Digressione: la truffa dell'IPO di Facebook
Credo che i problemi della Grecia e dell'euro siano riconducibili in ultima istanza alla crisi finanziaria del 2007-08. Crisi originata dalla c.d. ingegneria finanziaria, ed in particolare la fabbrica dei derivati e delle valutazioni strampalate, e a dir poco temerarie, di alcuni strumenti finanziari. La pratica di scontare il futuro, magari dipindo come rosa, come ai tempi della new economy, non è tuttora bandida. Ricordo le valutazioni assurde di Tiscali. Azienda che non ha mai realizzato, credo tuttora, un centesimo di profitto. Ne deriva che il c.d. mercato sovente fallisce, salvo la possibilità immediata di correggersi, lasciando sul terreno vittime che avevano confidato nelle sue leggi. L'IPO di Facebook si iscrive in tale assurda pratica, per cui le relative azioni erano state valutate, dal "mercato", il 2565% circa in più del loro valore in temini di fatturato. Una immane assurdità, attraveso cui si sono truffati migliaia di ignari investitori. Si pensi che FB ha un fatturato di circa 4 mld di $, e la sua capitalizzazione in base al prezzo di collocamento ha ragginuto il valore astronomico di 102,60 mld di $, essendo il numero di azioni emesse circa 2,7 mld, 2,7 x 38, ossia il 2565% in più. E dire che i liberisti confidano nella "sovranità" del mercato, che comunque è "sovrano" anche quando fallisce miseramente. In base ai fondamentali le azioni di FB non dovrebbero avere un prezzo superiore a 10 $.