Tempi stretti per lo swap sui 206 miliardi di titoli
Isabella BufacchiCronologia articolo28 febbraio 2012
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ROMA
Un pacchetto di 24 nuovi bond in cambio di un solo vecchio titolo. Si presenta così la proposta di ristrutturazione su 206 miliardi di euro di debito pubblico greco negoziabile, rivolta ai soli investitori privati. Un "exchange" che, nonostante la quantità dei nuovi titoli che saranno scambiati con le vecchie emissioni, equivale a una perdita di valore facciale pari al 53,5% e una perdita del 74-75% sul valore di mercato dei nuovi bond stimata in base ai rendimenti del mercato secondario tra il 12% e il 14 per cento.
L'operazione è stata lanciata lo scorso fine settimana per essere chiusa l'8 marzo sui titoli domestici e il 27-29 marzo sui titoli internazionali. I tempi sono strettissimi ma dall'esito di questo swap dipende l'avvio delle erogazioni del secondo pacchetto di aiuti Eurozona-Fmi alla Grecia da 130 miliardi per evitare un default disordinato in occasione della scadenza di un maxi-bond il 20 marzo con pagamenti attesi superiori a 14 miliardi, disponibilità che lo Stato greco non possiede.
Il successo dell'exchange è legato a doppio filo al tasso di partecipazione volontaria dei privati: oltre il 90% (95% circa) di consensi dovrebbe bastare per dimezzare la quota del debito pubblico oggetto dello swap, riducendola da 206 miliardi a poco più di 100 (64,9 miliardi di nuovi titoli greci e oltre 35 miliardi di Efsf-bond con tre durate). Sotto il 75% di consensi, lo swap rischia di essere cancellato. Nel caso di adesioni al di sopra del 75% ma al di sotto del 90%, la Grecia si riserva la possibilità di introdurre e attivare le Clausole di azione collettiva (Cacs) in base alle quali basterebbe il 50% dei sottoscrittori partecipanti allo swap e una maggioranza pari a 2/3 di questo quorum favorevole alla modifica tramite Cacs per imporre i termini su tutti i detentori privati. Il Governo greco ha preso in considerazione la possibilità di escludere dallo swap i risparmiatori privati, greci e non, con un investimento pari o inferiore ai 100mila euro e di tenere fuori anche i fondi pensione greci: ma queste due corsie preferenziali non risultano nella documentazione dell'exchange.
L'operazione, di portata storica, interessa tre categorie di bond: titoli di Stato soggetti alla legge greca per un totale di 184,3 miliardi esclusi i T-bill a 13 e 26 settimane; titoli di Stato emessi sotto la legge inglese per un controvalore di 21,3 miliardi di cui 3 miliardi relativi alle obbligazioni garantite dallo Stato collocate da tre enti pubblici (Ferrovie, Trasporto pubblico di Atene e Sistemi di difesa). In cambio in uno di questi vecchi titoli ora in circolazione, il sottoscrittore che deciderà di aderire allo swap riceverà 24 nuovi bond: 20 titoli greci con scadenza finale 2042 e cedole step-up, un Efsf-bond a un anno, un Efsf-bond a due anni, un Efsf-bond a sei mesi e un warrant indicizzato al Pil.
Stando a una ricostruzione di Deutsche Bank, l'investitore privato che ha titoli greci per valore 100 euro, aderendo a questo exchange accetterà un haircut di 53,5 euro. I rimanenti 46,5 li riavrà così suddivisi: 15 euro in due Efsf-bond, a 12 mesi e a 24 mesi; 31,5 euro in 20 titoli di Stato greci. I nuovi 20 titoli avranno durate dal 2013 fino al 2042 con un piano di ammortamento a partire dall'undicesimo anno (5% di capitale rimborsato l'anno). I bond fino al 2015 avranno cedola al 2%, quelli tra il 2016 e il 2021 avranno un coupon al 3% mentre dal 2022 al 2042 il tasso è stato fissato al 4,3 per cento. Gli interessi maturati sui vecchi titoli in circolazione fino alla chiusura dello swap (oltre 5 miliardi) saranno pagati con titoli zero coupon a sei mesi emessi dall'Efsf.
In aggiunta, l'investitore aderente allo swap riceverà un warrant indicizzato all'andamento del Pil, che corrisponderà una cedola nel caso in cui la crescita greca dovesse sforare certe soglie prestabilite (tra il 2% e il 2,9% di Pil reale). Questo warrant secondo il mercato vale molto poco o nulla. Il Credit Suisse ha però tracciato un parallelo tra la Grecia e il default con ristrutturazione del debito argentino. L'Argentina ha emesso warrant indicizzati al Pil che alla chiusura dello swap (giugno 2005) furono valutati 3 dollari; dopo sei mesi dallo scambio, il loro valore era salito a 5 dollari. Dalla loro emissione, hanno pagato cedole per 11,7 dollari e vengono negoziati a 14,75 dollari.
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