Vaccino

Nel mondo dei liquami il più pulito ha la rogna
Prediamo quello per epatite B. abbiamo

Tangenti per l'obbligo


Mancanza di studi in doppio cieco con gruppo di controllo con placebo:


Aggiungiamo anche che l'epatite B si trasmette (solo) attraverso rapporti sessuali o uso promiscuo di siringhe infette:
Tradotto per la logica 4.0 a cui dovrebbero arrivare anche le limitate cellule grigie dei 🍒: a che serve imporre un simile vaccino ai neonati?

 
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Loredana Frasca, ricercatrice di immunologia dell'Iss (Istituto Superiore di Sanità),
ha spiegato che moltissimi studi sulla mortalità e su altri effetti avversi causati dai vaccini Covid
sono viziati da "bias della finestra di conteggio"
che comportano una distorsione nei numeri:
i decessi e le reazioni avverse dei vaccinati nei primi 14 giorni dopo la prima dose
(talvolta anche nei primi 21 giorni oppure fino alla seconda dose
e nei primi 14 giorni dopo la seconda dose)

vengono calcolati nei decessi dei non vaccinati.

Di conseguenza, gli studi condotti sulla base di questi bias
aumentano artificialmente la mortalità tra i 'non vaccinati'
e riducono la mortalità tra i vaccinati
.



Correggendo il bias, invece, sono stati evidenziati
risultati peggiori per la mortalità per tutte le cause nei vaccinati
rispetto ai non vaccinati
.



L'analisi che segue è stata inviata dalla dottoressa Frasca a titolo personale.
 
Nel mese di novembre u.s. sono stati pubblicati degli studi interessanti sui cosiddetti “vaccini” COVID-19,
che fanno riflettere, il primo:

"Classification bias and impact of COVID-19 vaccination on all-cause mortality: the case of the Italian region Emilia-Romagna"

ha esaminato dati ufficiali della Regione Emilia-Romagna, (ottenuti con un FOIA, cosa notevole)
di mortalità generale e concomitante stato vaccinale tra dicembre 2020 e dicembre 2021.

Lo studio conferma quanto precedentemente evidenziato da due matematici inglesi, Norman Fenton e Martin Neil,
cioè una “distorsione della finestra di conteggio dei casi” che considera soggetti “non vaccinati” le persone nei 14 giorni dopo
(in alcuni casi anche 21 giorni dopo) la vaccinazione.

Conseguenza:

se si tratta della prima dose, i vaccinati sono definiti non vaccinati,

se si tratta della seconda dose si considera la persona come aver ricevuto solo una dose e così via.

Anche se l’immunità necessita di almeno 14 gg per svilupparsi,
ciò altera la percezione degli eventi avversi e dei decessi, i quali, quando avvengono,
sarebbero attribuiti alla categoria precedente
.

Quindi, per esempio, se una persona muore per una morte temporalmente associata al vaccino (e quindi indotta dal vaccino?),
questo evento è riportato come la morte di un non-vaccinato.

È una pratica diffusa in tutto il mondo e secondo molti esperti scorretta, che ricorre in numerosi lavori scientifici;
a volte è dichiarato come sono state classificate le persone e lo sono in questo modo,
ma altre volte si dà per scontato e non è neanche specificato.
 
Vaccino anti-parotite flop

Uno dei motivi del NO all’obbligo vaccinale per la parotite (orecchioni) è che la malattia colpisce molti vaccinati a causa della scarsa durata del vaccino e della comparsa di ceppi resistenti al vaccino stesso. Pertanto, non è possibile raggiungere l’immunità di gruppo, requisito necessario per un obbligo generalizzato ai sensi dell’art. 32 della costituzione.

Il vaccino funziona poco. Diversi paesi con un'elevata copertura vaccinale Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) hanno sperimentato una ripresa delle epidemie di parotite. Esistono alcune possibili ipotesi per le epidemie di parotite che si verificano tra popolazioni altamente vaccinate, principalmente la mancata corrispondenza antigenica tra il ceppo vaccinale (genotipo A) e la parotite di tipo selvaggio circolante (tipicamente genotipo G negli Stati Uniti), il calo dell'immunità vaccinale in pochi anni o la mancanza di richiamo naturale per la bassa incidenza della malattia stessa.

Per far fronte a questo problema, i maniaci della vaccinazione stanno proponendo una terza dose di vaccino contro morbillo-parotite e rosolia (MPR3). Tuttavia, i dati sull'immunogenicità a lungo termine alla componente parotite del vaccino MMR sono limitati.

Un nuovo lavoro ha esaminato la durata della risposta anticorpale alla parotite negli adulti fino a 11 anni dopo la somministrazione di MPR3.
https://doi.org/10.1093/infdis/jiaf520
I sieri dei soggetti che hanno ricevuto MMR3 tra i 18 e i 28anni sono stati raccolti prima (baseline), 1 mese, 1, 5 e 9-11 anni dopo la vaccinazione. Gli anticorpi sono stati valutati contro il ceppo vaccinale(genotipo A) e un virus selvaggio del genotipo G. I partecipanti con titoli anticorpali neutralizzanti <31 per il genotipo A e <8 per il genotipo G sono stati considerati potenzialmente suscettibili.

Entro 9-11 anni dalla somministrazione di MPR3, molti partecipanti presentavano livelli di anticorpi contro la parotite che predicevano la suscettibilità all'infezione, paragonabili a quelli osservati prima della somministrazione di MPR3. I titoli anticorpali per il genotipo G sono rimasti invariati e costantemente inferiori ai titoli anticorpali per il ceppo vaccinale.

In conclusione, la terza dose di vaccino MPR ha fornito un aumento transitorio dei titoli anticorpali neutralizzanti contro il genotipo A; tuttavia, non vi è stata alcuna indicazione di un beneficio a lungo termine, poiché i titoli sono diminuiti nel tempo, raggiungendo livelli inferiori al basale entro 11 anni dalla vaccinazione. Inoltre, i titoli anticorpali neutralizzanti contro il genotipo G sono rimasti costantemente bassi e sostanzialmente invariati dopo la terza dose, suggerendo che la somministrazione di un'ulteriore dose di vaccino MPR potrebbe avere un beneficio limitato e di breve durata.

Gli autori concludono che una terza dose mirata di vaccino MPR potrebbe forse essere consigliata a certi gruppi sociali durante le epidemie di parotite, ma non una raccomandazione per una terza dose universale.
 

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