2021
Nel 2021 l'86% del budget dell'Ema sarà finanziato dalle stesse società private coinvolte nelle procedure di farmacovigilanza. E c'è chi solleva la questione del "conflitto di interessi"
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Nel 2021 il budget annuale dell’Ema, l’agenzia europea per i medicinali sarà di 385,9 milioni di euro. Il 14 per cento dei fondi arriverà dall’Unione europea, mentre la restante parte, l’86 per cento, circa 330 milioni, da tasse e oneri pagate dalle stesse società private coinvolte nelle procedure di farmacovigilanza.
L’agenzia, infatti, richiede il pagamento di una tassa per esaminare le richieste di chi vuole immettere un farmaco nel mercato, per fornire pareri scientifici, effettuare ispezioni o definire il limite massimo di residui. A formare il budget del 2021, quindi, ci sono probabilmente anche i soldi versati dalle case farmaceutiche per le procedure di approvazione dei vaccini anti-Covid.
Il
vaccino contro il
Covid19 oltre ad essere un farmaco rappresenta anche una grande opportunità di guadagno per chi lo produce e commercializza.
Il vaccino: un farmaco che diventa business
È sufficiente analizzare il fatturato di alcune case farmaceutiche per comprendere come questo vaccino rappresenti un business unico per proporzioni.
L’azienda
Moderna per esempio nel 2020
ha dichiarato un fatturato
803 milioni di dollari, registrando così una crescita del 1.200% rispetto all’anno precedente. E nel 2021 Moderna farà ancora meglio, superando con buona probabilità i
10 miliardi di euro di fatturato.
Stessa cosa è accaduta alla
Pfizer che nel 2021
arriverà ad incassare circa 15 miliardi dollari, quasi il doppio rispetto al 2019. Quando ci sono così tanti soldi in ballo esiste il concreto rischio che la salute pubblica dei cittadini possa essere subordinata agli interessi privati di queste multinazionali del farmaco.
Il lato oscuro dell’EMA
E in teoria a fare da scudo rispetto a questa incognita dovrebbero esserci le agenzie di regolazione e sorveglianza del farmaco, come l’
EMA in Europa e l’
AIFA in Italia. Cosa succede però quando le stesse agenzie di sorveglianza possono essere soggette a conflitti di interesse? Prendiamo per esempio l’EMA.
L’Agenzia europea del medicinale sembra essere molto attenta al tema del conflitto di interesse, tant’è che
nel codice di condotta adottato si legge:
Tale affermazione sembra però stonare
con la struttura dei finanziamenti che quest’ente riceve. Solo il 14% dei suoi introiti arriva infatti dall’
Unione europea, mentre il restante 86% proviene dalle società private che sono coinvolte nelle stesse procedure di farmacovigilanza. Ma non finisce qui.
Il passato da lobbista di Emer Cooke
Perché altri sospetti potrebbero emergere osservando la figura della stessa direttrice esecutiva dell’
EMA, l’irlandese
Emer Cooke. Guardando il suo curriculum si può notare infatti
un impiego per ben otto anni nel consiglio direttivo della Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche.
Un’organizzazione con sede a
Bruxelles che esercita attività di
lobbying nei confronti proprio delle istituzioni europee, come Commissione e Parlamento. E tale Federazione di case farmaceutiche
comprende al suo interno le stesse aziende che adesso sono in prima linea nella produzione dei vaccini, la cui commercializzazione dipende in sostanza dal parere positivo o negativo dell’EMA.
C’è
Astrazeneca, c’è
Bayern, c’è la
Johnson e Johnson, c’è la Pfizer e molte altre. Certo l’incarico di Emer Cooke risale al 1998 e non ci sono prove che l’attuale direttrice dell’EMA abbia ancora legami con queste case farmaceutiche.
La necessità di maggiore trasparenza
Tuttavia è sicuramente insolito che un profilo del genere, con un curriculum così esplicito, sia stato nominato a capo dell’
EMA proprio nel novembre 2020, il periodo di massima tensione delle case farmaceutiche per ottenere l’autorizzazione dalle agenzie di vigilanza.
Solo il 21 dicembre 2020
era arrivata infatti la prima autorizzazione dell’EMA per l’utilizzo del vaccino anti Covid, in quel caso era quello
Pfizer.
La domanda quindi è: com’è possibile non aver trovato un profilo meno compromesso con il mondo di
Big Pharma per ricoprire un ruolo così importante e in un momento così delicato? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca e allora occorre pretendere maggiore chiarezza e trasparenza da parte delle agenzie di sorveglianza dei farmaci e dei vaccini.