Sempre per lo stesso motivo: gli errori grossolani.
Il primo che abbiamo affrontato è quello dell'eternalismo. O durata illimitata di un fenomeno.
Nulla al mondo è eterno. Lo sappiamo tutti ma ci nascondiamo dietro alla paura che genera il vuoto lasciato dal cambiamento delle cose del mondo.
E' come se, quando mi relazione con te, sia esclusiva. Ma per esclusiva noi intendiamo non duale, io-tu, ma eterna. L'attimo di felicità che provo quando mi relazione con te nella mia concezione errata della realtà è eterno.
Così quando nella relazione irrompe un altro, nell'esempio sua moglie nevrotica o il marito dispotico, vengo bruscamente richiamato alla realtà: la percezione di permanenza per sempre è errata. Mi sono sbagliato.
E come reagisco?
Ammetto l'errore?
Certo che no.
Incolpo l'altro: è colpa sua se ora non sono più felice.
Si certo, ci sono persone che si comportano male e che per tale rendono invivibile una relazione.
Ma siamo sempre noi che percepiamo la relazione come immutabile.
Così non è.
Prima o poi si romperà. Muterà. E se ora è della natura della felicità, gioco forza il suo mutare sarà una caduta nel suo opposto: l'infelicità.
Un archetipo fondamentale delle cose del mondo è la coppia: dove c'è l'alto c'è il basso; dopo la luce arriva il buio; dopo la morte c'è la nascita. Se vado a destra non posso andare a sinistra. E così anche per la felicità: quando non lo sono, allora provo infelicità.
E' nell'ordine naturale delle cose.
Il mondo gira così.
Possiamo urlare strillare piangere financo arrivare ad uccidere: ma nulla cambia. E ci ritroviamo spossati, stanchi finiti. Con un nulla di fatto in mano. E viviamo profonde angosce, sensi di colpa e rimpianti per quello che abbiamo fatto.
Ci pentiamo. Ma è troppo tardi.