Daee
Forumer storico
Quando un bambino muore per una malattia infettiva, la notizia è ovunque: titoli drammatici, talk show, appelli alla prevenzione, esperti che spiegano che il rischio zero non esiste. Tutto legittimo.
Quando un bambino muore dopo una vaccinazione, invece, cala il silenzio.
Nessun dibattito. Nessuna analisi. Nessuna domanda.
Un tribunale federale statunitense ha riconosciuto che una bambina è morta per encefalite post-vaccinale. Non un sospetto, non un’opinione, ma una conclusione giuridica basata su evidenze neuropatologiche.
Ora fermiamoci un attimo e ragioniamo: se un evento biologico è abbastanza grave da portare alla morte, quante volte lo stesso evento produce esiti meno immediati, meno visibili, ma comunque devastanti?
Quante encefaliti non fatali vengono archiviate come “crisi isolate”?
Quante infiammazioni cerebrali diventano epilessia cronica, disturbi dello sviluppo, deficit cognitivi?
Quanti bambini sopravvivono, ma non tornano più quelli di prima?
La narrazione dominante accetta il concetto di rischio residuo solo quando riguarda le malattie infettive. Quando invece il rischio riguarda un intervento medico, la parola “rischio” diventa improvvisamente inaccettabile.
Questo non è equilibrio scientifico.
È un doppio standard.
La sicurezza non si costruisce cancellando gli eventi avversi, ma studiandoli; non si difende la fiducia con il silenzio, ma con la trasparenza; non si protegge la salute pubblica negando i danni, perché i danni negati non scompaiono, semplicemente si accumulano.
Se esistono morti riconosciute, allora esistono anche danni.
Molti più danni di quanti si voglia ammettere. Il culex lo dimostra.
Se questa è solo la punta dell’iceberg, allora ignorare ciò che sta sotto non è prudenza, È irresponsabilità. Leggi l'articolo completo: Morti che fanno notizia. Morti che vengono cancellate - AsSIS
Condividi e Seguici
AsSIS salute e informazione
Quando un bambino muore dopo una vaccinazione, invece, cala il silenzio.
Nessun dibattito. Nessuna analisi. Nessuna domanda.
Un tribunale federale statunitense ha riconosciuto che una bambina è morta per encefalite post-vaccinale. Non un sospetto, non un’opinione, ma una conclusione giuridica basata su evidenze neuropatologiche.
Ora fermiamoci un attimo e ragioniamo: se un evento biologico è abbastanza grave da portare alla morte, quante volte lo stesso evento produce esiti meno immediati, meno visibili, ma comunque devastanti?
Quante encefaliti non fatali vengono archiviate come “crisi isolate”?
Quante infiammazioni cerebrali diventano epilessia cronica, disturbi dello sviluppo, deficit cognitivi?
Quanti bambini sopravvivono, ma non tornano più quelli di prima?
La narrazione dominante accetta il concetto di rischio residuo solo quando riguarda le malattie infettive. Quando invece il rischio riguarda un intervento medico, la parola “rischio” diventa improvvisamente inaccettabile.
Questo non è equilibrio scientifico.
È un doppio standard.
La sicurezza non si costruisce cancellando gli eventi avversi, ma studiandoli; non si difende la fiducia con il silenzio, ma con la trasparenza; non si protegge la salute pubblica negando i danni, perché i danni negati non scompaiono, semplicemente si accumulano.
Se esistono morti riconosciute, allora esistono anche danni.
Molti più danni di quanti si voglia ammettere. Il culex lo dimostra.
Se questa è solo la punta dell’iceberg, allora ignorare ciò che sta sotto non è prudenza, È irresponsabilità. Leggi l'articolo completo: Morti che fanno notizia. Morti che vengono cancellate - AsSIS
