Il
Tribunale dei Ministri,
ovvero la sezione del tribunale ordinario competente per le indagini sui presidenti del Consiglio
e sui ministri nell’esercizio delle loro funzioni,
ha archiviato la denuncia dei familiari delle vittime del Covid contro i vertici del governo Conte per la diffusione della pandemia.
Tutte archiviate, dunque, le posizioni del due volte premier e degli ex ministri del suo esecutivo
Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri e Alfonso Bonafede,
indagati in seguito agli esposti, non solo, delle associazioni dei
familiari delle vittime,
ma anche dalle rappresentanze dei
consumatori e di alcuni
sindacati, per la gestione delle prime fasi della pandemia.
Per intenderci, dalla medesima denuncia, e con esiti diametralmente opposti, è partita l’inchiesta di Bergamo.
Il fatto quantomeno curioso è che l’archiviazione dei magistrati romani
Maurizio Silvestri,
Marcella Trovato e
Chiara Gallo
arriva nello stesso giorno in cui lo stesso ex ministro della Salute, Roberto Speranza,
è
nuovamente indagato nello stralcio romano della stessa inchiesta bergamasca sulla gestione dell’emergenza sanitaria
e, in particolare, sul mancato aggiornamento del
piano pandemico, assieme ai suoi predecessori
Beatrice Lorenzin e
Giulia Grillo.
Emerge una certa, marcata, discrasia tra i differenti provvedimenti emessi da sezioni differenti del Palazzo di Giustizia capitolino.
Gli ex rappresentanti dell’esecutivo erano indagati (anche) dal Tribunale dei ministri
per
epidemia colposa e
omicidio colposo, per “le
inefficienze e i
ritardi del governo
nell’adozione delle misure organizzative e restrittive necessarie a fronteggiare l’emergenza Covid”.
Gli esponenti del governo non possono, secondo il Tribunale dei ministri,
ritenersi responsabili di nulla dal momento che, come si legge nel documento ripreso dal
Corriere della sera,
“soprattutto in una situazione di incertezza come quella sopra descritta
non era esigibile da parte degli organi di governo l’adozione
tout court
di provvedimenti in grado di impedire ogni diffusione dei contagi
che non tenessero conto della necessità di contemperare interessi diversi
e in particolare la tutela della salute e la tenuta del tessuto socio-economico della collettività“.