico, anch’essa ben nota, la trombosi del seno venoso cerebrale,
dopo la prima dose dello stesso vaccino.


Parecchi altri eventi patologici sono stati rilevati
ma la loro frequenza rispetto a quanto normalmente atteso era troppo piccola
per essere certi di una sua reale incidenza o semplicemente non era statisticamente significativa,
come ad esempio, nel primo caso,

la mielite trasversa che ricordiamo credo tutti con qualche apprensione,
alla prima dose del vaccino Astra Zeneca,
quando si era appena all’inizio delle vaccinazioni anti-Covid”.

Il problema, però, è che per stessa ammissione di Cassone e degli autori dello studio, i dati sono parziali.

Uno perché la fetta di popolazione che ha partecipato alle indagini è esigua, variegata;

due perché moltissimi Stati, e guarda caso infatti l’Italia non c’è perché fra questi,
non hanno mai fatto una vera farmacovigilanza.

Quindi molte persone non sono state registrate come vittime di eventi avversi da vaccino.

Terzo punto: tengono conto solo di quelli con eventi avversi entro 42 giorni,
quando invece tantissimi studi, ormai, stanno dimostrando come gli eventi possono verificarsi molto più a lungo,
proprio a causa del modo in cui persiste e agisce la proteina Spike.
Direi uno studio da ritenere affidabile solo nel mondo 4.0...
 
Cassone sottolinea

“tutti i limiti di una indagine che mette insieme i vaccinati di Paesi con diverse modalità di vaccinazione
in popolazioni non esattamente comparabili e con infrastrutture sanitarie diverse”, e questo è un bene.

Salvo poi però arrivare alla conclusione che i vaccini sono stati salvifici e che gli eventi avversi sono pochi.

Ma attenzione, perché Cassone dice anche che “i dati di questo lavoro”, non sono stati “presentati in maniera adeguata”.

E evidenzia come la “miocardite dopo la seconda dose del vaccino Moderna” è invece un dato significativo.

E che
“conta ovviamente anche la gravità dell’evento avverso:
la trombosi del seno venoso cerebrale dopo la prima dose del vaccino Astra-Zeneca
più che triplica la sua incidenza, da 21 a 68 casi.
Anche se rimangono numeri non grandi rispetto ai diversi milioni della prima dose vaccinale iniettata,
è una patologia molto grave, anche letale”.

E sottolinea
“le chiare differenze, peraltro già emerse, fra i tre diversi vaccini,
negli eventi indesiderati che ti puoi aspettare e quanto sia importante valutarli
rispetto all’incidenza del Covid nelle varie fasce di popolazione,
scegliendo anche di non farlo in maniera generalizzata in certe fasce di età
quando l’incidenza del morbo è molto bassa e l’evento avverso non rarissimo,
come nel caso della miocardite negli adolescenti di sesso maschile”.


E allora perché la conclusione è che
gli effetti avversi non devono diventare
“oggetto di Commissioni d’inchiesta”?

E che “i vaccini anti-Covid” hanno
“salvato la vita a milioni di persone”?
 

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